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ARAGONA PENTACAMPIONE: DEDICATO A CHECCO

Il pilota di Villapiana centra il quinto titolo italiano della montagna, in undici stagioni complete di gare. Ritratto di un campione self made, che trova nella dimensione familiare il quid tecnico e mentale per continuare a vincere.  

Se gran gallo sei con il pollaio pieno, non puoi che esserlo anche con delle creste in meno. La metafora della carriera da corsa di Giuseppe Aragona, sta tutta qui: a dispetto di titolo, titoli e numeri degli avversari di classe, ha sempre tenuto alta la soglia performance. L’associazione a competere di stampo calabro chiusa con papà Franco e zio Rocco, anche loro noti  e veloci piloti di gare in pendenza, ha generato un altro successo sulla via di Villapiana.  Ora che ha intestato un titolo in salita ad ogni singolo dito di una mano, piace ricordare il cammino di Fast Giuseppe dal primo campionato vinto. Quello che a prescindere dalla classe inferiore, la N1600, resta il più bello di tutti, per quel fascino irripetibile che sempre attiene alle emozioni inedite. Quest’ ingegnere delle Comunicazioni, debutta con un tris di gare nel 2004. E’ nel 2005 però, che nasce la sua lunga love story con la Peugeot 106 di oggi, compagna di 103 trincee tricolori in salita, di cui ben 63 vincenti.  Un telaio mai sostituito, una scocca che non ha mai conosciuto finanche un nuovo roll bar, ma ripassata e verniciata year by year da papà Franco, sapiente carrozziere per tradizione ed efficace motorista per adozione. Nel 2007 la N-1600 era composta anche da 16-18 piloti stabili, di cui 7-8 candidati a vincere. Facile no ma appagante si, fu quindi portarsi a casa il primo tricolore.

14446516_10208674811644984_1957837277_oLa splendida epopea di titoli vinti griffati E1-1600 iniziava nel 2009, si replicava nel 2010 e si ripeteva anche nel 2012. Un tris di scudetti a cui facevano sequel altre stagioni comunque fruttuose. Altra annata fra le più appaganti della sua carriera resta quella 2015, che non ha coinciso col titolo, ma con una nitida attestazione di forza : un’annata in cui la E1-1600 è stata, con dubbi zero, la classe più combattuta e ansimata del circus salitaro. Una stagione in cui ha conteso il titolo a Domenico Chirico fino alla penultima del Reventino, segnata anche dagli exploit velocistici di Giordano Di Stilio. Il bilancio finale di 6  vittorie a 5 per il calabrese del sud su quello del nord, segna il perimetro di una rivalità ferocemente corretta, alimentata in questo quinquennio: Domenico è un mio grande avversario, come guida e come sportività è di un altro livello rispetto a molti altri”.

Una stima agonistica e personale, totalmente ricambiata, fondata e dichiarata.

Un vecchio ed incontrovertibile assioma delle corse, rimasto avulso dalle tecniche intanto sempre più sofisticate, è la retta di spartizione fra il pilota di assoluto livello e quello meno dotato: quella capacità di restare ad alta quota nel lungo periodo e non solo correlando i propri risultati, a singoli exploit stagionali. Ed è forse questa la dote più consistente e rilevante dell’Aragona-pilota, oltre alla velocità istintiva, specialmente nel misto più guidato.

14407860_10208674667281375_1994863142_oAl passaporto tecnico compilato con papà Franco e Zio Rocco, da due stagioni si aggiunge la fautrice del cambio al volante Fastronik, la cui sinergia si sostanzia in costanti aggiornamenti, gara dopo gara. Senza scordare l’apporto prezioso ed ormai retrodatato di Santo Pettinato, regista dell’elettronica di gestione del quattro in linea francese, vitaminizzato in casa da papà Franco.

Il sentore generale è che la 106 arancio fluo, come up grade di autotelaio e trasmissione e forte di un propulsore non al top ma nelle zone adiacenti, sia ad oggi la migliore compatta E1-1600. Un merito ulteriore, per il mirato lavoro di affinamento sviluppato negli anni e per la capacità di tradurlo al volante, risultato mai facile da centrare con oltre 200 cavalli  a nord del baricentro e per il passo decisamente short. Andar sempre più forte con tre metri e mezzo di auto è affare ogni anno più delicato, ma quest’ alchimia è stata centrata nel 2016: su tutte le strade asciutte infatti, ha limato i propri timing personali nonchè un paio di quelli del percorso.

Nel mazzotto di gare vinte in carriera, la carta più alta resta Svolte di Popoli 2016, quando la scelta coraggiosa di montare le slick quando il meteo suggeriva le rain, gli ha fruttato la vittoria di tutto il Gruppo E. Ed una selva di complimenti, quanto mai meritati. A sentirlo infatti, assieme ad Erice 2016, sono queste le due gare più belle fra tutte.

14456781_10208674663921291_1718910228_oNel mirino di oggi nessuna festa roboante, ma una dedica d’obbligo: quella al cuore di Papi, al suo prolungamento Checco, ridefinito il Monellaccio per la naturale propensione dell’erede, ancora in formato Mp3, ad essere simpaticamente accelerato, per la genuina esplosività tipica dei suoi (pochi) anni.

Se nel 2017 la classe resterà la 1600 e il passaggio ai due litri non è un progetto agonistico, il sogno da corsa di prima e di ora si chiama Alfa 155 Dtm. Da guidare sulla Sila Piccola. Sarebbe questo e soprattutto questo, l’orgasmo con le ruote di Giuseppe Aragona.

Penta campione, in punta di piedi.

Francesco Romeo

Foto: Giuseppe Carrone

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