
F1 Giappone: Kimi Antonelli vince a Suzuka e vola in testa al Mondiale. Ferrari sul podio
Kimi Antonelli vince il GP del Giappone 2026 a Suzuka e diventa leader del Mondiale. Piastri secondo e Leclerc terzo.
Antonelli cambia il Mondiale: vittoria a Suzuka e leadership
Il Gran Premio del Giappone 2026 segna un passaggio già cruciale nella stagione di Formula 1. A Suzuka vince ancora Kimi Antonelli, che dopo il successo in Cina conquista la seconda vittoria consecutiva e si prende anche la leadership del campionato, diventando il più giovane leader della storia della Formula 1. Non è soltanto un risultato pesante dal punto di vista numerico, ma una dimostrazione di maturità e controllo in una gara che, nelle fasi iniziali, sembrava essergli completamente sfuggita di mano.
Alle sue spalle chiudono Oscar Piastri e Charles Leclerc. Il primo riporta finalmente McLaren sul podio con una prestazione concreta e competitiva, mentre il secondo conferma la solidità Ferrari con un terzo posto costruito più sull’esecuzione che sull’aggressività.
Una partenza che cambia tutto: Antonelli perde terreno, Piastri sorprende
La gara si apre con uno scenario opposto rispetto alle aspettative. Antonelli, partito dalla pole position, non riesce a capitalizzare lo scatto iniziale e perde immediatamente diverse posizioni, scivolando nel traffico del gruppo. A beneficiarne è Oscar Piastri, che invece costruisce una partenza perfetta e si prende la leadership già alla prima curva.
In quel momento la gara sembra orientarsi chiaramente verso McLaren, con Mercedes costretta a inseguire e Antonelli chiamato a ricostruire completamente la propria corsa. Suzuka, con il suo primo settore estremamente tecnico e veloce, amplifica le difficoltà nel traffico e rende ancora più complessa la gestione dei primi giri per chi perde posizione.
L’incidente di Bearman e la Safety Car che decide la gara
Il punto di svolta arriva al giro 22, quando Oliver Bearman è protagonista di un incidente molto violento dopo aver tentato di evitare la vettura di Colapinto. L’impatto contro le barriere è significativo e costringe la direzione gara a mandare in pista la Safety Car.
È in questo momento che il Gran Premio del Giappone cambia definitivamente volto. Antonelli, che aveva allungato il primo stint rispetto ai rivali, riesce a effettuare il pit stop in regime di neutralizzazione, rientrando in pista con un vantaggio strategico decisivo. Diversamente, piloti come Russell avevano già effettuato la sosta pochi giri prima, perdendo così l’opportunità di sfruttare la Safety Car.
Questo episodio non determina da solo il risultato, ma crea la condizione che permette ad Antonelli di giocarsi la gara da una posizione completamente diversa.
Dopo la ripartenza: ritmo insostenibile per tutti
La fase successiva alla Safety Car è quella che definisce realmente la vittoria. Antonelli non si limita a gestire il vantaggio acquisito, ma impone un ritmo che nessuno riesce a sostenere. La sua Mercedes appare estremamente stabile nei curvoni veloci e molto efficace nella gestione degli pneumatici, due elementi fondamentali su una pista come Suzuka.
Piastri prova inizialmente a restare agganciato, ma con il passare dei giri deve progressivamente arrendersi a un passo superiore. Anche Leclerc, pur mantenendo una gara pulita e costante, non ha mai realmente la possibilità di inserirsi nella lotta per la vittoria.
Il margine finale superiore ai tredici secondi racconta una superiorità costruita nella seconda metà di gara, ben oltre il semplice vantaggio strategico.
Mercedes dominante, Russell penalizzato dal tempismo
La prestazione complessiva di Mercedes è ancora una volta il riferimento del weekend, ma il risultato finale nasconde due storie diverse all’interno dello stesso team. Se Antonelli sfrutta al meglio la finestra strategica e domina il finale, George Russell paga il tempismo della propria sosta.
Il britannico aveva costruito una gara molto solida nella prima fase, riuscendo a riportarsi nella lotta per il comando e mostrando un passo competitivo. Tuttavia, il pit stop anticipato rispetto alla Safety Car lo ha escluso dalla possibilità di giocarsi la vittoria, costringendolo a una gara di recupero conclusa al quarto posto, a pochi decimi dal podio.
McLaren ritrova competitività, Ferrari massimizza
Il secondo posto di Oscar Piastri rappresenta un segnale molto importante per McLaren. Dopo un avvio di stagione complicato, il team britannico dimostra di avere una vettura capace di lottare per le posizioni di vertice, almeno in determinate condizioni. La gestione del primo stint è stata particolarmente efficace, mentre nella seconda parte di gara è mancata la capacità di rispondere al ritmo Mercedes.
Ferrari, invece, esce da Suzuka con una prestazione solida ma senza il guizzo necessario per ambire alla vittoria. Charles Leclerc ha costruito il podio con precisione e continuità, riuscendo anche a difendersi nel finale dal ritorno di Russell. Lewis Hamilton ha invece vissuto una gara più lineare, senza mai entrare realmente nella lotta per le prime posizioni.
Verstappen limita i danni in un weekend complicato
Per Red Bull, il GP del Giappone si conferma un passaggio difficile. Max Verstappen, partito fuori dalla top ten dopo le qualifiche, riesce a risalire fino all’ottava posizione, ma senza mai avere il ritmo per avvicinarsi ai primi.
Suzuka, circuito storicamente favorevole, ha evidenziato limiti inattesi nella gestione del weekend da parte del team, lasciando più domande che risposte in vista delle prossime gare.
Suzuka parla chiaro: Antonelli è un uomo da titolo
Il Gran Premio del Giappone 2026 consegna una verità che va oltre il singolo risultato. Antonelli non è più soltanto una promessa o una sorpresa di inizio stagione, ma un pilota capace di gestire situazioni complesse, sfruttare le opportunità e imporre il proprio ritmo quando conta.
Mercedes si conferma la vettura di riferimento, McLaren torna credibile nella lotta al vertice e Ferrari resta stabilmente nel gruppo di testa, ma ancora un passo indietro sul piano della prestazione pura.
Suzuka, come spesso accade, ha fatto chiarezza. E il messaggio è forte: il Mondiale 2026 ha già un protagonista.






