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Aneddoti e personaggi – 1

Vito Ventrella (1907-1978)Come nasce e si evolve, con fatti e aneddoti raccontati in cinque puntate, la classicissima automobilistica fasanese.

Vito Ventrella, meccanico autodidatta
Vito Ventrella (1907-1978) da giovane era stato a lungo autista di fiducia di un radiologo di Locorotondo, Michele Campanella. Più tardi era passato al servizio della ditta Rossi di Roma, che aveva preso in appalto tutti i lavori di fognatura nel nostro territorio. Questa ditta aveva un notevole parco macchine delle migliori marche, e in Vituccio, trasferitosi a Roma, a contatto con tante automobili, maturò la decisione di studiare a fondo la loro meccanica. Così diventò un autodidatta nel mestiere e, tornato a Fasano, aprì la sua officina in viale Stazione. Era un meccanico molto esigente e preciso, tanto da meritarsi la fama di perfezionista. Nella sua bottega si formò il nipote Mondino Ventrella, altra figura storica dei meccanici fasanesi. Vito prese parte alle prime due edizioni della Fasano-Selva, con una Lancia nel 1946 e con una Fiat 1100 nel 1947.
Una linea di partenza ballerina
Il punto di partenza della gara, soprattutto nei primi anni, subì diversi mutamenti.
Nella prima edizione, come già detto, la corsa prese il via dalle Fogge, mentre negli anni successivi (1947, 1949 e 1951) la linea di start fu fissata in corso Garibaldi, davanti al Caffè Abbracciante, allora ubicato di fronte all’attuale farmacia Capochiani. L’avvio della gara era davvero spettacolare: dopo il rettilineo del corso, la prima micidiale curva sulla sinistra, laddove si esce da piazza Ciaia per immettersi in via Carlo Alberto, dove c’era la rimessa “dei Verdichelli”. Poi la discesa, e diritto verso la chiesa di San Francesco da Paola, con due difficilissime curve, prima a sinistra e poi a destra per immettersi su via Taranto.
Nel 1950 e nel 1954 la partenza fu spostata in piazza Ciaia.
Nel 1953 ancora un cambio: la linea bianca fu tracciata davanti all’Ospedale. Dal 1955, invece, la gara ritornò alla partenza originaria, in via Taranto, all’altezza della Villa Comunale.
Nel 1965, per evitare congestioni al traffico cittadino, ormai cresciuto a dismisura, lo start fu trasferito vicino al campo sportivo. Dopo l’interruzione di nove anni, alla ripresa della manifestazione, nel 1975, la nuova partenza fu stabilita sulla statale 172 “dei Trulli”, all’altezza dell’impianto semaforico, sotto l’Istituto Sacro Cuore. L’ultima variazione arriva nel 1991, quando la striscia viene posizionata ancora più avanti, all’altezza dell’attuale stazione di servizio Agip, sempre sulla s.s. 172.
Considerate le continue mutazioni di percorso (si tenga presente che anche il traguardo è stato spostato in varie edizioni), diventa inutile elaborare un specifica tabella con i vari record di classe e assoluti (tempi e medie), essendo improponibile un raffronto cronometrico nell’arco delle quarantanove edizioni disputate finora.
Perché nel 1946 fu spostato lo striscione di arrivo
Gli organizzatori della prima edizione avevano fissato la linea di arrivo sul viale Toledo, quasi a metà degli attuali due cancelli di ingresso della Casina Municipale.
Ricorda l’avv. Sandrino Chieco: «Ancora non avevo la patente: avevo appena 17 anni, però ero espertissimo della guida, perché già da mesi guidavo la Balilla di mio padre. Spiegai a don Luigi Amati che era impossibile fissare il traguardo in quel punto, perché non c’era lo spazio necessario per la frenata. Non vollero ascoltarmi. Ma io non mi arresi. Quando partì per una prova Bettino Siciliani con la sua Alfa, io presi la 1500 Fiat di mio padre e, pur senza patente, mi misi dietro a Siciliani, correndo come un dannato. Bettino arrivò al traguardo rallentando sempre più, e mettendosi al lato della strada. Io, invece, arrivai sparato come un razzo:?giunto dove volevano piazzare il traguardo, piantai una frenata e per poco non andai a finire sul muretto della villa Mancini. Per la brusca frenata, la mia macchina si capovolse. Ruppi l’automobile, però dimostrai che era impossibile fissare l’arrivo in quel punto».
Fu così che il primo storico traguardo della Fasano-Selva fu anticipato all’altezza del ristorante “Il Fagiano”.
La rivincita mancata di Giannino Gallo
Giovanni Gallo, da tutti conosciuto come Giannino, nasce nel 1908, secondogenito di Lorenzo e di Concetta Passiatore. A soli quattro anni resta orfano del padre, perito con altri familiari nel crollo della sua abitazione (provocato dallo scoppio di ordigni per la pesca), e poco dopo perde anche la madre. È attratto precocemente dai motori e dalle auto, e vi si dedica per tutta la vita, tanto da meritarsi il soprannome di “Chauffeur”, ovvero “l’autista”. All’inizio degli anni ’30 guida le prime auto di proprietà delle famiglie Saponaro e Albano, per passare in seguito alle dipendenze del prof. Nicola Lagravinese, il più noto chirurgo operante in quegli anni. Nel 1936, con altri autisti e meccanici fasanesi, presta opera nei cantieri di costruzione italiani nella conquistata Africa Orientale come conducente di automezzi. Rientrato a Fasano, col gruzzoletto risparmiato acquista una Fiat 508 Balilla, mettendosi in proprio a trasportare i tanti cittadini che si spostavano tra le varie località e che non possedevano una propria macchina. Giannino provvede in tal modo a dare onorevole sostegno alla famiglia e ai suoi cinque figli. Nel 1946 prende parte come pilota alla prima edizione della Fasano-Selva. Con la sua Balilla gareggia nella categoria delle 1100, che erano di cilindrata e assetto superiore, e si classifica quarto, preceduto da tre 1100 a suo dire «preparate». Medita quindi la rivincita per l’anno seguente, ma la “Coppadoro” sportiva prestatagli da un appassionato leccese, tra testata abbassata, aumento della compressione nei cilindri, marce accorciate e altre diavolerie meccaniche, dopo aver fornito tempi spettacolari nelle prove notturne (come allora si faceva), viene meno sulla linea di partenza proprio il giorno delle prove ufficiali. E così Giannino Gallo, sfiduciato e avvilito per l’avverso destino, abbandona le sue velleità di pilota.
Ariosto Carrieri in gara con la macchina del vescovo 
Ariosto Carrieri nasce a Fasano nel 1912. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, che lo vede impegnato per dieci lunghi anni tra combattimenti sui fronti d’Africa e d’Europa e successiva prigionia in Grecia, rientra a Fasano, dove concretizza la sua vocazione per la meccanica, maturata anche nelle basi militari, aprendo in proprio un’officina e divenendo il “principe” dei motori e maestro di un’intera generazione. Sempre per questa sua spiccata passione, si cimenta nella prima edizione della Fasano-Selva con un’Alfa 1750 di proprietà del vescovo dell’epoca, mons. Carlo Ferrari, ottenuta in prestito grazie al decisivo intervento del segretario particolare del prelato, che era il fasanese mons. Pasquale Guarini. Si classifica quinto nella classe oltre 1100. Impegnato anche in politica come assessore del Comune di Fasano, Ariosto Carrieri scompare nel 1997.
(3-continua)

Tratto da “50 volte Fasano-Selva – Storia di una leggenda sportiva” di Zino Mastro
Faso Editrice pagg. 214 – € 30

di OsservatorioOggi

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