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AGO FALLARA: LA RINASCITA DELLA VIOLETTA

I successi tricolori di oggi di Torregrotta e Serrastretta e le vittorie nella serie calabrese, arrivano dopo un lungo stop per il driver ionico. Un presente dorato basato su una 127 ricostruita da zero. Il foto percorso della nuova alba della Violetta.

15310431_10209285527832507_1202801389_nPassano mille e mille cose nella testa di Ago Fallara, quando è solo nel suo cockpit a fare clic sulle cinture e clac sulla leva del cambio. Ogni nuovo start è come un indennizzo su quasi tre anni trascorsi agli antipodi delle corse. Ci vuole tempo per replicare in se stessi gli automatismi del pilota che fosti. E che vorresti tornare. Il fermo macchina assoluto è quanto di più penalizzante possa capitare ad un driver, per un doppio motivo: la voglia feroce di correre è difficile da mettere in posizione Parking, ma poi una volta in Drive le dinamiche di guida non possono essere subito fluide ed efficaci come quando si aveva il ritmo. Il rischio di far danni è vicino all’orizzonte, specialmente per la grinta incredibile con cui il driver ionico affronta gli slalom. Un distacco che può somigliare ad un tormento quando, oltre ad avere una passione indelebile già di tuo, in famiglia hai il fratello Bruno che va forte da sempre, solo 150 cc più in giù. Prima di tornare nell’arena delle gare, serviva però resuscitare il ferro del mestiere. Un meticoloso lavoro sull’autotelaio, ha così riportato la Violetta dalla polvere del garage in cui era confinata, smembrata e ammutolita, alla luce delle vittorie tricolori di classe di Torregrotta e Serrastretta, i più alti punti recenti della rinascita di Ago Fallara, dopo il finale di successi del 2015. Soprattutto il prestigioso ring siculo del tricolore slalom era quello delle definitiva conferma davanti ad una platea di oltre 120 macchine allo start, quasi tutte di altissimo livello. L’amico Enzo Raco gli ha messo a disposizione l’officina e lui per mesi ha portato avanti nel tempo libero l’operazione remake: è ripartito completamente da zero per adeguarsi alle nuove norme in termini di sicurezza passiva e per rendere l’autotelaio più competitivo. Mentre dall’altra parte dello Stretto di Messina il chirurgo dei pistoni Carticiano affilava le unghie alla sua maniera al litro e tre da combattimento, al di qui della sponda calabra si confezionava con pazienza e dovizia l’autotelaio.

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Come in ogni buon lavoro di rialzo di una vettura da corsa, tutte le saldature sono state completamente ripassate e ottimizzate, con l’aggiunta di fazzoletti di rinforzo nei punti di maggiore sollecitazione e di nuove piastre per l’attacco roll bar, come previsto dalle normative introdotte dal 2014. Una parte del pianale che ha meritato particolare attenzione di Agostino, bravo nel saper fare quasi tutto con le proprie mani, è stata la sezione destra del fondo dove nella vettura di serie è montato il sedile passeggero, in corrispondenza del longherone che attraversa il pavimento dell’abitacolo. Qui, continuando la tradizione di casa Fallara, ha inserito un elemento scatolare a forma di trapezio, come irrigidimento di una zona nevralgica.

 La lamiera d’acciaio non è stata risparmiata neanche in un altro settore molto importante del telaio: i duomi degli ammortizzatori anteriori infatti, oltre ad essere collegati come di consueto ai tubi discendenti del roll bar, hanno ricevuto uno strato metallico doppio in tutta la loro superficie. Resta questa una delle zone maggiormente curate da ogni factory e da ogni costruttore self-made, non per nulla.

Per il traliccio di sicurezza, il pilota di Fossato non ha avuto dubbi: via la vecchia configurazione ad unica barra diagonale, dentro una bella struttura incrociata per unire i passaruota posteriori. Più sicurezza e maggiore rigidità flesso-torsionale. La parte davanti è come da clichè collegata alla scocca con le staffe, mentre i tubi sono quelli tipici da 50mm.

 Ago Fallara ha adottato il servosterzo City della Fiat 600, come quello usato dal fratello Bruno: un must irrinunciabile per essere implacabile fra i birilli, perlopiù non bisognoso dei settaggi necessari invece a quello montato sulla Punto.

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 Anche la sottile traversina superiore che collega i fanali anteriori, ha ricevuto tante piccole feritoie, come sistema semplice per far arrivare più aria al radiatore del motore. Il 1300  8valvole è un altro punto fermo di casa Fallara: 167 cv è la quota dichiarata e realistica di potenza massima.

Ad oggi è il cambio il componente meno evoluto della Violetta: Fallara sta correndo con un H standard adattato, ben lontano dai sequenziali o dagli innesti frontali che si vedono impiegati sempre più largamente. La sua stima sul miglioramento potenziale è netta: con un cambio giusto guadagni due-tre secondi a gara, ne sono certo. Se ce l’avessi te lo dimostrerei..

Quanto alle sospensioni, anche in questo caso ci si rifà all’esperienza di casa: uno specialista varesino che da anni disegna le sospensioni per il fratello Bruno, ha ripetuto la stessa operazione per Agostino. Bracci triangolari e puntoni superiori ed inferiori articolati in vari punti della scocca per dare precisione nella guida, preservando gli angoli corretti anche sotto spinta ed estensione. Se c’è una cosa che ha tormentato i pensieri di Ago Fallara fino alla fine, non è stata né il motore ne il telaio. Ma il colore. Si era pensato dapprima al bianco, per la tradizione vincente di casa con questa tinta e per la possibilità che a un certo punto il fratello Bruno vendesse la sua 127: averne un’altra simile nel garage, sarebbe stato un bel revival. Come una continuazione della specie. Poi il vulcanico Agostino si era convertito al celeste, tanto da verniciare gran parte della macchina, almeno la porzione inferiore, di questo colore, come suggeriscono le foto. Ma il risultato parziale non lo soddisfaceva: dopo varie riflessioni e prove su campioni, la decisione era irrevocabile. Si stava meglio, quando si stava in viola. Punto.

15281799_10209285534952685_730620335_nLa Violetta avrebbe continuato così la propria vita gloriosa fra i birilli. La parte del tetto lasciata con quella tinta originale, ha fatto capolino definitivamente nell’animo di Agostino Fallara, che ad onor del vero non è mai stato davvero convinto di abbandonare quella livrea, che lo ha accompagnato nelle sue migliori annate.

Ago ha ben capito da tempo come si maneggiano le ‘27 della stirpe S4: se le traiettorie in tornanti ed appoggio vanno disegnate per non perdere scorrevolezza vista la sorgente di potenza anteriore, servono pochi scrupoli negli innesti marce e nell’usare lo sterzo nelle postazioni. Ad esser troppo gentili con queste anzianotte incazzate nei frangenti topici insomma, non ci si fa amici col cronometro. Famosa la battuta di un altro specialista come Saverio Miglionico: Facevo molta più fatica ad andar forte con la 127 che con la Radical. Non ho dubbi e non ne abbiate neanche voi che ascoltate..

Dopo il periodo di stop, nel 2016 Ago Fallara ha potenziato l’impegno nelle gare del campionato calabrese slalom, vincendo  sempre la classe in tutte le partecipazioni e capitalizzando con una doppia vittoria la duplice sortita nel campionato italiano slalom, mentre in altre due uscite ha centrato due secondi posti, di cui uno ad appena 11 millesimi dal primo e l’altro in corrispondenza di un cedimento meccanico.

La Violetta, è tornata al suo posto ed al posto suo.

Francesco Romeo

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