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REPLAY LIGATO SUL TRONO D’ITALIA

Dopo l’incomprensibile titolo ex aequo del 2016, il 24enne reggino della Cst Sport sbanca con record pure Pedavena e vince meritatamente il suo secondo tricolore Cn 2000. Percorso di un talento nitido ed ancora esplorabile, capace anche quest’anno di acuti da applausi e tutti in piedi.

Don Pino Romeo, veterano dei kart nell’epopea più scintillante della velocità a ruote basse, lo ha sempre pubblicamente asserito: uno dei talenti più evidenti da lui intercettato e coltivato, era quello di Luca Ligato. Il passaggio alle auto si era consumato dopo un paio di stagioni, perché il teen ager di Catona aveva non solo fretta di vedere gli scacchi prima di tutti, ma soprattutto di traguardare la sua voglia di corse nel cockpit di una sport car. Basta kart, play alle auto. Nel corso federale di Vallelunga su monoposto, 2009 anni dopo Cristo, il sospetto che sulla bravura di Luca ci fosse si e si da scommettere, guadagnava un altro indizio: risultava sempre il migliore di sessione e convinceva gli addetti ai lavori per velocità e specialmente per ripetitività della prestazione al top, che è un parametro ben più probante del giro da secco da tutti in piedi sul divano, per dirla alla Guido Meda. Da quel primo crocevia del destino, si è innescata la seconda fase della carriera di Luca Ligato, quella caratterizzata dalla ricerca spasmodica di sponsor da parte di papà Rocco, che ne consentissero l’ingresso in una squadra attrezzata a valorizzarne il sicuro talento.

Le annate nella Clio Cup, non hanno mai visto il reggino al volante di una compatta francese davvero al top della preparazione, ma ne hanno restituito, se possibile, un valore assoluto personale ancora maggiore: le sue rimonte dalle retrovie fino alle prime posizioni, in grupponi stabili da decine di vetture alla volta, sono vivide nella memoria di tutti. Anche la seduta di test con la Renault Megane Trophy a Barcellona, aveva decretato la velocità di adattamento e quella istintiva del pilota della CST Sport, bravo a trovare subito un ottimo passo con la potente e sofisticata turismo francese.

I livelli economici richiesti per correre nel monomarca europeo della Regiè però, non erano compatibili con i flussi di cassa disponibili.

Così Luca si infilava dentro l’abitacolo di una Peugeot 106, che non ne accontentava neanche in minima parte la fame di velocità. Un paio di stagioni a quota 1600, nelle quali Luca Ligato risultava chiaramente un pesce fuor d’acqua: in ogni gara piede al fondo e lancette stecchite ad est, con una grinta finanche esagerata, chiamata a snocciolare anche l’ultimo dei pochi cv a bilancio. Ma la sensazione stabile, restava quella di un talento che solo e solo nella massima assise delle corse in montagna, avrebbe guadagnato la sua vera identità: una vettura sport. Prima di approdare al Team Faggioli, l’interfaccia tecnica, il feeling e la competitività delle partner da corsa precedenti di Luca Ligato, gli consentivano grandi acuti episodici, ma non quella costanza di rendimento e quell’affidabilità tecnica che ti può fare ambire ai grandi traguardi a tre colori. Dal 2016, l’incontro col Sovrano dei Tornanti, sua eccellenza Simone Faggioli, ha messo la freccia alla carriera del 24 enne reggino, decretandone la conquista del doppio titolo italiano di classe CN2000.

Complicità, fiducia e stima reciproca, stabilità tecnica, hanno detonato la superiore bravura del reggino, capace di dettare il ritmo o di sovvertire le sorti da manche a manche, con la stessa intensità mentale. Dalla spettacolare vittoria impantanata di Sassotetto 2016 a quella a tonnellaggio di Pedavena 2017, passando per record assoluti o pericolosamente avvicinati, si chiude così il cerchio su un biennio roboante, che ha consegnato alla storia due titoli della montagna griffati Luca Ligato, che come un pugile sempre più navigato, ha imparato round dopo round a incassare i tiri mancini della sorte e dell’autorità sportiva e a trasformarli in energia positiva e timing commoventi. Ha imparato Luca. Ha imparato a sovvertire la furia interiore di un risultato avverso o immeritato, convertendolo in capitale sonante da spendere nelle tante domeniche da applausi che si è e ci ha regalato. Ha imparato a combattere con un valido e navigato avversario diretto, pronto ad azzannare qualunque spicciolo lasciato per strada. Con la presenza discreta di mamma Francesca. La tensione continua ma a zero decibel, di papà Rocco. L’esplosività dei fratelli Marco e Giuseppe e degli amici di sempre come Ninni Fossato, l’affetto di Cristina.

C’è stato tutto e soprattutto questo, attorno al duplice titolo italiano in sequenza delle gare in pendenza. E ci sarebbe stata anche la Trento-Bondone sulla Fa30, se la sorte avversa di centro stagione non avesse complicato i piani e congelato così, il tributo personale di Simone Faggioli al suo brillante allievo.

Ci sarà tempo domani per fidanzare Luca all’Osellona a tre litri, ma c’è e ci deve essere il tempo oggi, per festeggiare un campionato strameritato, chiuso con il bang di Pedavena. Che ha estirpato, neutralizzato, archiviato, qualunque ombra sul titolo 2016, dimezzato da un inedito ed inaudito provvedimento federale, ma validato da uno score che era ed era da titolo italiano assoluto.

Ripara la storia, ciò che danneggia l’uomo: Luca Ligato, è bicampione italiano classe Cn2000.

Tutto il resto, è fuffa.

Francesco Romeo

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