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L’ULTIMA DEI MOHICANI

A dieci anni dal primo brillante Civm corso, scende il sole sulla Peugeot 106 S16 di Domenico Chirico, l’ultima star da salita capace di emergere ancora, con il vetusto cambio a linee affiancate.

Tutto inizia e tutto ha stop. E l’epoca in questo caso, è durata decisamente tanto. Le quote tecnologiche di categoria ormai, sono al continuo rialzo. Oltre 200 cv. Assetti sempre più raffinati e cambi marcia ogni anno più implacabili e veloci. Il passaporto tecnico delle E1-1600, diviene ogni stagione maggiormente sofisticato. Mal che vada tutti i competitor hanno la leva ad est dello sterzo, per scalare o salire di rapporto, ma il trend generalizzato è quello delle ripetizioni al volante. Così il protagonista attuale della classe, l’esacampione italiano Giuseppe Aragona: col sequenziale anche Contardi, Stipani, Celli, Alessi, Di Stilio, solo per citare i più assidui e veloci frequentatori delle crono degli ultimi anni. Era rimasto da solo ad essere nostalgico del cambio ad H il solo Domenico Chirico, che è anche il secondo driver più vincente della classe mediana del gruppo E1, la più feroce del Civm declinato a vetture Turismo.

L’ultima stagione vincente è stata quella 2015, corsa quasi per intero, quando talento del pilota ed efficienza della sua 106 rintuzzarono la spietata concorrenza alla penultima gara, dopo il successo tricolore del 2009, del 2010 e del 2013. Le ultime due annate, corse ad impegno comunque ridotto, hanno mostrato una volta ancora la forza già evidente degli avversari ma anche un aspetto tecnico ormai incontrovertibile: col cambio a linee affiancate, non si può più vincere in maniera stabile. Non bastano automatismi personali superfast o mano destra col Gps, perché la velocità di esecuzione nella doppia fase dei cambi sequenziali e ancora di più di quello al volante, regalano un vantaggio di decimi nitidi, da moltiplicare per le centinaia di cambiate di un week end in salita. Senza dimenticare le mani saldamente ancorate allo sterzo dell’impianto con bilancieri e la minore escursione della leva sequenziale, in luogo del selettore ad H. C’è poi un altro aspetto che agli appassionati talvolta sfugge, attratti come sono dalle prestazioni pure e meno colpiti da altre problematiche: il doppio rischio nelle scalate più incisive. Di arrivare lungo in primis e di frullare il costoso motore con una scalata sbagliata, errore sempre più possibile viste le prestazioni in gioco.

Eclatante l’episodio a Pedavena 2015, quando un impuntamento meccanico in una scalata importante, fece sfiorare il muro a Chirico, che ebbe un’ulteriore palese dimostrazione di quanto fosse ormai alla corda il cambio a linee affiancate. Il quadricampione reggino è riuscito a vincere ancora qualche gara nelle dimezzate stagioni 2016 e 2017, ma la sensazione è diventata certezza: niente palette allo sterzo per propria cultura tecnica, ma ormai obbligatorio il montaggio del sequenziale a leva. Amen.

Da là, l’idea di virare verso un nuovo programma, partendo da un altro telaio, un motore aggiornato ed un upgrade generale per tutta la vettura. Un cambio di direzione e non solo di trasmissione dunque, radicale. Cartello Vendesi così, sulla compagna di mille battaglie, irrorata di champagne decine di volte, abbracciata ad allori in quattro stagioni e frequentatrice assidua dei piani alti della timing list.

L’ultima conosciuta fighters col cambio vintage, che atterrava ancora sul superattico del podio.

Francesco Romeo

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