Home » Salita » FABIO DANTI: IL CAMPIONE DELLA GENTE

FABIO DANTI: IL CAMPIONE DELLA GENTE

Il 5 dicembre del ‘67, si iscriveva alla vita il fuoriclasse toscano. Maestro di sci traslato alle gare con proverbiale bravura, ha segnato un epopea irripetibile vincendo con turismo ufficiali e sport di blasonate griffe. Una scintillante meteora delle salite, consegnata alla leggenda delle corse.

  

Una meteora, come Gilles Villeneuve. Che ci siamo goduti, che abbiamo acclamato, che il fato malevolo ci ha lasciato nell’istantanea sulla parete attrezzata e nelle inviolabili stanze del nostro cuore. Il macrocosmo delle salite, rischiò però di non entrare in contatto con il talento del ragazzo di San Marcello Pistoiese. L’inizio della sua avventura da corsa infatti, fu segnata da quelle gare su fondi misti che risultarono l’ineffabile spia del feeling che Fabio Danti aveva col baricentro e la cinematica. La sua professione di istruttore di sci, sport che come nessuno ti conferisce la sensibilità col contatto al suolo e la capacità di decifrare l’aderenza come continua incognita, la capitalizzò per innalzare la sua capacità di disegnare le migliori traiettorie e di decifrare i trasferimenti di carico, tanto nel veloce che nello stretta svolta di un tornante. Automatismi nella guida che lo hanno reso uno dei piloti più veloci della storia della salite, quando implacabile e costante era la concorrenza di Pasquale Irlando, altro fuoriclasse della guida in pendenza a cui era contrapposto da una proverbiale ma sana rivalità. Un architetto delle traiettorie il cui nitido talento attirò le mire della Skoda ufficiale, che gli affidò le fortune agonistiche di una gamma che voleva avere un maggiore appeal in Italia e che trovò nell’alchimia perfetta della velocità istintiva e degli apprezzati tratti caratteriali di Fabio Danti, la formula più premiante per fare breccia nel cuore della gente. Un personaggio che divenne tale suo malgrado, chiamato a vivere non certo per attitudine personale ma per ruolo conferito da un grande marchio come la Skoda Italia, quelle situazioni tipiche di un pilota che stava diventando una star delle gare su strada, delle gare più prossime a quella gente ancora legata alla straordinaria figura di Mauro Nesti, totem del movimento per tre decadi. Famose infatti, restano le sue discese in elicottero usate per traslare dal cockpit della sua Skoda a quello dell’Osella. Rivettata nei ricordi degli appassionati, rimane la sua superiore capacità di fare subito reset dopo ogni sgancio di cintura per ri-innescare in real time quegli automatismi della guida al limite che lo portavano in pochi giri di lancetta, dal volante di una vettura turismo a quello di una barchetta sport tremila. Sbobinando lo stesso copione da protagonista, pur con due auto tanto all’antipodo tecnicamente. Un must rimasto oggi, patrimonio agonistico dell’umanità da corsa. La velocità di adattamento, la capacità superiore alla media di leggere situazioni e vetture e su tutte l’estrema sensibilità, i suoi plus assoluti: un pack di doti che gli consentivano di svettare anche quando la macchina non era la migliore del momento contingente, come ha ricordato Enzo Osella nell’intervista resa al nostro sito. Una ferocia agonistica interiore associata al profilo caratteriale tipico dell’uomo montano, che segnava il perimetro della sua straordinaria carica interiore alla sola guida, mostrando invece mitezza e giocosità nella vita di relazione con gli altri. Fabio esordì con una A112 Abarth GR.n nel 1987, in occasione dello Slalom San Ripoli Gello in provincia di Pistoia: prima gara e prima vittoria assoluta della sua carriera. Danti usò questa compatta anche nei rally fino a passare nel 1989 ad una Renault SuperCinque turbo, anch’essa preparata dall’amico Roberto Rosati. Per spostarsi nelle gare usava il furgone del padre, che lo aveva adibito al trasporto di alimenti tipici della zona e che lo stesso pilota aveva allestito ad hoc. All’impegno rallistico, affiancò presto anche quello in salita. Nel 1991 fu subito secondo nella coppa CSAI montagna gr. N e vinse anche la propria classe al rally del Ciocco, nel 1992.

  

Nel 1993, arriva la sua prima stagione completa con una barchetta nel circus delle salite: una Lucchini 3000 Alfa Romeo con cui il campione toscano centrò al debutto il secondo posto finale nel Civm. Nel 1995 arrivò il suo primo titolo europeo, a bordo della Lucchini P394M. Dodici mesi dopo Fabio replicò il successo continentale portando al successo l’Osella Pa20/S, la sport più importante ed innovativa della gamma torinese, come l’ha definita anni dopo patron Enzo. Il costruttore piemontese veicolò tanta della fortuna produttiva della sua ammiraglia del tempo, attraverso le vittorie di Fabio Danti. Più ancora dei suoi successi tricolori con le Sport, restano nitide come l’alba le sue decine di vittorie con le Skoda Felicia ed Octavia Wagon, che divennero regine anche nei rally mondiali come il San Remo del tempo, in cui Fabio vinse la classe proprio con la Felicia, acclarando una volta di più il suo status di top driver. Ma è il 1997 del titolo di vice-campione italiano della montagna azzannato con un imponente berlinona due litri turbo gr.A, che rappresenta l’Everest dell’avventura sportiva di Fabio Danti nella suggestione della gente. Era un ipoteca a tasso fisso quella stipulata dal gruppo Volkswagen con Fabio Danti, che nelle intenzioni del gruppo tedesco, neo possessore al tempo di quello ceco, avrebbe dovuto traguardarlo a cockpit e platee ancora più prestigiosi, per diventare un testimonial del marchio germanico nelle gare Turismo e su strada del più alto livello, per molti anni ancora. Un copione esistenziale scintillante che si nebulizzò in un frame sulle insidie di un veloce curvone, quello terminale della Caprino-Spiazzi, in cui Danti si affacciò ai 240 per rispondere senza saperlo all’amara sentenza sancita del regista supremo delle umane vicende. La sua VentiEsse perse la linea e si annientò assieme alla sua vita su un fusto di pino. A cento passi appena, dall’ennesimo Finish.

Per lasciare in tutti noi un pensiero, un affetto, un ricordo, che non conosce amnesie.

Ciao Fabio.

Francesco Romeo

1 Commento

  1. Un bel ricordo, scritto bene. Davvero bene, che avvalora ll’uomo ed il campione. Comolimenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

*

x

Check Also

La Coppa Val D’Anapo Sortino apre la stagione delle salite in Sicilia

Il 4 e 5 Maggio 2019, sarà la 35^ Coppa Val D’Anapo Sortino ad aprire ...