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FABIO DANTI: IL TENORE DEI TORNANTI

Il 5 dicembre di 49 anni fa, nasceva l’architetto delle traiettorie. Un immenso talento ereditato dai rally e sviscerato già sugli sci. Ritratto-ricordo, di uno dei piloti più amati e idolatrati di ogni generazione.

Ce lo siamo goduti e lo abbiamo rimpianto. E finiremo di ricordarlo, solo al traguardo esistenziale di ogni nostro cuore. Ma il macrocosmo delle salite, rischiò di non ereditare dalle altre gare su strada cotanto talento. In principio infatti furono i rally il transponder del feeling che Fabio Danti aveva col baricentro e la cinematica. Lo si capì subito dai suoi primordi di istruttore di sci, sport che come nessuno ti regala la sensibilità col contatto al suolo e la capacità di decifrare l’aderenza come continua incognita.

received_10209309787478983Anche nelle sue curve, trovavi una straordinaria abilità nel gestire i trasferimenti di carico, così come la capacità di capitalizzare al massimo la percorrenza dello stretto raggio di un tornante. Automatismi di guida, che lo hanno reso implacabile come nessuno prima e nessuno più. Un perfetto architetto delle traiettorie. Impresse sono le sue discese in elicottero per traslare dal cockpit della sua Skoda a quello dell’Osella: rivettata nella memoria della gente delle crono, resta la sua proverbiale capacità di fare Reset dopo ogni sgancio di cintura per ri-innescare in Real Time quegli automatismi di guida al limite, che lo portavano in pochissimi giri di lancetta, dall’alto del volante di una Turismo al rasoterra delle barchette Sport a quota tremila. Recitando lo stesso copione da dominatore, con e senza tetto addosso. Quando nella stessa gara e sulla stessa strada, distillava un’annichilente velocità istintiva, pur con due auto tanto diverse.

Un must rimasto oggi, patrimonio agonistico dell’umanità da corsa. La velocità di adattamento, la capacità di leggere situazioni e vetture con modi e timing più veloci della media, più ancora della sensibilità: questa era più di ogni altra, la dote delle doti riconosciuta al Fabio Danti pilota. Il profilo caratteriale tipico dell’uomo montano, che segnava il perimetro della carica agonistica alla sola guida, slegandola da reazioni scomposte fuori dall’abitacolo, il tratto distintivo invece del suo server umano.

received_10209309815799691Anno solare 1993, prima stagione completa con una barchetta nel circus delle salite: una Lucchini 3000 AR con cui il campione toscano centrò al primo anno il secondo posto assoluto nel Tricolore Salita del tempo. Nel 1995 arrivò il suo primo alloro europeo con la Lucchini P394M, mentre 12 mesi dopo Fabio replicò il successo continentale con l’Osella Pa20/S. Più ancora dei suoi successi tricolori con le Sport, restano nitide come l’alba le sue decine di vittorie con le Skoda Felicia ed Octavia Wagon, che estesero l’impero anche ai rally mondiali come il SanRemo del tempo, in cui Fabio vinse la classe proprio con la Felicia. Ma è il 1997 del titolo di Vice-Campione Italiano Salita azzannato con una berlina extra-size Gr.A 2000 Turbo, che rappresenta l’Everest dell’avventura sportiva di Fabio Danti nella considerazione della gente, assieme alla leggendaria ma leale rivalità con Pasquale Irlando. Un ipoteca a tasso fisso quella stipulata dal gruppo Vw con Fabio Danti, che nelle intenzioni del gruppo tedesco, possessore di quello ceco, avrebbe dovuto traguardarlo a cockpit e platee ancora più prestigiosi, per diventare un testimonial del marchio tedesco.

Se solo la curva epilogo del suo destino, non fosse stata quella piega finale della Caprino-Spiazzi.

Se solo inesorabile, non fosse arrivata la sentenza sancita dal regista supremo delle umane vicende, quando la sua VentiEsse si annientò a cento passi appena dall’ennesimo Finish.

Ciao Fabio.
Un pensiero, un affetto, un ricordo, che non scende mai di regime.

Francesco Romeo

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