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CALVARIO CORONA: SENZA HANS SAREI MORTO

Drammatica intervista verità al giovane catanese, che ha visto stravolgersi la propria vita dal terribile incidente al Reventino. Un racconto minuzioso e sincero dal minuto zero del crash al presente, segnato ancora da mille difficoltà fisiche invalidanti.

Un viaggio umano, che oggi ha tutte le fattezze di un estenuante calvario.

Nel calendario si insediava il 2017 e negli ambienti salitari, si avvertiva una grande attesa attorno a Giuseppe Corona e alla sua Osella Pa21/S Evo, dopo le prime brillanti uscite in pista, con la vittoria del Super Master Racing a Sarno. Sembrava un’alchimia auto/pilota su cui poter decisamente scommettere, per la stagione in salita 2017. Una vettura assemblata da zero, come fosse un foglio bianco, per azzannare un risultato di successo nella propria classe, in un’annata che doveva essere quella del definitivo salto di qualità.

Il Civm si dà appuntamento al Reventino il 29 aprile e Giuseppe Corona è allo start: una gara che sarebbe servita per iniziare a decifrare carattere e comportamento della sua fresca barchetta e non certo per ambire da subito alle massime performance. Ciò detto per smentire quanti dicessero che al momento del crash Corona fosse troppo al limite, perché non è affatto così. Il pilota etneo, inizia il suo racconto proprio articolando questo concetto: Una delle tante cose che mi hanno fatto male, è che io stessi salendo in maniera abbastanza conservativa e che dunque non stessi tirando. Nei primi km con una nuova macchina, tutto devi fare meno che cercare subito il massimo. Ho fatto tante cazzate nella mia vita, ho preso tanti rischi uno peggiore dell’altro, ma l’incidente peggiore è arrivato proprio in una fase in cui non stavo affatto forzando e stavo solo conoscendo la macchina. Non avevo neanche montato le gomme nuove. Praticamente, una beffa assoluta…

Giuseppe, raccontaci com’è andata in quel maledetto giorno…

Ero in pieno rettilineo, quando ad un certo punto non ho visto più nulla…sono entrato dentro un fitto banco di nebbia e ad un certo punto ho sentito un primo colpo tremendo…

A che velocità sei arrivato contro l’ostacolo?

A circa 203 km orari… Ma la cosa peggiore è che prima di terminare la mia corsa contro il versante della montagna, ho colpito in pieno una pietra miliare (per quale perverso motivo non si rendono inoffensivi questi corpi contundenti e pericolosi? Ndr), la macchina si è impennata sul lato destro e poi è andata a sbattere. Il guaio è che avevo ancora il piede sul gas al massimo e mi sono dilaniato così molto di più, sia la gamba che la schiena…

Praticamente, fammi capire, la tua gamba in estensione è stata come un secondo longherone del telaio dal lato dell’impatto e ha dovuto sopportare il colpo a destra in basso per compressione?

Esattamente! Non potevi trovare definizione migliore! Tutta l’energia dell’urto mi è arrivata sulla gamba che si è maciullata ed è esplosa anche la colonna vertebrale dal di dentro…Caviglia, tibia, perone, ginocchio…articolazione dal tronco alla gamba…tutto maciullato…i soli tendini sono rimasti attaccati al tronco, il resto tutto divelto…

Sei rimasto cosciente?

Assolutamente si, in tutte le fasi. Ho recuperato io la gamba, pensa tu…

Il gruppo di estricazione come si è comportato?

Sono stati perfetti, nulla da dire. Hanno rispettato le procedure alla perfezione non andando a fare ulteriori danni.

Ricovero a Catanzaro, hai vissuto con piena consapevolezza quell’intervento decisivo per te..

A Catanzaro mi hanno tenuto sotto i ferri di notte per 4 ore, un intervento d’urgenza visto il tanto sangue che perdevo e paradossalmente, un incompetenza dello staff mi ha salvato la gamba…secondo quelle che erano le condizioni dell’arto e la copiosa emorragia che mi aveva colpito infatti, la gamba si sarebbe dovuta amputare. Ma loro non avevano le competenze per quel tipo di operazione e quindi si sono limitati a prestare le cure d’emergenza, arrestando in primis la perdita di plasma che mi avrebbe condannato, se solo fosse continuata. Hanno applicato dei fissatori esterni ed interni alle ossa che restavano così in pressione e hanno ricucito tutto quanto andasse riattaccato nell’immediato così da garantire la sopravvivenza. Hanno operato bene, anche loro.

Foto Gennaro Viatore

Da là è iniziato il periodo di ricostruzione, effettuato a Bologna mi pare…

Esattamente. Sono andato al Rizzoli a Bologna con tutta la mia famiglia, ho dovuto affittare un jet privato perché i sobbalzi della macchina mi avrebbero potuto fare molto male, mentre con l’aereo di linea le quote di altitudine erano troppo alte e rischiavo l’embolia. Ho subito un intervento di ben 14 ore in cui mi è stato applicato un palo di titanio e vari supporti al posto dei 30 cm inferiori della schiena, infatti ora non posso più piegarmi come prima, ho il tronco semi-rigido e mi stanco tantissimo. Ma la cosa più importante è che abbia evitato la paralisi, che all’inizio sembrava un rischio concreto. Ci tengo a ringraziare pubblicamente il dottor Cesare Faldini con tutta la sua equipe, per tutto quello che hanno fatto per me. Sono stati perfetti.

Com’è il tuo stato di salute oggi?

Francesco, sono stanco. Mi affatico facilmente, non posso fare molti movimenti e vado in azienda giusto per un paio d’ore, visto che nella mia vita ho sempre lavorato. Faccio molte manipolazioni e terapie, sperando che le ossa si calcifichino e crescano per come si auspicano i medici.  Ma oltre al fisico, la testa è veramente provata da questi  mesi tremendi..

Cosa ti ha sostenuto finora, oltre alla famiglia? La fede?

Si Francesco, esattamente, la fede. E’ stato il mio faro per accettare tutto questo.

Il nostro sito porta avanti delle battaglie sulla sicurezza, troppo spesso dimenticata. Senza l’Hans non saresti qui fra noi..

Ti seguo Francesco e so che professionista tu sia. Passione e competenza unici. E’ una soddisfazione per te quello che fai ed è una soddisfazione per noi leggerti. Perciò ho voluto affidare a te il mio pensiero, perché vedo la promozione dell’Hans e della sicurezza che fai ed è proprio per questo che parlo con voi de ilTornante.it, per dare una testimonianza. Subito dopo l’impatto avevo tutta la zona del collo quasi nera per la pressione esercitata dal collare, mi si sono rotte due vertebre, ma senza l’Hans, a detta di tutti i medici, sarei morto sul colpo! Ha fatto il suo dovere evitando la frattura della vertebra cervicale…dopo il casco è la cosa più importante che c’è…

Pensi che una barriera di gomme sarebbe stata utile nel punto di impatto?

In salita non si mettono mai le barriere quando si è fuori traiettoria, la norma purtroppo è questa in tutte le strade, ma si dovrebbe iniziare a pensare di più anche a queste cose, di solito non considerate completamente. Certo è che quando tu parli di tutte le curve coperte all’esterno con pneumatici, non dici male. Un’altra beffa è che la gara sia stata sospesa per nebbia dopo il mio incidente. Non poteva essere sospesa prima?

Pensi che il telaio si sia comportato bene?

Si, tutto sommato si. Ma solo perché ho scelto il modello più pesante di 18 kg, quello della S e non quello della Pa, identico come geometria, ma più sottile e molto meno resistente. Quando ho fatto la macchina mi sono accontentato del tipo con i tubi più spessi e invece quella scelta mi ha salvato la vita, perché con quell’altro traliccio sarei stato molto meno protetto.

Foto Gennaro Viatore

Con una scocca in carbonio secondo te sarebbe andata diversamente?

Assolutamente si. Non ho dubbi. Molti dei danni che ho avuto, sono stati procurati dalla compressione e quindi dalla diminuzione dello spazio di sopravvivenza. Col carbonio sarebbe stato tutto meno grave per il mio fisico.

Vuoi dire qualcosa alle istituzioni sportive?

Voglio dire qualcosa in generale a tutti gli addetti ai lavori delle corse, da chi fa le auto a chi organizza: fate ogni cosa con coscienza e non giocate con la pelle delle persone.

Vorresti tornare a correre?

Assolutamente si. Ci penso sempre e l’ho detto anche ai medici. Sto aggiustando la macchina, perché comunque vada voglio vederla integra.

Un modo per esorcizzare l’accaduto…

Esatto. Si. I medici non ne vogliono sentire di corse, ma loro non conoscono neanche bene cosa significhi una passione, fanno scientificamente il loro mestiere e via. Mi avvertono del fatto che con la schiena tanto malmessa, un altro colpo anche non forte potrebbe essere fatale.

Anche Andrea Mammone e Piero Nappi in passato, hanno avuto problematiche simili.

Infatti Andrea è venuto a trovarmi in ospedale e ha rivissuto con me tutte le sue vicende…

Come si riesce ad accettare uno stravolgimento tale della vita?

Ci siamo convinti, io e la mia famiglia, che dovesse andare così. Tutto qui. Ne puoi pensare tante di cose, ma alla fine ti convinci che dovesse andare così, te ne fai una ragione e vai avanti. Con la fede e la forza interiore.

E’ stato un impegno economico devastante…

Si Francesco, si…se ne sono andate decine e decine di migliaia di euro…in questi mesi ho capito che chi ha problemi di salute e non ha risorse, può morire…

C’è qualcosa che vuoi dire alla gente da corsa?

Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino e hanno fatto il tifo per me. Li abbraccio forte.

Francesco Romeo

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