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PICCHIO 4C-SCOLA: MATRIMONIO SFIORATO

“La nostra 4C lotterebbe per l’assoluto”: è ferreo e convinto, l’ad della factory teramana. Il rapporto con Merli, Gramenzi ed i rivali, le richieste insistenti per la 4C, il colpo “rischiato” con Scola, i segreti tecnici e le ambizioni, in una dirompente intervista verità, all’ing. Di Pietrantonio.

-ESCLUSIVA ASSOLUTA-

Un’ombra attuale di diminuita credibilità, in essere fra gli appassionati per lo stallo del programma 4C, di cui siamo consci ma che è destituita di fondamento tecnico e provocata dalla mancanza di corse effettuate.. Esordisce così l’ingegner Francesco Di Pietrantonio, AD e bussola tecnica della Picchio Spa. Era iniziata in pompa magna la joint venture fra Marco Gramenzi e l’azienda di Ancarano, con l’elevazione al quadrato della Gt compatta di casa Alfa, declinata alle corse in salita attraverso il remix di soluzioni fra una Coupè stradale di gran griffe e la sport prototipo P4. Un autotelaio che accoppiava interasse e ruote da 13 pollici della barchetta sport di casa, guidata anche da Merli e Nappi, alle caratteristiche proprie di una biposto race-oriented come la 4C, dalla raffinata cellula abitativa carbonica, già in esecuzione stock. Due le soluzioni motoristiche prescelte, con un peso dell’auto che varia così dai 723 ai circa 730 kg: una sviluppata ad hoc con motore 4 cilindri AER da 1,75 litri e 640 cv usata per la presentazione, l’altra con lo stesso cuore ma da 2000 cc per 800 hp e preso a prestito dalla sport P4, in gara alla Pikes Peak, con Pierino Nappi. Una power train che prevedeva anche un cambio Sadev miniaturizzato, gestito da un impianto elettronico al volante griffato TeknoGear, con il corredo tecnico che si pregiava anche di freni Brembo, gomme Pirelli e due diverse turbine per i due motori, montate su cuscinetti e dotate di alberi in titanio a bassa inerzia. Il design è stato matematizzato per incrementare al massimo il Cz (carico verticale). Così continua l’ingegner Pietrantonio: Francesco, lei come nessuno ha seguito il nostro progetto e ben conosce le sue peculiarità. Non ci è interessato ricercare la migliore penetrazione aerodinamica possibile, perché con le potenze di entrambe le configurazioni motoristiche, potremmo anche fare un mattone che riuscirebbe comunque ad essere un siluro…in salita la priorità assoluta è stare attaccati al suolo e come carico aerodinamico, la nostra 4C, ne ha letteralmente a bomba…

Il coefficiente di penetrazione, (Cx) si attesta attorno allo 0,45-0,46?

E’ un dato veritiero, ha stimato correttamente il valore.

La 4C però, resta ferma. Operativa solo per qualche giro ad Ortona e per un terzo di cronoscalata al Reventino, poi abortita per il meteo avverso…Non rischia di restare vittima di sé stessa?

Eccellente definizione, non poteva trovarne una più efficace…è un pensiero che anche noi abbiamo articolato più volte, alla lettera…è una possibilità che va contemplata, ma abbiamo grande fiducia che non succeda, per un aspetto ben preciso, che le dirò..

La ascolto. In fondo il valore dell’Iper-Alfa giace inespresso, benchè le simulazioni da voi effettuate vi abbiano puntualmente restituito un potenziale della 4C, che voi ribadite con orgoglio imperturbabile, decisamente altissimo…non potrebbe essere offerta ai collezionisti asiatici od orientali, solitamente disponibili ad acquistare modelli unici o elitari?

Si, il prezzo di vendita è fissato in 296 mila euro e potremmo chiedere anche di più, glielo assicuro…anche questa opzione è stata considerata e se capitasse un colpo di fortuna tale, lo valuteremmo. Ma non voglio affatto che passi il concetto che la nostra macchina noi si voglia venderla per forza, perché abbiamo grande fiducia nelle sue enormi potenzialità e le rivendichiamo con orgoglio. Che la nostra 4C sia capace di lottare per l’assoluto contro chiunque, non è un pensiero agiografico, ma una radicata certezza. Se questa vettura troverà un pilota che nel giro di qualche gara ne sappia decifrare e sprigionare il valore, potrebbe combattere con qualunque sport car, contendendole il primato. E nessuno mi distoglierà da questo mio pensiero, corroborato dalle sue quote tecnologiche e dalle tantissime simulazioni fatte. Credo sia così tanto avanti come livello, che ancora per qualche anno reputo si possa anche permettere di stare ferma, tale è il vantaggio sulle rivali. E’come una Formula1, richiede soltanto le mani giuste di chi la guida e di chi la assiste. E malgrado le richieste e le offerte recenti di tre piloti, non ce la siamo sentita di concederla, per tre motivi fondamentali che ci hanno sempre inesorabilmente frenato..

Quali sono queste figure? Cosa manca ad ognuno dei progetti valutati, per decollare e farci vedere la 4C/Picchio finalmente in gara?

Ne mancava sempre uno, degli aspetti decisivi da noi richiesti. Se si proponeva un buon pilota, non c’era la copertura economica. Se c’erano i soldi, non c’era abbastanza talento del driver richiedente, che magari latitava pure di esperienza in salita..Se c’erano queste due componenti, invece mancava chi la gestisse in gara e non se ne è quindi fatto nulla.

Ad oggi, so che sussiste una candidatura più quotata. Nel 2018, potrebbe esserci la volta buona?

Un pilota di notevole caratura ci ha contattato, parlo di uno che seppur abbia corso con discontinuità negli ultimi anni sia in Italia che in Europa, ha sia un gran piede che un bagaglio tecnico tale da poterla sfruttarla a dovere. Se riuscirà a trovare la polizza assicurativa per noi imprescindibile e senza la quale la 4C cancello d’uscita non ne varca, c’è la concreta possibilità di poter fare qualcosa. Aspettiamo.

DOMENICO SCOLALei parla di Top Driver e la mia mente corre a Scola, stante le brillanti occupazioni stabili di Faggioli e Merli con le loro vetture. Non sarebbe il pilota ideale per far esplodere la 4C?

Continuiamo a capirci benissimo, quasi che questa conversazione sia stata concordata e non invece improvvisata. Domenico Scola per me, è oggi il più forte di tutti. Lo ringrazio innanzitutto per l’estrema educazione sua e della famiglia, con cui ci siamo confrontati con la speranza di fare qualcosa insieme di appassionante. Abbiamo articolato ampiamente il discorso, la volontà reciproca c’era, ma è mancata la componente tecnica. Mi spiego: i top driver delle salite sono seguiti da meccanici e preparatori certamente molto, molto bravi con le vetture sport più diffuse, ma la nostra macchina ha un’altra concezione e non c’era la possibilità per lui di avere chi lo seguisse nell’imprescindibile e complesso percorso di sviluppo ad hoc. Sono certo che Domenico Scola e la 4C insieme, avrebbero fatto, nel giro di 3-4 gare, cose grandiose…

Christian Merli insegna. Ci mise poco ad andare fortissimo con la P4 e fu protagonista nel gruppo E2B, riuscendo anche a vincere delle gare con la vostra vettura. Segno che il talento vero, faccia comunque la differenza…

Esattamente. Alla prima gara prese una barca di secondi da Cinelli, ma da ottimo professionista qual è stava solo volutamente studiando la vettura per parametrarsi alla sua risposta ed infatti poi fece ben presto prestazioni molto entusiasmanti. La gente che dubita del nostro potenziale oggi, dimentica quanto andasse forte la P4 nelle sue mani. E non voglio citare le nostre vittorie internazionali, che però sono là a parlare per noi. Lo stesso Nappi prima del crash in Colorado, stava viaggiando di gran passo.

Foto Aci

Merli e la Picchio P4. Fra valore del pilota e ambizione del progetto, si pensava potesse aprirsi una nuova epopea delle gare su strada. Come mai la vostra strada non è continuata insieme?

Per due motivi. A un certo punto di quella stagione, la nostra macchina denunciava un peso superiore di poco oltre una ventina di kg. Per portarla ad una massa ottimale, tale da regalarle il margine prestazione necessario a stare al top, sarebbero serviti circa 20000 euro. Noi non siamo una squadra corse, per noi le competizioni sono una vetrina del patrimonio tecnico di casa, che ci porta a realizzare auto per fare numeri e tenere in piedi l’azienda. Attualmente ad esempio, abbiamo una grossa commessa di auto elettriche per la Cina. Con Merli, con cui il rapporto è fraterno ed è alimentato da una mia stima personale altissima che mi auguro sia corrisposta, ci saremmo messi certamente d’accordo, perché lui è una brava persona. Avremmo diviso le spese e via. Ma qualcuno, come al solito, si è fatto scattare la gelosia e si è messo in mezzo…deve sapere che ogni volta che la Picchio si confronta o lavora con qualche top driver, i soliti competitor fanno di tutto per soffiarci i piloti. Pensa che sia successo solo con Merli? Le assicuro di no…e questi rivali poi, che fanno il loro lavoro, ma che “casualmente” non hanno mai evitato azioni di disturbo, hanno poi mantenuto tutte le promesse fatte a questi grandi campioni per passare con loro?…Mah, mi limito a dire solo questo…

La sicurezza è un tema molto caro al nostro sito, sebbene quest’argomento, per l’asfissiante omertà delle gare in salita, ci provochi anche dei nemici. Ne fate sempre un vostro diktat per la progettazione delle vetture. Pensa che si lavori abbastanza in questo senso?

Rispondo per quanto attiene alla nostra azienda. Noi deteniamo il record di sicurezza passiva come smaltimento di energia del nostro crash box anteriore e le macchine come la P4, assai più recente come progettazione di alcune delle sport più diffuse, prevedevano già tanti anni fa dei componenti ad assorbimento d’urto perimetrali della vettura. I dati di forza G scaturiti dall’impatto frontale, parlano chiaro. Un picco di neanche 19 G, a fronte dei 25 massimi tollerati. Non so quanti costruttori di telai acciaiosi, possano vantare certi valori resistenziali e a quale epoca siano riferiti i loro progetti. Rivendico con fierezza questo risultato. Sulla Picchio non ci si deve fare male, prima che andare forte. Questo resterà sempre il nostro dogma. Da noi lavoriamo con coscienza e il crash di Nappi alla Pikes Peak, credo abbia dimostrato la bontà dei nostri chassis, Inoltre proprio la 4C prevede soluzioni eccellenti per la dissipazione e la resistenza degli urti, come lei ha dettagliato attentamente nel vostro speciale dedicato di qualche tempo fa.

Alla luce della complessità e della specificità della vostra 4C quindi, si dovrebbe organizzare una specie di training tecnico per formare persone capaci di gestirla nei vari appuntamenti? Un po’ impervia come strada…

E già, anche in questo caso ha trovato il termine giusto…in buona sostanza, ci siamo capiti, serve gente che abbia la voglia di impegnare del tempo nella conoscenza della macchina e delle risorse economiche per portare avanti lo sviluppo. Un percorso di formazione vero e proprio. Se noi avessimo una squadra corse lo faremmo, ma non è questa la nostra filosofia aziendale.

Come valuta gli altri piloti al top del circus montano?

Con Denny Zardo ci abbiamo parlato più volte nel tempo, ma lui ha purtroppo la cronica difficoltà nel reperire budget all’altezza del suo superiore talento. Perché uno Zardo allenato, non ha mai avuto niente da invidiare a nessuno.. è un grande campione, senza dubbio! Simone Faggioli è un abile gestore di risorse oltre che un fuoriclasse assoluto, perché è bravo a tenersi in tasca un secondo, anche quando da fuori si pensa che invece abbia già tirato fuori il massimo. La lotta con un piedone come Merli, lo ha spinto a dover buttare giù tutto per restare in alto, perché Christian non molla un centimetro che sia uno…è sicuramente un pilota parecchio intelligente, oltre che molto veloce. Uno che mi piace parecchio e che con il giusto budget farebbe cose importanti, secondo me è Di Fulvio. Per me questo ragazzo ha davvero ottime doti e con le condizioni economiche idonee, sarebbe al top.

Marco Gramenzi. Si è rifatta un’altra macchina, sempre su base 4C, ma non è riuscito a interpretare la vostra. Cosa è successo e quali sono i rapporti attuali?

I nostri rapporti con lui sono ottimi, cordiali in tutto e per tutto. Non si è trovato bene con la nostra macchina per una questione forse di desuetudine nel pilotare in passato vetture sport, perlopiù con motore turbo. E’una persona molto riflessiva e ha capito che non era una macchina confacente al suo stile di guida. Questa con motore Zytek forse ha una risposta che lo soddisfa maggiormente, (lo ha confermato al nostro sitc in un intervista a lui dedicata), come familiarità nell’aver condotto prevalentemente auto con simili propulsori. Nessun rancore e nessun problema, resta un nostro amico ed una persona squisita. Quando fummo in gara con la 4C, oltre alle ovvie difficoltà iniziali di approccio, ci imbattemmo in condizioni meteo avverse come pioggia e nebbia, che poco ci avrebbero fatto capire come sviluppo e raccolta dati. Da persona per bene qual è, abbiamo parlato e quindi concordato che non avesse senso rischiare inutilmente.

La 4C è quindi vostra in toto?

Si, la vettura non è mai stata ceduta, è di nostra proprietà.

Auto elettrica pronta, ma l’Aci non risponde. Un pensiero sulla situazione..

La considero una mossa strana da parte dell’autorità sportiva. La Fia ha infatti da tempo emanato delle esaustive regole, ma aspettiamo da oltre un anno che l’Aci Sport risponda a nostre precise richieste di iscrizione, avendo loro mandato formale domanda per due volte. Non ne facciamo una questione di sopravvivenza o di urgenza perché non è così, ma saremmo stati grati a loro se ci avessero quantomeno risposto, così da organizzarci in caso affermativo, con un pilota ed un programma tecnico. Le aziende, è evidente, devono fare programmazione. Le corse sono un eccellente laboratorio di ricerca e di sviluppo delle nostre tecnologie elettriche, dove crediamo di essere già da tempo ad un ottimo livello di conoscenza. Disconoscere o ignorare il fatto che queste propulsioni siano ormai strategiche e destinate ad essere sempre più importanti anche nelle corse, sarebbe essere miopi. Vedremo che sviluppi ci saranno. La macchina è completamente pronta e abbisognerebbe solo di un basico set up di partenza, per iniziare lo sviluppo.

Intervista di Francesco Romeo
*tutti i diritti riservati

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