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E1 FIGHTERS 1600: TUTTO IN DUE SECONDI

Domenico Chirico sbanca il Terminillo con una prestazione-monstre che gli ridà la testa della classifica. Lotta ad airbox saturo fra Giordano di Stilio e Giuseppe Aragona, che centra il secondo posto per soli sei centesimi. Un altro round a vene sporgenti nel ring della litro e sei.

Migliore in campo: le farfalle. Tutte spalancate, quasi divelte, in una due giorni di gare dal pedale del gas parallelo al telaio.

L’epilogo della classe E1-1600 della Rieti-Terminillo, passa da una trama che cambia i titoli di coda come vincitore di ogni singola gara, ma vive e vivrà sino all’ultimo allungo, sulle lotte a bielle roventi fra Giordano Di Stilio, Giuseppe Aragona e Domenico Chirico.  Proprio Chirico partiva alla vigilia con la fronte più solcata di tutti: quando hai vinto già tre titoli italiani ed insegui la trentesima vittoria nel Civm, sei quello fra gli altri più obbligato a rivendicare il tuo status, rispondendo agli attacchi di due avversari quasi felini, nel loro affrontare ogni curvone ed ogni tornante con il piglio dei combattenti. La vigilia del Terminillo è servita al reggino per saggiare le gomme Michelin, che non hanno deluso le sue aspettative. La loro carcassa radiale esige un altro set-up, verso una direzione che era già stata decifrata ed assimilata: le premesse per andare forte già dal giorno dopo con le gomme francesi c’erano tutte, ma quando viaggi ai 130 di media, perlopiù a francobollo con rivali tanto veloci, la saggezza di dieci anni di gare ti spinge a non sfidare troppo la sorte e ad affidarti a quanto già conosci. Nei cerchi così giù quattro Yokohama, nei carrelli invece quattro Michelin, da riprovare più avanti in situazioni meno delicate. La cautela ha premiato Chirico, che al Terminillo ha mostrato una volta di più la sua propensione per le strade da lancette tutte a destra. In entrambe le manches il driver della Jonia Corse è stato sempre il più veloce, tanto negli intermedi quanto agli scacchi. Il fantastico tempo finale di 6.22.48, racconta con poche cifre un distillato di guida da applausi e tutti in piedi. Le sue parole, non lasciano dubbi o interpretazioni: “E’ stata una lotta incredibile, già dal sabato. Ero riuscito ad essere il più veloce anche nelle prove, ma in tutta sincerità pensavo che i miei avversari si stessero nascondendo, tenendo le migliori carte per la domenica. Col mio preparatore però per la gara abbiamo deciso di rimettere le Yokohama, perché non è il caso di fare esperimenti quando la battaglia è tanto serrata. Fortuna che col cambio stavolta non ho avuto nessun problema. Per la domenica cosa dire? Non ho fatto calcoli, ho dato il massimo ed il risultato è venuto. Adoro il Terminillo, per me è la strada più bella in assoluto, poi sulle piste veloci negli anni sono andato sempre molto bene. Sono contento del tempo e del risultato perché in ogni gara sarà una vera guerra e quindi qualunque occasione per stare davanti può tornare utilissima alla fine. Con i miei avversari mi sono scritto qualche giorno prima e ci siamo detti di essere più piloti possibile in ogni gara. E’ giusto così, le corse e le eventuali vittorie sono più belle quando ci sono tanti avversari così forti. La sfida alla fine è questa, non solo fare i tempi in sé, anche perché andare forte con la pressione addosso è molto più difficile. Ma anche più appagante. Fino alla fine, ci proverò.”

DSC_0014Giuseppe Aragona è soddisfatto e deluso insieme. Non trova attenuanti per il risultato maturato al Terminillo: “Ho dato tutto e non è bastato, la macchina andava bene e non ho davvero niente da rimproverarmi né da rimproverarle. Semplicemente Domenico è stato più bravo, stop. Lui qua è sempre stato il più veloce, si vede che questa strada gli piace proprio. Per la gara laziale non ho affatto rimpianti, più di questo non potevo fare, con questo tempo avevo calcolato che avrei vinto. Piuttosto ho lasciato troppi punti per strada in altri appuntamenti, che ora nella fase calda del campionato rischiano di mancarmi: il cedimento della batteria ad esempio a Fasano, in gara due, mi ha impedito di mettere in cascina punti importanti. Ed altri punti persi qua e là, spesso per inezie, ora li rimpiango. Ad Erice il più veloce di tutto il week end ero io ad esempio, al Terminillo Chirico. Ci sono gare in cui ognuno di noi si esprime al meglio, in cui gli viene più facile guidare al limite. Adesso ad Arezzo sarà un’altra battaglia.”

Come ad Ascoli, c’è stato ancora Giordano Di Stilio nel parterre dei protagonisti di classe: alla Coppa Teodori aveva soffiato la vittoria a Chirico per soli 7 centesimi, domenica ha avuto indietro lo sgambetto dalla sorte, dovendo cedere il secondo posto ad Aragona per lo stesso minimo scarto. Si dice contento a tre quarti, ma un po’ disilluso per la situazione generale personale: ”La macchina va bene, ma ripeto, non ancora proprio come vorrei. Il motore spinge forte ma sull’assetto c’è da lavorare: l’altra volta ho preso le pese e fra le due ruote posteriori ho letto una differenza di massa quasi doppia…Sabato pomeriggio volevo fare la convergenza, avendola fatta praticamente ad occhio, ma non sono riuscito a trovare uno strumento per farla, neanche in prestito. Quando guardo quanto sono organizzati i miei avversari, che gente esperta abbiano attorno, penso che non si può correre come corro io, arrivando alle gare spesso da solo. Per togliere gli ultimi secondi, quelli cha fanno la differenza fra una grande prestazione ed una grande vittoria, bisogna curare i particolari, altrimenti non vai da nessuna parte. Attenzione, tutto DSC_0427sommato non mi lamento, sia chiaro. Sabato parlavamo con Giuseppe Aragona e avevamo calcolato che anche con 6.28-6.26 si vinceva, con 25 sarebbe stato sicuro. Domenica mattina vedo Chirico con le Yokohama e ho pensato che sarebbe stato spacciato: sono gomme che vanno benissimo nelle gare sprint, ma in quelle lunghe oltre i 10 km ad un certo punto ti lasciano, perdono in consistenza ed invece lui ha fatto un gran tempo e non ha avuto problemi. Quando ho letto che avevo fatto 6.25, francamente ho dato un pugno di gioia ed ero sicuro di aver vinto…poi ho saputo del 6.22 di Domenico e ci sono rimasto male.. Peccato perché ora non so quando li incontrerò entrambi e peccato anche perché pur avendo il sequenziale, la terza mi si è impuntata due o tre volte, sia in salita che in discesa. Il tempo di Chirico non lo avrei mai fatto, ma ad Aragona lo avrei superato. Non ho capito bene perché abbia preso due secondi nel tratto sotto, dove pensavo di essere competitivo, in quel settore anche Stipani (quarto ndr) ha fatto meglio di me, poi invece recuperavo, nel veloce avevo ottimi crono. Devo ragionare un po’ sulla gara, analizzarla con calma, so comunque di pagare il noviziato del gruppo E1, ci sono arrivato solo quest’anno, i miei avversari sono più esperti e navigati di me in questa classe.”

Adesso la tenzone si sposta al Passo dello Spino, dove Aragona e Chirico si scontreranno ancora. Il driver della Jonia Corse ha 2,5 punti in più al netto degli scarti, una quota che non gli permette nessun calcolo, ma lo può solo spingere ad andare forte e più forte, da far bussare i pistoni nel cofano. Stesso spartito richiesto anche ad Aragona, motivato a dare gli abbaglianti in classifica al tri-campione salita reggino.

La sinfonia del gruppo E1-1600 di quest’anno, ha note ed acuti davvero avvincenti, interpretati da  straordinari solisti.

Francesco Romeo

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