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Foto Marco Garbin

ANTONINO LA VECCHIA: LA Ti RISCHIO’ UN EREDE

Il traino delle imprese in CIVM, stava rivoluzionando i programmi del gruppo Fiat. Il racconto di quell’idea, il sogno Pikes Peak, i suoi preferiti del 2017 e il pronostico sul vincitore CIVM 2018.

Una fase storica complessa, a metà fra la potenza delle vittorie dell’Alfona e la necessità di accontentare le esigenze del marketing. Fra la priorità del lancio dei nuovi modelli e la voglia di capitalizzare ancora, per l’erede della 155, il traino eccezionale delle sue vittorie contabilizzate prima in pista e poi in pendenza.

Antonino La Vecchia è un giacimento di fatti da corsa, dettagliato e preciso com’è nell’esposizione delle vicende di quegli anni, tanto scintillanti per il motorismo a tre colori. Un anno crocevia della straordinaria epopea della V6 Ti fu il 1997, quando si scontrarono due correnti di pensiero in Alfa Romeo: “Nel 1997 uscì la 156 e uno dei motivi per cui non volevano far correre più la 155, era perché il marketing non voleva più vedere quella macchina là. Ma una cosa è il marketing e l’altra il reparto corse e quindi l’immagine sportiva, per cui si convinsero a fare quell’ultima stagione sportiva del ‘98, con i risultati che sono conosciuti. Si pensò seriamente anche di realizzare una macchina come la TI ITC su base 156, ma quest’idea fu abbandonata, dopo un attenta analisi, per motivi di costi. Tu pensa che l’ultima 155 Evo ‘96 costava in lire un miliardo e seicento milioni a esemplare, di cui 500 solo per l’elettronica, che incideva molto più di oggi. E questa cifra era spalmata sulla costruzione di sei-otto pezzi, quale mi sembra fosse il numero di quelli realizzati per l’ultima evoluzione. Per un solo esemplare, il costo sarebbe stato esorbitante e quindi l’idea fu abbandonata. Poi l’impegno diretto come reparto corse, fu mestamente abbandonato. Peccato, perché da quello che si vide poi nelle gare in cui fu impegnata, la base tecnica della 156 avrebbe permesso ottime performance.”

Foto Giacomo Gabriele Elettricista

Torniamo nel cockpit della 155. Il sound del V6 Alfa, dal tuo privilegiato punto di ascolto…

“Purtroppo non sentivi nulla…sentivi un fracasso bestiale di questa trasmissione che ti toglieva la testa…sentivi il rumore del motore ma non nella sua musicalità che si apprezzava fuori…era un propulsore double face che aveva un suono di aspirazione davanti ed uno dietro dello scarico, per cui da quello che mi dicono il suono più spettacolare era quello dell’aspirazione quando la macchina arrivava. Come tutte le macchine da corsa era una miniera di rumoracci, di fischi, di ingranaggi di tutti i tipi, per cui quello che ti arrivava dentro non era quello che sentivi nei video o da spettatore.”

Quando avesti chiaro il concetto che il programma Alfa si sarebbe chiuso là, pensasti di uscire dalle gare o avresti voluto rimanere nel circus?

“No, decisi di smettere, in primis perché avevo delle cose da sistemare fra cui il matrimonio con mia moglie, infatti ci sposammo fra le ultime due gare, per cui iniziavo a maturare progetti di vita diversi. E poi perché, parliamoci chiaro, non c’erano più le condizioni per continuare. Mi ero abituato bene con la V6TI, dopo che scendi da lì, poi dove vai? L’unica alternativa potevano essere i prototipi, ma per i motivi ben noti non era una strada percorribile.”

Nel 2018 ti vedremo ancora spettatore in qualche gara?

“Spero di replicare ancora in qualche appuntamento, con molto piacere…”

Un focus sui protagonisti delle salite. Faggioli e la Pikes Peak, con la varie problematiche di strada in sé, di vento, di variabili meteo, di una macchina da parametrare ad altre condizioni, in parte assimilabili solo alla Trento-Bondone, che comunque Simone ha dominato. Come valuti questa spedizione, pensi che possa centrare il record al primo colpo?

“Una sola parola: vincente. Sono sicuro. Quando un professionista come lui è all’apice, dopo aver vinto dieci titoli europei, ha la motivazione per vincere nuove sfide. Questo ti dà l’input per tenere ancora il piede giù. Quella gara è il massimo ed era anche il mio sogno, te lo confesso, quando era ancora su sterrato. Bellissima…!”

Si era parlato al tempo, dopo le esperienze brillanti con la 037 prima e con la S4 poi, che è stata prodromica alla grande epopea della Deltona, di utilizzare quelle belve del gruppo B per farle correre nella categoria Unlimited della Pikes Peak, che permette massima libertà di interpretazione, classe dove ci si poteva giocare il meglio del repertorio tecnico con le avanzatissime Ecv. Ma anche in quel caso, il gruppo Fiat scelse la prudenza…

“Esattamente, si. Ci provarono fra gli altri anche Mauro Pregliasco, che fece una Delta Proto, ma visto il livello di quella gara serve un impegno ufficiale, come hanno fatto Audi e Peugeot.”

Faggioli e Merli, al netto della Pikes Peak, continueranno ad essere i marziani del Cem, perché visti i tempi che fanno sembrano praticare un altro sport, così nel Civm, ritiratosi anche Scola, potrebbero definitivamente consacrarsi Magliona e Cubeda, sempre vicinissimi ai migliori anche nel 2017…

“A me piace molto Omar, perché trovo sia un ragazzo metodico che riesce ad essere costante ed efficace nel suo miglioramento, anno dopo anno. Mi piace molto l’approccio che ha e sono sicuro che nel 2018, con telaio e motore perlopiù nuovi come mi suggerisci tu, sarà ancora più veloce. Anche il siciliano, Cubeda, non è affatto da sottovalutare, ha iniziato tardi in salita ma ha dimostrato già grandissime cose. Daranno spettacolo, sono molto molto bravi. Nelle Cn mi hanno impressionato sia il mio concittadino Achille Lombardi che Luca Ligato. Hanno fatto due stagioni veramente eccezionali!”

  

Fra le turismo, chi ti ha colpito?

Nelle Gt, Lucio Peruggini. Va fortissimo, è un gran signore, un amico, con la mentalità e l’approccio del professionista. I risultati parlano chiaro. Fra le piccolette, Aragona e Chirico vanno anche loro fortissimo. Tornando per un attimo alle sport, Luca Caruso mi ha impressionato veramente con la Radical e poi Ivan Pezzolla forse su tutti, perché credo sia come il papà Oronzo, cioè un jolly che dove lo metti va forte. Un grande riconoscimento va anche a Ciccio Savoia, che ho scoperto di aver tenuto in braccio a Fasano perché il papà lavorava nella concessionaria che ci sponsorizzava, quella di Tartarella. Ero già suo tifoso e poi incontrandoci ad Erice mi ha raccontato questa bellissima cosa. Un altro spettacolare è Claudio Gullo, l’ho visto con la Polo sempre ad Erice, aveva problemi con l’autobloccante, non so come riuscisse a guidarla su quella strada con quei problemi perché era un missile, uno Sputnik! E poi secondo me anche lui ha un approccio molto professionale alle gare e alla forma fisica. Deve solo smetterla di correre sull’acqua perché è troppo pericoloso..(sorride)..!”

Francesco Romeo 

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