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TUONI FIORE E FULMINI

Ritorno ad Erice per Antonio Fiore, dopo un lungo stop. Roboante e spettacolare con la sua nerboruta A112 da litro e 15, l’iracondo catanese è approdato al Civm dopo 22 stagioni di trincee con i più scaltri e veloci sceriffi isolani. Ritratto e percorso, di una nuova icona fra le compatte del circus tricolore.

Anno del Signore 1995. Da lì, inizia l’avventura sportiva di Antonio Fiore, figlio tecnico di mr.Battiato, veterano catanese di paranchi e chiavi inglesi e con un passato da pilota su Simca Rally ed Alfasud, tipiche macchinacce brutte, sporche e cattive dei favolosi anni col 7 davanti.

A traino delle nozioni imparate in sudatissimi anni di officina, oggi diventata sua, mette mano ad un telaio Autobianchi A112, dentro il quale viene sistemato il primo della serie di 4 in linea vitaminizzati, secondo il clichè tecnico di classe S3. La cilindrata di quella primordiale unità a sole 8 valvole era di 1050 cc, ancora alimentata con gli umorali carburatori, che gli garantivano circa 115 cv. Quota di potenza rimasta stabile fino al 2011, quando Fiore si dotava finalmente di un più prestante 1050 a 16 valvole da 140-145 cv. Dal 2016 la cilindrata cresce fino alla soglia dei 1150 cc e l’iniezione diventa elettronica, alimentazione ben più stabile e redditizia nella resa, mentre lo scarico è sempre affidato alle sapienti mani della SS Competition dello specialista assoluto Domenico Loddo e l’elettronica all’esperto Matteo Vasta.  La potenza cresce così fino a 156 hp a 10000 rotazioni. Evoluzione tecnica che interessa anche le carreggiate allargate in formato XL e la frenata, con un nuovo potente impianto. L’assetto è curato dallo specialista Guzzetta e gli ammortizzatori sono degli Orap a gas, che lavorano su sospensioni diventate dal 2016 a ruote indipendenti. Un rimpianto è legato alle gomme, nelle sue parole vero cruccio del pilota catanese: “Le Dunlop erano di un altro pianeta, si viaggiava ad un altro passo proprio. Una gomma che per la mia macchina rispondeva alla grande, come tenuta e come durata. Purtroppo hanno deciso di non produrre più questo modello e mi sto adattando alle Avon, ma anche modificando qualcosa come assetto, il rendimento di quelle non si raggiunge.”  Le prime quattro stagioni di slalom scorrono via senza eccessive emozioni, centrando dei podi ma nessuna vittoria di classe.

Dal 1999 però, la sinfonia cambia e i successi cominciano ad essere la specialità della casa: per tre stagioni consecutive, arriva il titolo di Campione Siciliano Slalom, ovviamente della classe S3. Proprio nel 2001, Fiore centra il massimo bottino personale, vincendo addirittura 17 gare su 22 presenze allo start. Erano gli anni delle corse incessanti in ogni angolo della Sicilia, regione che per passione popolare ha sempre conteso all’Emilia Romagna lo scettro di terra dei motori. Non ci sono i grandi marchi e le grandi piste, ma il tormento corsaiolo interiore della gente, è secondo a nessuno. Ed erano gli anni, anche dei proverbiali duelli fra i più veloci, sgamati e stimati sceriffi che imperversavano anche negli slalom: Giacomo Munafò, Pietro Livorsi, Gianni Compagnino, Bruno Fallara, Nino Margareci e Fabrizio Minì. Per crescere velocisticamente alla guida di una monellaccia short base come la A112, tutta nevrosi ed adrenalina col suo interasse tanto brevilineo, Fiore si è quindi formato in un’Accademia molto autorevole e insidiosa delle gare fra i fichi d’India. Se la prima vittoria la centra nello slalom fra Giarre e Milo ‘98, versione a birilli della celebre crono della trinacria orientale, la prima gara in assoluto invece, corsa in regime di licenza militare, è stata lo slalom allegato alla mitica Catania-Etna ‘95, vinta negli anni in tutte le occasioni tranne due, dove ha colto comunque il secondo di classe. Da non scordare anche la doppia sonante vittoria nello slalom di Modica e la bella salita di Sortino, vinta in tutte le edizioni disputate, che fanno pendant con le oltre 1500 coppe sistemate a casa. Il primo incidente serio arriva allo slalom di Gran Michele 2001, in cui tiene la folla col fiato in stand by per i vari capottoni, dopo una curva affrontata col piede decisamente al fondo. Telaio da sostituire, ma in un mese c’era già l’auto nuova e si continuava a vincere. Un crash che gli diede maggiore slancio e soprattutto un episodio ben vivido nella memoria degli allucinati presenti.

  

In tutta questa abbuffata monogama di A112, non è mancato però un fugace tradimento a 4 ruote, quando nel 2011 prese a nolo una nuovissima Radical Sr4 dell’AutoSport Sorrento ma non la potè sfruttare che per una manche, per il meteo pessimo che afflisse quell’edizione della Giarre-Milo. La stimata barchetta inglese, resta tuttora il desiderio a quattro ruote di Antonio Fiore, che per il futuro spera di acquistarne una: “Quel giorno Tonino Esposito mi diede un missile, una macchina nuova e con un gran cambio al volante. Me la comprerò appena posso, anche se la A112 la terrò sempre e comunque.”

Nel 2016, a macchina rinnovata, arrivano tre secondi posti in altrettante salite sicule, dietro al rivale di sempre Gianni Compagnino. Nel 2017 arriva il programma Civm, iniziato al Reventino con vittoria e record rispetto proprio al best time precedente di Compagnino, impegno continuato nell’altra tappa calabra di Morano con un’altra prestazione monstre, ben fissata nella mente di tutti per la quota-show che ha lasciato nella memoria collettiva. Alla vigilia della gara, Fiore fa montare un nuovo cambio al volante Fastronik, che ha il merito di funzionare perfettamente da subito, contribuendo alla scorribanda vincente fino al traguardo di Campotenese. Vittoria però, che non è stata affatto scevra da problematiche. La domenica infatti, il cambio Bacci smette di funzionare in un componente fra quinta e sesta, due rapporti decisivi sul percorso super veloce del Pollino. Così Fiore si trasforma in McGyver e mette mano alla scatola: asporta lo scorrevole della prima marcia, rinunciando così ad uno sprint perfetto allo start, per inserirlo fra le due marce più alte. A tutto questo si aggiungeva un guaio alla gomma posteriore destra, che si sgonfiava per un errore nel montaggio, con perdita progressiva di pressione lungo il percorso e svarioni del retrotreno da start a finish. A dispetto di questo, Fiore riesce comunque a fare un gran tempo e a centrare la vittoria. I video che ritraggono quell’impresa di giornata, sono veri e propri giacimenti di likes e condivisioni.

Il programma tricolore sembrava poter portare grandi frutti, ma il destino avverso colpiva Fiore nell’affetto più grande: papà Sebastiano, primo tifoso e seguace del figlio, chiudeva il suo ciclo terreno il primo luglio e lo faceva rinunciare così a qualunque impegno agonistico. Il ritorno alle corse è previsto per la doppia gara sicula del tricolore, Erice e Coppa Nissena. Dove l’irascibile A112 rossa e il redivivo Antonio Fiore, torneranno a sfrondare un po’ di vegetazione locale e a infiammare il pubblico, col sound imbestialito del 4 in linea da litro e 15, conficcato nella compatta dell’implacabile catanese.

Francesco Romeo

Foto copertina: Carmelo Calvo

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