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ALE POLINI: NEL NOME DEL PADRE

Viaggio nella celebre factory del campione italiano slalom 2010, che costruisce e gestisce auto di ogni tipologia, caratterizzate da cura costruttiva elevata e scelte grafiche di assoluto impatto, sulla scia della paterna tradizione di casa.

 

In passato, fu lo slalom. Ed il presente, si coniuga ancora secondo lo stesso credo familiare. Da poche settimane l’amato papà Bruno ha risposto alla convocazione dall’aldilà, andando a raggiungere la carissima compagna di una vita. Ale Polini lo sa, lo avverte, che il babbo è come se fosse ancora là, a serrare brugole e a posizionare sedili, a tagliare tubi e a scarrellare motori su e giù per un longherone, a dire la sua sul come e sul quanto. Nessuna avversità comunque per le auto da salita, niente affatto, perché in questa factory si allestiscono e curano molte bellissime e competitive auto destinate alle gare senza birilli, come la scintillante X1/9 di Christian Rapuzzi, dotata di un  motore 1440 Kawasaki e destinata al Civm 2018. Gli slalom richiedono meno tempo da rubare al lavoro, inoltre la Liguria non ha la grande tradizione di altre regioni italiane, nelle gare in salita. La patente da gara arrivò solo tre mesi dopo quella stradale, a 18 anni freschi freschi, per la voglia matta di correre con la splendida 127 di papà, mentre la vita di officina iniziò già a 12, età in cui barattava il tempo con l’immancabile bar. La prima gioia arrivava presto, con la conquista nel 1999 della prima Coppa Csai per il Gruppo Speciale, prestigioso successo replicato nel 2011 e nel 2014, ma in queste occasioni per la classe Prototipi. Certo, gli slalom in cui Ale Polini è stato campione italiano erano un po’ diversi da quelli di oggi: minor numero di postazioni e media delle auto in gara meno estreme, in un epoca nella quale le P2 da 620 kg erano mattatrici e le sport dovevano ancora essere parificate a quelle da salita. Un panorama tecnico forse più coerente rispetto a quello attuale, che ammette prototipi potenzialmente micidiali, ma costretti a divincolarsi fra selve di postazioni. Ed anche le regole del tempo risultavano forse più eque per le altre classi, che non fossero barchette sport. La disamina del pilota genovese, va in questo senso: Continuo ad amare gli slalom per tradizione di famiglia avendoli vissuti fin da piccolo, ma le postazioni con uno spazio fra loro tanto ridotto e questo fatto che alcuni organizzatori calcolino la media su quella della barchetta sport più potente e non sulla media di ogni classe, come invece prevede la regola, non le capisco e credo incidano parecchio sullo spettacolo finale. Ricordo ancora il mio esordio nel Tricolore Slalom a Campobasso, con la A112, una macchina che col passare del tempo mi rendevo conto di quanto fosse via via sempre più conosciuta. Proprio questo aspetto mi affascina, il fatto che queste piccolette siano tanto amate dagli appassionati. La mia aveva un Suzuki K6 da 180 cv ,ma soprattutto un assetto veramente eccellente. Queste monelle degli anni ’70 e ’80 suscitano tanta simpatia ed affetto, ovunque io sia andato a correre o semplicemente a esibirmi, il calore della gente è sempre stato ed è tuttora eccezionale. Bello.

 

Il titolo italiano del 2010 ha avuto per qualche ora un gemello nel palmares di Ale Polini, quando nel 2012 nell’ultima gara di Santopadre il driver genovese vinse classe e gruppo issandosi così in testa alla classifica finale di campionato, prima che un reclamo generasse la squalifica di un concorrente delle vetture sport innescando la consequenziale rimodulazione della graduatoria d’arrivo e del Campione Italiano assoluto, secondo le regole del tempo. In quell’anno arrivò comunque la vittoria nel Trofeo Nazionale Prototipi, vinto anche nel 2014. Fra gli avversari più ostici del periodo, quello che vedeva le P2 assolute guest star delle gare a birilli, si ricorda di Vincenzo Manganiello: Ho sempre avuto un ottimo rapporto con Vincenzo, che saluto, ce le davamo come matti in gara ma andavamo d’accordo. Ho un caro ricordo. Era molto forte anche Francesco Lombardo, mi ricordo di quando a Torregrotta ci incontrammo e lui fu avanti di due secondi alla prima manche. Aspettavo le altre salite per avvicinarmi ma poi purtroppo la gara fu sospesa per un grosso problema. Avrebbe vinto lui, ma volevo capire quanto mi potessi avvicinare nella strada per lui di casa.

  

Al curriculum personale, va aggiunto anche il Trofeo Italia del 2014. L’attività della factory di Busalla, nella quale gravitano in  tutto l’anno auto da corsa di ogni tipo che spesso sono costruite da zero, ha poi preso il sopravvento e ridotto il tempo a disposizione per le gare, anche se nel 2018 torneranno ad esserci più slalom nell’agenda eventi di Ale Polini, con un prossimo ritorno nel campionato italiano. Una quotidianità lavorativa portata avanti con la preziosa compagna Manuela e all’occorrenza con qualche amico fidato e preparato tecnicamente, figure che fanno delle ordinatissime officine genovesi quasi un atelier della meccanica, rigorose come sono nell’essere sempre assolutamente impeccabili.

  

La cura costruttiva, il peso e l’assetto, sono gli assoluti must di Ale Polini: Una mia macchina può non avere un motorone con moltissimi cavalli, ma quelle che escono da qui devono essere sempre le più leggere e con l’assetto più efficace. Ti faccio l’esempio della mia A112, che ha il motore Bmw di serie col solo scarico per circa 204 cv a 14300 g/m, ma che finita pesa soltanto 474 kg. Praticamente per andare a correre dovrò zavorrarla, per arrivare ai 500 previsti dalla classe Silhouette. Preferisco così, al primo posto telaio e leggerezza, poi tutto il resto. Mi avvalgo della straordinaria bravura di Corrado Gazzale, tecnico elettronico con grandissima competenza sui motori da moto, ma capace di fare davvero grandi cose, come il cablaggio unico. Sono molto riconoscente anche a Francesco Ambrosiani e alla sua Alta Valle Motorsport ed a Raffaele Caliro, della scuderia Racing for Genova, per tutto quello che hanno fatto per me. Sono sicuro che papà Bruno sia contento di tutto questo, il modo migliore per omaggiarlo è proprio continuare quello che facevamo insieme e ciò che faceva lui prima di me. Ha lottato tanto ma si è dovuto arrendere, ogni volta che salgo in macchina c’è un po’ di lui in quello che faccio.

di Francesco Romeo

Foto X1-9 e A112 in gara: Luca Tamagno

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