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A rieti finisce un’era?

A distanza di due giorni è ancora molto difficile, per i giornalisti ed addetti ai lavori, analizzare con freddezza il nefasto evento che ha funestato la Coppa Carotti 2011 e tolto al mondo delle Cronoscalate Georg Plasa, uno dei più apprezzati beniamini della specialità a livello continentale. Sembrava una giornata eccellente quella di Domenica scorsa: un sole splendente a baciare il percorso, prove promettenti che vedevano Faggioli pronto a spaccare il mondo con una Osella FA 30-Zytek al massimo della forma, il pubblico che come al solito riempiva il percorso allettato dalle ottime condizioni meteo.

Le partenze erano iniziate in perfetto orario, e malgrado piccoli contrattempi a tratti lungo il percorso -soccorsi a qualche imprudente, qualche KOT e qualche toccata tutto sommato di poco conto- ci si preparava tutti al momento della verità con le imminenti salite dei migliori. E invece, tutto è crollato durante le salite delle ultime vetture a ruote coperte, alla celeberrima “Curva Lelli”, amata e temuta allo stesso tempo dai piloti. Alle orecchie degli spettatori presenti poco lontano dalla postazione 35, il rombo del motore Judd della nuova Bmw M3 E92 di Plasa è stato sostituito, nello spazio di un attimo, dal rumore più breve e più violento di uno schianto ad alta velocità. Agli occhi dei commissari operanti sul posto, passato il momento di panico dovuto al crash improvviso e inatteso, si è presentato uno spettacolo terrificante: la vettura sull’anteriore praticamente disintegrata, e cosa ben peggiore il pilota esanime e immobile ancora al suo interno. I soccorsi sono stati rapidissimi e all’altezza della situazione, con l’intervento rapidissimo della squadra di estricazione e addirittura di un elicottero, che hanno operato con tutta la competenza possibile in simili frangenti. Mentre i medici soccorrevano valentemente Plasa, al traguardo come alla partenza e lungo i quindici chilometri del percorso le notizie si diffondevano incomplete e confuse: prima una toccata a alta velocità con un leggero stordimento, poi con qualche danno fisico, poi con conseguenze più gravi. A un certo punto i concorrenti arrivati a Campoforogna e riuniti nel classico happening post-gara attorno al pullman della Aci Sport in cerca di un po’ di frescura iniziavano ad avere un po’ di preoccupazione dato il protrarsi dell’interruzione. Timori che aumentavano visto l’arrivo sul traguardo di una vettura della Polizia e i movimenti di alcuni mezzi di soccorso nell’ultimo tratto. E a un certo punto giungevano le prime notizie su una possibile morte sul colpo di Plasa, però smentite in capo a diversi minuti dalla comunicazione dell’evacuazione di Plasa su un’eliambulanza, diretta verso l’attrezzato Gemelli di Roma. Quindi è iniziata l’attesa la ripresa delle partenze, ma malgrado le rassicurazioni -e malgrado i cronometri avessero improvvisamente ripreso a dettare i tempi, probabilmente per una prova- nessuna delle circa quaranta vetture ancora allineate si lanciava dal via di Lisciano. Alla piccola località ai piedi del Terminillo, infatti, diversi concorrenti preoccupati per le sorti del tedesco avevano deciso di disertare la corsa; altri temporeggiavano, cercando di ricevere da più fonti migliori informazioni sulla sorte di Georg; solo una esigua minoranza si informava sulla possibile scadenza dei tempi concessi dal Prefetto per la gara oppure sulla possibilità di effettuare qualche ritocco alle proprie vetture. E poi, all’improvviso, giungevano le notizie provenienti da Roma, dove era attesa l’eliambulanza con dentro il tedesco. Novità che arrivavano devastanti come una deflagrazione. Al Gemelli una equipe di medici era già pronta a prelevare il ferito, ma questo sforzo non sarebbe servito. Durante il tragitto la situazione del pilota, resa particolarmente grave da lesioni traumatiche e fratture su tutto il corpo conseguenti sia all’urto sia alla violentissima decelerazione, era infatti precipitata, e il pilota era andato in arresto cardiaco. Inutili gli sforzi dei medici per rianimarlo, e il grande Georg Plasa, a soli cinquantuno anni, cessava di vivere. A quel punto, tutti i concorrenti rimasti in partenza decidevano d’accordo con la Direzione di Gara di non partire, ponendo fine alla competizione, ufficiosamente “vinta” da Fabrizio Pandolfi con la sua Alfa Romeo 155 DTM. Rapidamente la notizia raggiungeva anche all’arrivo di Campoforogna, con i piloti già inquieti per la scarsità di aggiornamenti. Rapida sulla cima del Terminillo, dove da ormai due ore non arrivavano più auto, è calata una atmosfera di disperazione e dolore: struggenti i pianti di diversi concorrenti e dello speaker della manifestazione, altri si chiudevano in un mestissimo silenzio, altri rimanevano sbigottiti per questo epilogo inatteso. Una trentina di minuti di attesa, e il serpentone delle vetture giunte al traguardo veniva rimandato a Lisciano sotto la scorta della Polizia, seguito dalle vetture del pubblico. Irreale l’atmosfera lungo il percorso. A Pian de Rosce, solo qualche spettatore era rimasto per la classica scampagnata post-gara, mentre a Lisciano ben pochi hanno assistito al ritorno dei concorrenti. Diversi quelli che commentavano sottovoce l’incidente mentre alcuni ragazzi cercavano di scaricare il nervosismo tirando alcuni calci a un pallone. Alle 18 e 30 alla Sala Stampa dell’Organizzazione veniva data la comunicazione ufficiale del decesso di Plasa, mentre molti stavano ricaricando le vetture sui camion e altri erano già mestamente in viaggio verso le rispettive residenze. Una morte tragica, che ha sconvolto l’intera città di Rieti e l’intera comunità dell’automobilismo sportivo italiano. Eppure a livello mediatico è stata clamorosamente poco seguita rispetto a tragedie come quella di Caprino-Spiazzi nel 2008 o della Catania-Etna 2010, che avevano mietuto vittime tra spettatori: solo pochi cenni essenziali sull’incidente sono stati dati dal Telegiornale Regionale, nessun servizio è apparso sui notiziari nazionali, e per quanto riguarda la carta stampata la copertura è stata locale. Poco più che trafiletti sono stati pubblicati sui quotidiani sportivi nazionali.
TANTI INTERROGATIVI, POCHE CERTEZZE – Rimane ancora un mistero il motivo per cui Georg Plasa, pilota con una grande esperienza al volante di bolidi di grande potenziale e non nuovo a questo percorso, sia rimasto vittima di questo terrificante incidente. Restano al momento aperte tutte le ipotesi, errore di guida, malore oppure guasto meccanico, ma per tutte e tre queste cause sussistono molti dubbi. Georg aveva preparato la gara con la classica cura, provando e riprovando attentamente il percorso onde impararne le novità e i cambiamenti avvenuti in sua assenza. Uno scambio di curve pare quantomeno improbabile per un pilota abile come Plasa. Più edificante l’ipotesi del malore: al momento della partenza di Georg le temperature sul campo di gara erano piuttosto elevate, in particolare nel primo tratto: il prolungarsi della procedura di partenza e il caldo potrebbero avere causato in Plasa una condizione di stress tale da fargli subire un collasso lungo il percorso, con l’impossibilità di controllare la vettura. Non sarebbe un fatto isolato: diversi sono stati negli anni passati i piloti, anche in ottime condizioni fisiche, vittime di arresti cardiaci e malori sui campi di gara -basti pensare a Corallo o allo sfortunatissimo Sandro Colapicchioni-. Resta in piedi anche l’ipotesi di un guasto meccanico. Certo, il team di Plasa -formato da tecnici con alto grado di specializzazione ed esperienza- controllava la vettura in ogni sua parte all’inizio e alla fine di ogni manche, ma con un percorso di ben quindici chilometri le meccaniche devono sopportare uno sforzo enorme, lasciando quindi aperta la possibilità di un cedimento di qualche particolare, magari a livello di sospensioni, freni o sterzo, tale da rendere la Bmw ingovernabile. Inoltre non ci sono segni di frenata sull’asfalto, solo un accenno di sterzata che però non ha permesso di evitare l’urto. L’unica certezza è che la macchina organizzativa della Coppa Carotti non ha responsabilità in questa tragedia: il percorso era perfettamente pulito e privo di detriti o sostanze scivolose; nessuno spettatore posizionato nell’area che era vietata al pubblico; i soccorsi tempestivi e accurati, con il pilota sottoposto ad assistenza nello spazio di mezzo minuto dall’incidente; le auto sopraggiungenti fermate con criterio senza arrecare ulteriori problemi. Una fatalità dunque, la cui causa scatenante sarà ora individuata con precisione dall’inchiesta promossa dalle Autorità competenti.
GEORG PLASA, UN AMICO E UN CAMPIONE – Georg Plasa era nato il 9 Aprile 1960. Elettrauto di professione, divenne una hit immediata nel mondo delle Cronoscalate Europee grazie alle evoluzioni della sua poderosa Bmw 320 E36 a motorizzazione V8 Judd con cui inanellò ben quattro edizioni consecutive dell’IHCC. La bellezza della sua auto conquistò gli appassionati italiani, e con il passare degli anni divenne una presenza costante nelle cronoscalate nostrane, gar
eggiando anche nelle cronoscalate meridionali di Erice e del Reventino dove il suo passaggio scatenava il “boato” del pubblico. Dotato di un’ottima parlata italiana, era una persona squisita a livello di ospitalità nel paddock, non negandosi mai per una chiacchierata con gli appassionati e i tifosi, e mostrandosi sempre disponibile a concedere autografi e foto assieme ai fans. Ed era legatissimo anche con la quasi totalità dei piloti italiani. Dotato di una guida eccellente, sono stati ben pochi e di lieve entità i suoi errori in gara con la Bmw 320 E36 V8. Dal 2010 si era lanciato a capofitto nella costruzione di una nuova Bmw sempre a motorizzazione Judd con cui lanciarsi nel CEM: allestimento completato per la stagione 2011 e seguito da collaudi attentissimi. Le prime gare erano state caratterizzate da qualche problema di gioventù ma le premesse erano state ottime. Fino a domenica, quando Georg, da icona delle Cronoscalate, è diventato Leggenda…
BOLIDI NEL CEM, NE VALE LA PENA? – Il CEM ha subito la seconda vittima in meno di un anno. L’anno passato il francese Lionel Regal morì in un grave incidente a Les Rangiers, causato dalle proibitive condizioni della pista, ora la tragedia di Plasa. Due tragedie forse figlie dell’esasperazione tecnica che caratterizza le gare continentali. Con il passare degli anni le performance dei piloti in lotta per il titolo sono cresciute in maniera preoccupante. L’introduzione delle monoposto, in particolare le potentissime Formula 3000 non più impegnate sulle piste, ha innalzato il livello di competitività: i motori vengono preparati in modo da ottenere velocità sempre più elevate. Il che aumenta il rischio, sia perché alcuni percorsi -per quanto preparati con la massima cura dagli organizzatori- risultano poco adatti per auto di tale potenziale, sia perché si innalza il rischio di rotture potenzialmente in grado di causare crash letali. In questa situazione misure come le chicane di rallentamento si sono rivelate palliativi inefficaci. Dopo anni di crescita prestazionale, è ora necessario un ridimensionamento tecnico per evitare che le cronoscalate europee vedano crescere il triste tributo dei piloti caduti “sul campo”. Secondo alcuni la morte di Georg Plasa potrebbe aver significato la fine di un’era nelle Cronoscalate. Riuscirà l’ambiente delle salite a reinventarsi e risorgere dalle sue ceneri come in passato? Speriamo di sì.

Nick Patrick

Motorzone.it

2 commenti

  1. articolo toccante. Veramente ottimo.

  2. le gare sono belle così come le organizzano, con la competizione e i piloti sanno benissimo i rischi che corrono! Onore a Georg!

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