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FUORICLASSE A RUOTE BASSE

Con il sesto titolo italiano delle bicilindriche, Angelo Mercuri è fra i più vincenti piloti di sempre della specialità. Ritratto biografico del campione lametino, contagiato dalla passione paterna per la velocità.

Angelo Mercuri si iscriveva alla vita 39 anni fa. Ed avrebbe aspettato il primo appuntamento col successo nel 2003, col primato di classe nello slalom di Serrastretta, nella sua prima stagione di gare.

Tutta colpa dell’amato papà Giuseppe, che senza mai direttamente incentivare le corse per i figli Francesco ed Angelo, non fece neanche nulla per farli desistere. Così fu. E non ebbe mai modo di pentirsene.

ANGELO MERCURIDa quel bang iniziale si diedero il cambio altri slalom e salite, che oggi 2016  compongono un sontuoso palmarès di 40 vittorie totali, di cui 9 con i birilli e 31 rigorosamente salitare.

La prima vittoria in una cronoscalata arriva nel 2008, a Montauro, in quell’annata che lo vede quarto finale nel Tricolore Montagna a due cilindri.

Se il primo trionfo in carriera lascia sempre un retrogusto speciale nel palato, nel caso di Angelo Mercuri la sua valenza è stata ancora più dirompente. Per la prima volta infatti, dopo cinque gare su sette finite a decimi da quel campione già affermato che era Marco Monaco, il lametino a tre colori faceva saltare il banco ed invertiva la proporzione di forza, battendo finalmente quel pilota che lo condannava a stargli sempre dietro di un amen.

Dopo 8 anni da quelle battaglie feroci fra il campione del tempo e l’esacampione di oggi, il driver della New Generation Racing riconosce il peso assoluto di quella lotta all’ultima fotocellula: Se c’è un pilota che è stato prezioso per il mio miglioramento velocistico, questo è stato Marco Monaco. Proprio il non riuscire per tante gare a superarlo, sempre di un soffio, mi ha spinto ad andare oltre ed a superare il mio limite. Come nel ciclismo, dove ti serve chi ti faccia l’andatura per tirarti il passo, anche per me è stato così. La prima vittoria è stata una liberazione, poi non mi sono più fermato.

Anche dalle parti di Angelo Mercuri insomma, riscuote consensi il vecchio e sempre verde adagio, che racconta che la vita ti mandi le persone di cui hai bisogno per spiccare il volo.

Il 2009 diventava l’anno del primo tricolore, dopo una stagione in cui l’alchimia uomo-macchina faceva sospettare che nel mondo delle bicilindriche, stesse irrompendo prepotente il Mercuri-Factor.

ANGELO MERCURIPer quanto bello ed entusiasmante, niente sarebbe sembrato il primo anno tricolore rispetto al dirimpettaio 2010, tanto triste a livello umano per la scomparsa di papà Giuseppe, quanto trionfale per l’annichilente sequenza di 11 vittorie consecutive e di record triturati in tutto il Civm: Non posso mai scordarmelo il 2010, un anno in cui vincevo a ripetizione e non mi succedeva mai assolutamente nulla. E’come se papà mi controllasse dall’alto, è stata una stagione incredibile, eccezionale. Andavo fortissimo e mai neanche una vite fuori posto. Anche gli altri cinque titoli sono stati stupendi, ma quello ha un sapore ovviamente speciale.

Proprio la delicatezza delle bicilindriche, di cui già al tempo si era decisamente accorto Angelo Mercuri, è l’aspetto che fiaccherà probabilmente la volontà di continuare questo percorso, quantomeno su strada: Per l’anno prossimo sto pensando di correre in pista con la 500, oltre a sperare in un paio di uscite sulla Wolf di mio fratello. Mi piace sempre correre con le bicilindriche, ma sono macchine delicate e spesso, per non dire sempre, mi ritrovo a dover farmi anche da meccanico. L’ultima gara di Sarno dell’altro giorno, sebbene mi abbia consentito di vincere il sesto titolo, è stata la più brutta e tormentata della mia carriera, perché mi è successo davvero di tutto.

Niente di certo nel mirino 2017 dell’esacampione, ma sarebbe un peccato non mettersi a bersaglio i sette tricolori, vinti da quell’altro totem delle salite a due cilindri che è il compianto Enzo Laganà.

Calabrisello anche lui, ma di Rio de Calabria.

Le bicilindriche da pendenza, fanno rima con i kart da 100 cc degli anni’80: con poca potenza, meno di 70 cv reali in volata, impera la dogmatica necessità di guidare puliti, sbagliando nulla e producendo scorrevolezza e fluidità delle traiettorie con le giuste coordinate di sterzo e gas. Ogni grado in più di timone o di gas in curva, sono un bel pacco di decimi lasciati per strada. E con ogni cavallo vapore che deve spingere dieci kg, è l’antipodo del poter vincere.

ANGELO MERCURIAngelo Mercuri è tipo da lancette sempre a destra, invaghito com’è delle gare veloci come Fasano, la Nissena, l’Etna. Proprio nella mitica crono sicula all’ombra del vulcano più alto d’Europa, ricorda la fatica erculea che fu portarsi a casa la vittoria, la più ansimata di sempre, durissima da raggiungere per dover battere ben 34 rivali di classe, su una strada che ne esalta i suoi automatismi di guida.

L’inizio di quest’anno però, non aveva generato in lui grande fiducia nella speranza di indossare ancora una volta la fascia con i colori della bandiera. Le gare di Erice e di Fasano infatti, avevano avuto un copione decisamente horror. Sebbene la macchina fosse stata alleggerita nel pre-campionato di 22 kg dagli amici Guarini di Fasano, l’elettronica era ancora suscettibile di ulteriori step. Qualche problema familiare inoltre  incombeva ed il valore cresciuto di vecchi e nuovi avversari, minacciavano la stabilità del trono. Insomma, le nuvole per ingrigire il meteo sul tricolore 2016 di Angelo Mercuri, erano minacciose. Ma l’esperienza e la velocità, gli hanno permesso di spruzzare comunque la sesta bottiglia di champagne sull’alloro italiano.

L’esacampione lametino annovera anche la Coppa per la vittoria tedesca a Mickausen nel 2014, anche se la collezione di trofei più lunga gli deriva dalle sette vittorie sette nella cronoscalata del Reventino, per lui assolutamente di casa.

Nel suo database agonistico, impossibile dimenticarsi anche dell’ottimo terzo assoluto nello Slalom di Catanzaro, su quell’Elia sua per un giorno come premio per la vittoria del Campionato Sociale New Generation Racing. Senza conoscere la macchina, con gomme usate, un motore inferiore ai rivali diretti di giornata ed un forfait tecnico nella seconda delle tre manches, Angelo Mercuri si fermo’ ad un paio di secondi scarsi dal vincitore.

Francesco Romeo

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