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1946: nasce in una villa silvana la corsa che diverrà un mito

Il-primo-opuscolo-ufficiale-della-Coppa-Selva-di-Fasano.Come nasce e si evolve, con fatti e aneddoti raccontati in cinque puntate, la classicissima automobilistica fasanese.

 

FASANO – La data di nascita della cronoscalata automobilistica Fasano-Selva risale alle prime settimane del mese di luglio del 1946.

La seconda guerra mondiale era terminata da poco più di un anno e in Italia si cercava di tornare ad una vita normale. Anche nel mondo agonistico gli sportivi erano ansiosi di riprendere le competizioni. Fu così che all’inizio del 1946, sotto la spinta dell’avv. Francesco Chieco, si posero le basi per il rilancio del glorioso Auto Club di Bari. Era il tempo in cui quasi tutti i notabili baresi, nel periodo estivo, erano soliti rifugiarsi al fresco delle “casine” sulla Selva di Fasano. E fu proprio nella villa silvana dell’avv. Chieco, a Monte Guarini, che una domenica di luglio confluirono molti dirigenti degli Auto Club di Bari e Brindisi, le autorità locali e alcuni appassionati pugliesi del mondo dei motori. Si pensò di riprendere le gare automobilistiche in Puglia con una manifestazione di  richiamo nazionale. Non fu difficile per l’avv. Chieco, fortemente sostenuto da Luigi Amati (vero punto di riferimento per diverse generazioni di piloti e appassionati di automobilismo) e dall’ostunese Francesco Apruzzi (costante animatore dell’automobilismo pugliese e brindisino in particolare), convincere tutti i presenti che la strada che collegava il centro abitato di Fasano alla Selva era l’ideale per ospitare una gara di velocità in salita.

Non si perse tempo e fu immediatamente fissata la data: il 15 settembre 1946. Sarebbe stata la prima manifestazione automobilistica del dopoguerra in Puglia. Ad organizzarla ci avrebbe pensato lo stesso Auto Club di Bari. Il regolamento prevedeva la suddivisione dei partecipanti in due gruppi. Il primo era quello della “Categoria Turismo”, suddivisa in tre classi (con cilindrata fino a 750 cc, da 750 fino a 1100 cc, e oltre 1100 cc), nella quale rientravano «tutte le vetture di serie da turismo rispondenti nelle loro caratteristiche tecniche essenziali a quelle delle case costruttrici dei modelli originali». Veniva tollerata, oltre alla prevista maggiorazione di cilindrata, «la modifica del carburatore, dello spinterogeno, della bobina, delle candele, del distributore, dell’impianto elettrico, dei paraurti, della maschera del radiatore, delle ruote e dei pneumatici tipo».

Il secondo gruppo era quello della “Categoria Sport Nazionale”, suddivisa in due classi (fino a 750 cc e oltre 750 cc). In questo gruppo rientravano tutte le vetture di costruzione italiana per le quali non era obbligatorio il parabrezza e libero lo scappottamento. Alla manifestazione veniva anche ammessa la partecipazione fuori gara e fuori classifica di vetture sport e da corsa munite di tubo compressore, che intendessero stabilire dei primati sul percorso: queste vetture sarebbero partite alla fine della corsa. Veniva poi definito un montepremi complessivo di 100 mila lire per i primi tre classificati delle cinque classi: per esempio, nella Categoria Sport Nazionale classe oltre 750 cc, quella più importante, al primo classificato venivano attribuite 15 mila lire, 8 mila al secondo e 7 mila al terzo.

Perché l’evento fosse ancor più di richiamo, si pensò di abbinare alla corsa automobilistica anche una gara motociclistica organizzata dal Moto Club di Bari, presieduto dall’ing. Francesco Nonnis (due categorie, 500 cc e 250 cc, con 51 mila lire di montepremi totale per i primi cinque classificati), e nel pomeriggio una gara di tiro al piattello affidata all’organizzazione dell’Associazione Cacciatori di Fasano, con Luigi Amati nelle vesti di direttore di tiro (premio complessivo di 12 mila lire ai primi otto classificati).

Le premiazioni vennero fissate nella Casina Municipale, nel corso del “Gran ballo degli sportivi a beneficio dei Reduci”. Durante la serata sarebbe stato operativo un servizio “buffet e restaurant”, il tutto fra danze, «canti e balli folkloristici» con il gruppo “Jazz del Diavolo”. Fra tutte le signorine intervenute sarebbe stata sorteggiata una bambola gentilmente offerta dalla “Sica”.

Nell’organizzazione della gara, il consiglio direttivo dell’Auto Club di Bari fu affiancato da un “comitato ordinatore locale” così composto: dott. Donato Guarnieri, avv. Leonardo Ruppi, avv. Saverio Amati, cav. Francesco Bianchi, Michele Aquaro, dott. Giuseppe Mancini, Aquilino Giannaccari, Giuseppe L’Abbate, ing. Michele Bianchi, Giovanni Petruzzi, cav. Annibale Catania, dott. Mario Napoletano, Vito Ventrella, Stefano De Luca, dott. Domenico De Carolis e cav. Oscar Panico.

Superate con tenacia tutte le difficoltà organizzative, arriva finalmente il momento tanto atteso. Compaiono i primi piloti e si accendono i motori.

Si comincia venerdì 13 settembre 1946: i rombi dei motori echeggiano nella città e i piloti fanno conoscenza col percorso, salendo e discendendo con molta precauzione lungo i sette chilometri di tornanti, ai cui bordi sono assiepati tanti spettatori che vogliono provare il brivido di vedere i bolidi arrivare in piena corsa. Poi il traffico viene chiuso per un paio di ore e una ventina di concorrenti provano come se fossero in gara: i tempi, infatti, vengono cronometrati. La prima vettura che si cimenta a traffico chiuso è la Maserati di Raffaele “Lulù” Cisternino, ma alla Juppa esce di strada, riportando gravi danni alla macchina che gli impediranno di prender parte alla corsa. Il pilota, per fortuna, rimane illeso. Pur partecipando fuori gara (poiché la sua Alfa Romeo 1500 con compressore non rientra nelle categorie ufficiali), è Bettino Siciliani a dare spettacolo, facendo segnare con 6’54” il miglior tempo e precedendo il tarantino Resta su Alfa 2500 di serie. Notevole anche il tempo di 7’39” staccato da Igino Anelli su Balilla.

Sabato 14 settembre arrivano altri piloti e si prova ancora dalle 10 alle 12, ma le iscrizioni restano aperte fino alle ore 7 della domenica 15, giorno della gara vera e propria. Alla fine saranno 41 gli iscritti e 33 i classificati, fra cui due fuori gara.

Ai fasanesi si presenta un insolito spettacolo. Corridori automobilisti e motociclisti stabiliscono nella città il loro quartier generale: regna un’aria di festa tra la popolazione. Tante persone hanno già stabilito i propri speciali punti di osservazione lungo il percorso; a loro si aggiungono migliaia di gitanti che dalle province limitrofe, con lunghe colonne di automobili, pullman, furgoni e motocicli accorrono per assistere alla competizione.

E arriva così il giorno tanto atteso. Sin dalle prime luci dell’alba, sulla litoranea che da Bari porta a Fasano è un susseguirsi di auto rombanti: una gran folla di sportivi, che da giorni aspettava con ansia la manifestazione, si sposta per raggiungere i punti nevralgici dei tornanti silvani, alla ricerca del miglior posto per godersi questa autentica festa dei motori. È una meravigliosa giornata di sole: con certosina pazienza, i tifosi si preparano a rimanere tutto il tempo sotto il sole per applaudire i loro beniamini.

Si parte dall’incrocio di via Taranto con largo Fogge (esattamente dove ora è installato il semaforo nei pressi della villa comunale) e si arriva all’altezza della Casina Municipale, in viale Toledo: il percorso misura km 7,500. Alle 8.30 i concorrenti vengono chiamati per posizionare le loro auto ai nastri di partenza. Prima dell’avvio, alla presenza di autorità civili e militari dell’intera regione, viene celebrata una messa al campo, alla quale segue la benedizione delle macchine. Subito dopo, il comm. Paolo Magrone, cronometrista ufficiale, comincia a dare il via.

La prima “Coppa Selva di Fasano” è vinta da Sabatino Paganelli della scuderia Partenope di Napoli, che con la sua Fiat 1100 Sp è l’unico a scendere sotto il muro dei sei minuti: esattamente 5’56”3 per salire alla Selva, alla media di 75,715 km orari, precedendo di quasi 16” il secondo classificato, comm. Cosimo Resta, tarantino che corre sotto lo pseudonimo di “Kif Tebbi” (6’12”1) al volante di un’Alfa 2600 (con un nobile gesto, costui devolve il suo premio di 8.000 lire ai reduci di Fasano). Terzo assoluto, l’esperto ostunese Ciccio Apruzzi con una Fiat Mille Miglia (6’21”4). Alla partenza anche tre fasanesi: il meccanico Ariosto Carrieri su Alfa, quinto classificato nella categoria Turismo classe oltre 1100, col tempo di 6’54”1; Vito Ventrella, anch’egli meccanico, cimentatosi nella stessa categoria e piazzatosi al nono posto col tempo di 7’22”; Giovanni Gallo, quarto con una Fiat 508 nella classe fino a 1100. Al via pure due donne: la barese Lisa Messeni, che con una Cinquecento sale in categoria Turismo, classe fino a 750, impiegando il tempo di 9’42”3, e Anna Spagnoletti che, con la sua Augusta, si piazza al decimo posto nella classe oltre 1100 col tempo di 7’26”2.

Il miglior tempo, però, con una vettura sport fuori gara, lo fa registrare, come già nelle prove, Bettino Siciliani: la sua Alfa 1500 ferma i cronometri sul 5’44”3, alla spettacolare media di 78,351 km orari. Durante la stessa manifestazione, nella gara delle moto, la Guzzi 500 di Ceglie sale in 5’25” alla media di 82,892 km orari.

Non si sono ancora spenti gli echi della bella iniziativa fasanese, che, dopo pochi giorni, il 29 settembre del 1946, su iniziativa dell’avv. Francesco Chieco si tiene a Bari un incontro al quale prendono parte i maggiori appassionati di automobilismo pugliese: si programma già la seconda edizione della Fasano-Selva e si comincia a volare ancora più in alto, con l’iscrizione al campionato nazionale del gran premio 1º Circuito di Bari e l’istituzione della scuderia Japigia, ove confluiranno i migliori piloti pugliesi.

 

(1-continua)

 

Tratto da “50 volte Fasano-Selva – Storia di una leggenda sportiva” di Zino Mastro

Faso Editrice pagg. 214 – € 30

di OsservatorioOggi

 

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