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ARAGONA: VI RACCONTO LA MIA MORANO

Terza vittoria per il pentacampione italiano nella classica calabrese, azzannata con due super manches in fotocopia. Una sfida a vita persa con il rivale di sempre Chirico, nella lotta più bella del week end della quarta del Civm. Lodi sperticate per il cambio Fast Tronik.

Poco importa se le cronache post gara non ne parlano. In Calabria, per i conterranei, è più perdonabile l’omicidio del successo, come diceva Enzo Ferrari. Giuseppe Aragona ha vinto in formato Iper la sua terza Morano-Campotenese, abbassando il proprio timing dell’anno scorso di sette decimi e autografando le due sessioni con identico best time. Con una precisione gps-style, ha tratteggiato il successo finale divorando le tre-quattro curve finali come un satanasso e levando due marce due dalla sesta alla quarta, nella piega che scorge l’autostrada. Una scalata di marcia perentoria resa possibile dal suo implacabile cambio Fast Tronik. Con l’avantreno livello tombino e un inserimento di prepotenza nella curva del ponticello invece, aggrappato alle sue Yokohama 560 medium che già lo avevano premiato l’anno scorso, ha divorato uno dei transitori più lenti, tecnici ed impegnativi del percorso. Un altro di quei tratti in cui si costruisce il final time. La sfida con il rivale di sempre Domenico Chirico infatti, non è mai roba da prendere meno che seriamente. A loro, detentori di nove titoli italiani in due, è spettato il compito di sbobinare sul Pollino il più bel copione, così come in altre decine di sfide. Un compito che hanno assolto ancora con ferocia agonistica, generosità e lealtà, fino all’ultimo frame della quarta del Civm.

 

Ci ha provato il calabrisello di Rio de Calabria, ma Fast Giuseppe da Villapiana ha stanziato quel secondo e mezzo di capitale in meno al cronometro, da meritarsi la vittoria. Nove decimi di vantaggio nel primo stint e altri 5 nel secondo. Nessuna flessione per Aragona dal caldo della prima manche al fresco della seconda, segno di un feeling uomo-macchina perfetto e di una gamma termica ampia e sfruttabile delle sue coperture Made in Japan: Per andare tanto forte e restare sullo stesso passo fra prima e seconda salita, serve che nella macchina tutto funzioni alla perfezione. E così è stato…questo il commento di papà Franco, ex pilota, decano dei carrozzieri nonché motorista della macchina del figlio.

Così invece il vincitore: “Sono felicissimo per aver vinto in una delle strade più difficili e veloci, ma anche affascinanti. E’ la mia terza affermazione qui in tre partecipazioni complete, sempre con l’E1 1600, mentre nel 2014 partii ma dopo pochi metri purtroppo ruppi il motore. E’ stata una gara tiratissima, ma d’altronde quando siamo in bagarre io e uno veloce come Domenico, ci spingiamo uno con l’altro, perché sappiamo che entrambi dobbiamo dare il massimo per starci davanti. Tutto nella macchina ha funzionato alla grande, io penso di essere stato molto bravo nella percorrenza delle ultime 3-4 curve finali, che credo di aver interpretato davvero bene, prendendo grandi rischi e sfruttando tutta la percorrenza in uscita. Come avrebbe detto Nesti, senza voler sembrare presuntuoso o ripetitivo, mi sarei pagato un caffè….(sorride)… Nel primo intermedio era avanti Domenico, poi io recuperavo ed allungavo nella parte terminale. Le sue Avon entrano prima in temperatura, dando il picco di prestazione in anticipo, mentre le mie Yokohama più basse e strette, hanno invece un picco di resa meno immediato ma poi più duraturo come range di km utili. Una cosa ci tengo a sottolinearla, mi preme davvero: ho guidato bene, ho dato il massimo ok, ma devo assolutamente ringraziare i ragazzi della Fast Tronik, bravissimi a fornirmi un ulteriore evoluzione del loro cambio al volante che mi ha consentito di fare cose eccezionali e prima non possibili. Riuscivo a frenare fin dentro la curva, a settanta metri dalla corda, come con una sport, grazie ad una scalata ineccepibile del loro sistema. Mi ha dato una fiducia e una precisione negli innesti, specialmente in scalata e  quindi sotto grande carico motrice in decelerazione, da lasciarmi davvero sbalordito. Hanno raggiunto un livello altissimo di efficienza. Sebbene la telemetria e la trasmissione mi comportino una trentina di kg in più sulla massa complessiva che potrei avere, preferisco avvantaggiarmi dei benefit che mi danno ad altri livelli funzionali. Anche se ho abbassato di sette decimi il 2.34 con cui avevo vinto lo scorso anno, credo che la strada fosse meno veloce del 2016. Semplicemente io e la macchina abbiamo funzionato significativamente meglio e la conferma del tempo nella doppia salita, ne è testimone. Questa vittoria è stata importante anche per il mio morale, viste certe problematiche che la mia famiglia sta affrontando da qualche tempo. Mi è servita da stimolo e da sfogo insieme. Ora guardo ai prossimi appuntamenti senza un programma preciso, solo rispettando quelle che saranno le prioritarie esigenze familiari, lavorative ed economiche. Ringrazio tutti coloro i quali hanno fatto il tifo per me, mando loro un caro saluto e sono contento di averli fatti divertire”.

Francesco Romeo

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