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STREET FIGHTER FATTA IN CASA

Partendo da un telaio Formula Europa Boxer, il pilota Francesco Infortuna ed i tecnici Sergio Antonio Mallamaci e Stefano Masucci, avanzano nel programma di una monoposto compatta con motore Honda CBR da moto, in luogo del 4 in linea dell’Alfa 33.

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In principio, fu un Ermolli. E tale resterà comunque il robusto ed articolato telaio centrale, firmato dal grande ingegnere varesino, attorno al quale sta prendendo vita un’interessante vettura destinata al doppio impegno slalom/salite. La Formula da cui prende origine la nascitura monoposto, adottava il celebre 4 cilindri contrapposti dell’Alfa 33, meglio conosciuto come Boxer, che era vincolato al telaio subito a tergo del sediolo, tramite sei prigionieri che attraversavano i tubi quadri spessi ben 2,5 mm, con assi filettati passanti.

Il propulsore risultava quindi portante e sosteneva trasmissione e sospensioni, corpulento com’era rispetto al compatto 999 cc mutuato da una CBR FireBlade del 2007, del tipo ad 8 iniettori, accreditato di 174 cv in esecuzione stock e deputato a prenderne il posto nel progetto attuale. La configurazione elettronica sarà affidata al veterano Matteo Vasta. L’adozione del cuore nipponico nell’obbligato senso trasversale, ha imposto quindi la costruzione di un robusto ed articolato traliccio di tubi quadri spessi ben 2,5 mm, realizzato quasi interamente da Francesco Infortuna, di sostegno a tutti gli organi del retrotreno, fra cui il differenziale che è stato realizzato ad hoc dallo specialista Alessandro Sette. Partendo proprio dal 4L di Hamamatsu, gli interventi si concentreranno nello Step1, sulla testata, sulla mappatura e sullo scarico, realizzato dalla SS Competition di Domenico Loddo, che ha provveduto a saldare al Tig pure alcuni vincoli del telaio posteriore ed i bracci delle sospensioni, realizzati in cromo-molibdeno come il traliccio.

Le qualità flesso-torsionali della cellula abitativa di base, pensata per sopportare le sollecitazioni proprie di una presa di forza disposta in senso longitudinale come il motore Alfa Boxer, ben più ingombrante e pesante del compatto quadri-cilindrico Honda Cbr (80 kg la sua massa completo di scarico) subentrato nel nuovo progetto, scaturiscono dal suo schema reticolare a maglie strette e dagli spessori importanti (2,5mm), che abbinati alle caratteristiche del corpulento traliccio ausiliario di uguale sezione, garantiscono le necessarie quote di rigidità e resistenza. Il tutto è supervisionato costantemente con attenzione, anche dallo stesso ingegner Ermolli. L’idea di base che ha animato il progetto è infatti la modularità della vettura e ce lo racconta con le sue parole Francesco Infortuna, colui il quale la guiderà e che ha rilevato il telaio dal suo precedente acquirente, Sergio Antonio Mallamace: Abbiamo costruito un traliccio tanto robusto al posteriore, perché possa ospitare in futuro anche motori più potenti, come un 1600 derivato dalla moto di quelli ampiamente usati oggi, calcolando spazi e attacchi in modo che sia possibile accogliere volumi e supporti diversi da quelli della versione con motore 1000, che esordirà a giugno.

Particolare cura è stata riposta nella distribuzione delle masse e nella definizione dell’assetto, stante la radicale riprogettazione del posteriore con una struttura non prevista nel progetto originale e concepita per accorciare leggermente l’interasse (nuovo valore 238 cm), di una misura tale da assicurare la giusta commistione di stabilità e direzionalità in salita associate alla necessaria reattività ed agilità fra le postazioni. I bracci sono stati completamente definiti nelle dimensioni e costruiti ex novo, con un lavoro di concerto: Sergio Antonio Mallamaci, ex pilota e abile artigiano multi-materiale nonché specialista degli autotelai già in quota del team Scaramozzino ai tempi d’oro della Breda, da coordinatore del progetto ha studiato e definito attentamente angoli caratteristici, cinematica delle sospensioni e quote dimensionali degli elementi, mentre Stefano Masucci ha sapientemente realizzato con l’ausilio del sistema CNC (Computer Numerical Control) tutti gli attacchi al telaio, come staffe e piastre d’alluminio ricavate dal pieno, di eccellente fattura. Francesco Infortuna ha invece costruito con un paziente lavoro di mani e strumenti d’officina, parecchi componenti acciaiosi destinati a varie parti della macchina, oltre a buona parte del retrotreno già citato. E’ proprio di questi giorni una regolazione primordiale della convergenza, step necessario ad avanzare nel lavoro di definizione globale della vettura. Interessante la derivazione delle pompe dei freni situate all’estremità anteriore dello chassis, mutuate da quelle del Land Rover Discovery, mentre è prevista la possibilità del montaggio del servosterzo City della Fiat Seicento e di un cambio al volante a leve meccaniche, concepito e realizzato dallo stesso Infortuna. L’impianto frenante è un Tar Ox con pinze a sei pompanti e dischi da 273 mm, mentre la scatola dello sterzo in magnesio deriva da una Formula Renault. L’ala sarà realizzata con dei profilati di carbonio, per mano dello specialista Marco della Carbon Look, mentre per la carrozzeria pare si sia orientati a rendere l’ex Formula Europa Boxer una barchetta sport, estendendo il fondo piatto anche lateralmente fino ad appoggiare le nuove carrozzerie in vetroresina, che saranno opera dello specialista Lello Esposito. Le carreggiate misurano 1381 mm davanti e 1343 al posteriore, mentre i cerchi sono degli OZ modello Gloria da 8/13 e 10/13 sui due assi.

Il progetto ha preso il via 8 mesi fa ed è portato avanti soprattutto nei giorni festivi e nei ritagli di tempo diurni e notturni, compatibilmente con gli impegni lavorativi e familiari di ognuno. L’obiettivo è quello di esordire con la versione 1.0 della vettura, nella tarda primavera.

Il peso da fiche di 360 kg, sarà quantomeno fortemente avvicinato, così da capitalizzare al massimo la ridotta cilindrata del propulsore. A tal proposito ci è stata anche mostrata una lista parziale provvisoria dei pesi indicativi di ogni componente.

Francesco Romeo

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