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FABIO BARONE: DI CORSA SULL’ABISSO

Non un semplice record, ma una straordinaria avventura pianificata per 12 mesi con partner di prestigio. Il driver romano ci racconta la sua cavalcata cinese con la propria Ferrari, salita alla ribalta mondiale negli ultimi mesi. Mentre una nuova sfida totale, già si profila all’orizzonte.

Imprenditore e produttore cinematografico, possessore negli anni di 11 Ferrari V8 e V12. Ma soprattutto, lui come il fido preparatore italo-tedesco Capristo, di origini calabresi. Il romano Fabio Barone, 44 anni, ormai da un paio di stagioni è l’uomo dei record mondiali. Un gentlemen driver presidente del Club Passione Rossa dal lontano 1999 e possessore di Licenza Csai. Ed è stato proprio l’imprinting mentale tipico di ogni uomo calabro, notoriamente cocciuto e amante delle sfide ardite, a spingere il recordman ed il suo staff di 11 persone, ad iscriversi alla storia centrando dei primati suggestivi ed impegnativi.

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Prima di raccontare la genesi dell’impresa, è utile segnare il perimetro di quella che è stata una grande operazione mediatica, prima che sportiva: oltre un miliardo e mezzo di spettatori hanno seguito infatti le vicende di Fabio Barone, divisi fra più di 100 prestigiose testate tv, web e cartacee del mondo, dalla celeberrima BBC in giù. Una notorietà tuttora molto viva, alimentata com’è da proposte di presenza in talk show ed in poli espositivi e commerciali.

Mentre ancora spogliavano degli adesivi la carrozzeria della 458 dopo le fatiche del 2015 in Romania, la precedente impresa da record del team di Fabio Barone, si pensava già a come andare a prendersi la Cina.

Ma saliamo di marce nel racconto, senza saltare rapporto: oltre un anno fa, su un celebre percorso che si sviluppa fra le montagne dei Carpazi  e segnato da ripidi dislivelli, forti venti e curve a strettissimo raggio che si affacciano sullo strapiombo, Fabio Barone aveva deciso di tentare l’impresa con record  nei 12.850 metri chiusi al traffico della mitica Transfagarasan, sulla strada voluta dal noto dittatore Ceausescu. Il timing finale di 9’13″442, inferiore rispetto al crono preventivato, gli ha così schiuso le porte di due record planetari: miglior tempo assoluto e della categoria Supercar

Malgrado sia stato pubblicizzato da altri un tempo di 8 minuti e mezzo sullo stesso percorso, va specificato che questa prestazione è stato ottenuta su un tratto di strada più breve di circa 1,3 km, con 30 curve in meno e nessun cronometraggio ufficiale depositato. Il record di Fabio Barone invece è omologato dal Guinness dei Primati di Londra, vantando la certificazione ufficiale della Tag Heuer.

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Dopo questa impresa europea, per lasciare il segno nel paese più stupefacente al Mondo, quella Cina fatta di un miliardo e mezzo di abitanti, serviva confezionare qualcosa di grandezza proporzionale alla massa iperbolica di potenziali spettatori.

Fabio Barone si è conquistato così nuova gloria portando una Gt del Cavallino ad una sfida ancora più estrema. La ricetta perfetta ha voluto la 458 di corsa sulla strada classificata come la più pericolosa al mondo, tracciata da una sequenza di centinaia di tornanti stretti dove talvolta si riusciva a innescare la quarta marcia.

Il tutto circondato dalla splendida foresta che ha ispirato James Cameron per le riprese di Avatar, che i visitatori possono osservare grazie a una funivia. Uno skyline suggestivo dall’alto ma inquietante dal basso, visto che la strada dei miracoli in molti tratti è completamente priva di protezioni. 

Una prova molto impegnativa per la meccanica, chiamata a sopportare continue salite di giri, decelerazioni e svolte secche, con il cambio ed i freni carboceramici severamente messi alla frusta da oltre 11 km di curve ravvicinate, su un mix di lastroni di cemento industriale ed asfalto grezzo che martoriava in un solo passaggio le performanti Pirelli P Zero Last Version, forniti da Andreucci di Roma.

Dopo ogni salita di prova affrontata di gran passo infatti, per le profonde asperità del fondo stradale, ogni treno di pneumatici andava consegnato ai ricordi e sostituito.

Il preparatore tedesco Capristo, molto esperto nel tuning delle Gt stradali modenesi, ha dovuto sopperire a non poche avversità tecniche, prima fra tutte la benzina cinese dal basso numero di ottani, molto simile a quello della benzina Normale in uso in Italia fino al 1993: un fattore che condizionava molto il rendimento del V8 aspirato stock di Maranello, capace di 127 cv/litro e di 9000 rotazioni, ma con la performante Shell V-Power da 100 ottani.

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Oltre allo smagrimento dovuto al comburente povero, l’altitudine di oltre 1300 metri toglieva circa 150 cv ai 567 del motore originale (-0,9/1,1%  di potenza persa ogni 100 metri slm).

Il lavoro di settaggio sull’elettronica e sullo scarico quindi, ha rivestito una particolare importanza per non lasciare troppa performance fra start e stop della gara, divisi da oltre 1100 metri di dislivello. Le ultime 16 curve inoltre presentavano un accentuatissima rampa, con raggio irregolare e senza veri punti di corda su cui impostare la traiettoria di base. Insomma, il finale del tracciato presentava ulteriori insidie.

Nulla è stato abbastanza forte però, da impedire a Barone di centrare il suo record di 10.31 sulle strade del Monte TianMen, nel giubilo totale del popolo cinese, che ha riservato eccezionale entusiasmo ed affetto alla comitiva italiana, impegnata per sei giorni fra preparazione e gara.

Una trasferta decisamente impegnativa anche a livello logistico, viste le pesanti restrizioni trasportistico-doganali vigenti ed i costi decisamente sostenuti, sopportati grazie ad un pool di 25 aziende.

Il presente di Barone è fatto di esposizioni in giro per la penisola, quando potrebbe essere vicino un prossimo special event fra le strade più antiche della Capitale, di cui vi daremo notizia in anteprima.

Sull’ennesima impresa nello zoom 2017 di Fabio Barone, vige ancora il riserbo: la taglia della nuova avventura sarà sempre decisamente Maxi, ma i contorni precisi aspettano ancora di essere disegnati.

Francesco Romeo

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