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ARAGON VALLEY

Dopo il record a Morano, l’ingegnere di Villapiana convoca la Commissione Grandi Rischi e deposita anche ad Ascoli il brevetto del nuovo primato di classe, grazie ad una prestazione monstre per intensità e ferocia, colta sulla Mini Turbo da litro e sei di Dino Semeraro.


Una chiamata per un test conoscitivo e valutativo, utile a schiarire gli orizzonti a Dino Semeraro sul potenziale della sua nuova Mini Turbo. Questo lo spirito primordiale dell’approccio del Dottore dei tubi, che aveva bussato alla porta dell’esa tricolore di classe Giuseppe Aragona, per avere da lui un più ampio focus sulla turbona anglo-tedesca messasi da poco in garage. La prima uscita di Morano aveva già partorito il nuovo record di categoria, quando lo scatenato Don Giuseppe da Villapiana aveva richiamato all’ordine anche l’ultimo dei turbo-cavalli fra i longheroni, per impadronirsi dell’Everest di classe su quella strada che sente propria come nessun’altra. Vittoria + vittoria + record, e’stato il formidabile tris d’assi calato sul tavolo del Pollino alla mezzeria di giugno. Un ridondante successo che aveva perentoriamente sancito la bontà dell’inedita equazione Aragona&Mini,  implacabile nel soddisfare ogni requisito tecno-agonistico attendibile. E ponderabile. Come ogni buon piatto capace di lasciare indelebile memoria nel palato, si aspettava presto il replay di questa pregiata coppia, tornata  così alle fotocellule nella tappa tricolore successiva, la Coppa Paolino Teodori edizione 58, tappa mediana del Civm 2019. L’atteso replay dell’Hat Trick centrato agli scacchi di Campotenese dall’ingegnere superfast edition, si materializzava anche al Finish della gara ascolana, quando la Mini guidata da Aragona riscriveva con numeri suoi il record delle turbocompatte da litro e sei,  formato Rs Plus. Ancora vittoria in gara-1, ancora vittoria in gara-2, ancora record. Il calendario eventi e relativo score della gara marchigiana, era così il copia/incolla di quello calabrese di 14 giorni prima.

Giuseppe, non poche sono le differenze fra la tua agile e reattiva 106 e la corpulenta Mini, che ha una scocca più strutturata, con più kg ma anche più cv. Raccontacele tradotte alla guida.

Vero, sono due auto molto differenti. La Peugeot è leggera, direzionale, reattiva, maneggevole, mentre la Mini è più pesante, con circa 1050 kg alla bilancia, ma è efficace e divertente. Devi guidare in un altro modo. Nella 106 fai un assetto base che più o meno va bene ovunque, la regoli bene all’anteriore e poi con il ponte dietro funziona. Premetto che salito sulla Mini ho voluto subito le Yokohama, adeguando le incidenze, perchè sono gomme con cui notoriamente io ho un ottimo feeling. Rispetto alla 106 questa è una macchina che ha un posteriore che lavora davvero, da impostare con le geometrie giuste per sfruttare le sue potenzialità, sicuramente alte.

Come percorrenza, che dati hai?


Credo che la 106 abbia qualcosa in più, ma la Mini non è lontana. Appoggia a dovere e segue la linea, il telaio è fatto benone.

Presa di forza anteriore turbo. Motricità nelle ripartenze?

Che vuoi, sebbene abbia il differenziale autobloccante i 280 cv e i 40 kg di coppia si sentono. Devi necessariamente dosare, per non smusare. Quando capisci come accelerare però, capitalizzi le grandi doti del propulsore, che spinge molto.

Motore, due punti. Come va?

Va forte, a tratti quasi mi faceva paura la media che riuscivo a tenere. Ad Ascoli c’erano tratti in cui portavi veramente tanti km orari nei transitori, tratti in cui percepivi proprio la potenza disponibile, arrivando nei curvoni a velocità molto molto sostenute.


Differenze in km/h rispetto alla tua 106?

Sopra siamo là, nel punto che ho preso come riferimento affacciavo più o meno ai 190 con entrambe. Anche come tempi, siamo simili.

Dove senti di esserti espresso meglio fra le due gare?

Credo di aver guidato bene in entrambe le salite, ma a Morano è stato meno difficile, visto il mio feeling con quel percorso e le caratteristiche della macchina più adatte secondo me a quella strada. Ad Ascoli invece ho preso grandi rischi, credimi, c’è stato veramente un grande sforzo personale per tirare fuori il record. In certi curvoni sono arrivato davvero forte, ho rischiato.

Assetto.

Per come sono io, lo vorrei più piatto. Ma non perché non vada bene com’è, perché magari se avessi corso con un assetto più granitico sarebbe venuto fuori lo stesso tempo. E’ una questione di percezione di sicurezza e confidenza con la vettura del tutto mia, del tutto personale, sviluppata negli anni. Non mi piace che la macchina abbia rollio o beccheggio molto avvertibili, mi piace che sia più granitica. Ognuno ha il suo stile di guida.

Prossima turbo-uscita?

Dovremmo andare al Terminillo, vediamo cosa succede. Poi vedremo. La vettura comunque è in vendita e chi la sceglierà secondo me prenderà un ottimo esemplare. Intanto ci divertiamo e ringrazio di cuore Dino Semeraro.

Francesco Romeo

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