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CSAI: IL COLLARE HANS DIMENTICATO

Anche per il 2015, il regolamento sportivo non rende obbligatorio l’uso del collare di sicurezza negli slalom. Una scelta assolutamente assurda,che va nel senso contrario della tanto reclamata salvaguardia dei piloti.

Pensavamo che l’inverno potesse portare consiglio. Ci sbagliavamo. Neanche la pausa fra le stagioni di gare, ha spinto l’autorità sportiva a colmare una lacuna vergognosa nel proprio dispositivo tecnico-normativo. Se la querelle dei mesi scorsi è stata l’inopportuna aggregazione nel gruppo E1 di auto con motori automobilistici e motociclistici insieme, sfociata poi in un passo indietro tanto tardivo quanto sensato, non ha purtroppo neanche tenuto banco la vergognosa questione relativa al mancato uso obbligatorio del collare Hans nelle gare di abilità in salita.

Da anni assistiamo all’aggiornamento e all’implementazione di sempre nuovi particolari, come sedili,cinture, piastre, estintori, caschi e roll bar,fra gli altri. Il tutto giustificato con l’innalzamento del livello di sicurezza passiva da imporre ai piloti, spesso esagerando nel far sostituire componenti che sarebbero ancora validi e funzionali. Peccato che questo rigore non sia applicato al particolare che più di tutti può garantire la sopravvivenza o la salubrità ad un driver che dovesse essere coinvolto in un incidente in gara: il collare Hans. Esportato Giuseppe Gulotta mentre indossa il collare Hansagli inizi degli anni 2000 in tutte le categorie dalla F1 a scendere, dopo anni di impiego nelle corse americane, questo dispositivo ha consentito di salvare moltissime vite umane e ha attenuato efficacemente le conseguenze sul fisico di piloti coinvolti in gravissimi crash. Malgrado la scarsa sicurezza assoluta delle strade in cui si corrono troppi slalom e le iperboliche prestazioni di vetture come le E1 o le barchette Sport, che spesso molti piloti usano indifferentemente in salite e gare fra i birilli disputando talvolta su una stessa strada il doppio tipo di gara previsto, come ad Erice ad esempio, la Csai vergognosamente si limita solamente a “consigliare” l’uso del collare in gara. Lo stesso curvone veloce con muro a vista , nello slalom può essere percorso a testa libera, mentre nella cronoscalata col casco ancorato al telaio: un controsenso allucinante. Ostacoli fissi in quantità, barriere carenti o peggio muri e spigoli vivi scoperti o protetti talvolta da pneumatici appoggiati al suolo, costituiscono un pericolo costante di esporsi a decelerazioni intensissime. Rischio per la colonna vertebrale e per le vertebre cervicali: altissimo.

La cultura tecnica dei piloti è spesso carente, come carente è la loro concezione del rischio: preferiscono non pensarci per scaramanzia, piuttosto che superare una normativa scandalosa andando ad allacciarsi in ogni occasione il collare salvavita. Pochi di loro lo fanno, esponendosi ad una rischio non elevato, ma di più. Capire come ingegneri e medici dell’ufficio tecnico della Csai possano far perdurare questa situazione, è un operazione fuori portata per una  normale intelligenza. L’Aci non si pone come Ente preposto ad occuparsi di sicurezza stradale? L’importanza di usare le cinture nella guida di tutti i giorni, è in carta carbone con quella dell’Hans nelle gare che esso stesso perlopiù organizza.

A latere della recente premiazione della scuderia catanzarese Tecnoracing, l’ingegnere Alberto Castagna, esperto commissario tecnico Aci Csai, si è detto del tutto concorde con noi sull’utilizzo obbligatorio dell’Hans in tutti i format di gara. Una qualificata opinione in più, che acclara ulteriormente importanza e inderogabilità di un provvedimento che non dovrebbe essere neanche materia di discussione. 

Francesco Romeo

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