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Intervista a…: Omar Magliona

Prototipi attesissimi nel CIVM a Gubbio

Dopo una lunga pausa torna la nostra speciale rubrica dedicata ai piloti in salita, si è gentilmente concesso alle nostre domande il campione sardo Omar Magliona, sempre protagonista delle cronoscalate italiane a bordo della sua Osella.

– Ciao Omar, la nostra classica prima domanda, Chi è Omar Magliona? Come hai cominciato a correre?

Descrivere chi è Omar Magliona è una domanda di non poco conto alla quale mi viene difficile rispondere.
Sintetizzando mi descriverei come una persona leale ma allo stesso tempo impulsiva e testarda, uno senza peli sulla lingua che preferisce la schiettezza alla falsità. Altro mio pregio è la simpatia, sono particolarmente emotivo soprattutto nei momenti in cui riesco ad ottenere qualcosa che mi ero prefissato.
In ambito sportivo penso di essere un coriaceo e un sanguigno e seguo ciò che mi dice l’istinto. In alcuni frangenti per dirla in termini negativi sono un permaloso.

Ho iniziato a correre da prima in go – kart, a soli quattro anni ci ero già seduto sopra. Ho vinto diverse gare e campionati regionali, poi alla maggiore età ho partecipato alla Scuola Federale CSAI con la quale è iniziata la “gavetta” automobilistica.

– Chi ti ha trasmesso la passione per le cronoscalate?

Inutile tergiversare, mi definirei quasi un predestinato, una passione trasmessa ed ereditata da mio padre Uccio, pilota a cavallo degli anni 80/90 alla guida delle biposto corsa di casa Osella.

– Cosa ti ha dato questo sport?

Penso di essere ancora giovane per capire cosa mi ha dato questo sport, ma una cosa che mi balza subito in testa è quella della notorietà. Poter correre mi ha dato la possibilità di essere conosciuto e apprezzato, stimato e ben voluto, di aver portato il mio nome alla ribalta grazie ai tanti successi. Mi ha fatto conoscere le emozioni e le soddisfazioni che si provano nel vincere una singola gara e/o i sacrifici e le incognite che si nascondono quando ti prefissi un obiettivo come la conquista di un campionato. Mi viene da pensare che anche nello sport mai nulla sia dato per scontato e che se realmente vuoi o desideri qualcosa devi batterti con tutta la forza di volontà tra mille insidie.

– Hai qualche episodio particolare o curioso da raccontarci?

Omar Magliona (Ateneo - Osella PA 21/S # 42)L’ho vissuto nel 2002 alla cronoscalata Alpe del Nevegal, durante lo svolgimento della gara, alla guida della mia Osella in un tratto veloce del tracciato, un Capriolo mi ha attraversato la strada nel momento in cui sopraggiungevo. Sono stati attimi di secondi decisivi, nei quali ho pensato di togliere il piede dal gas per con sentire all’animale di valicare “serenamente” la strada, ma in seguito, forse anche guidato dall’adrenalina della corsa, ha prevaricato l’istinto di ogni pilota, quella di tenere giù il piede destro, chinando il capo per non vedere ciò che avevo davanti andando a impattare con il mal capitato animale, per il quale non c’è stato nulla da fare. Mi ricordo che in parco chiuso alcune persone locali, mi fecero i complimenti perché anche per i cacciatori erano difficile catturare quel tipo di preda. Presi la battuta con un sorriso ma anche con un pizzico di paura al solo pensiero che una dinamica diversa avrebbe potuto procurarmi ben altro.

– Cosa ne pensi delle cronoscalate attuali?

Dare una valutazione alle cronoscalate attuali sarebbe abbastanza complesso. Da segnalare, che si sia fatto un grande passo avanti in termini di sicurezza passiva. Ma su ciò che è la sicurezza non bisogna mai abbassare la guardia, per via del continuo sviluppo tecnico e meccanico delle automobili. Una cosa importante da non sottovalutare per trovare insieme il bandolo della matassa sarebbe quello di creare un gruppo di lavoro formato da Federazione, Organizzatori e Partecipanti, coadiuvati dai media per darne ampio risalto alla specialità.
Solo così facendo si potrebbe accontentare tutti. Altra nota sarebbe quella di creare regolamenti stabili e a lunga durata (almeno 5 anni).

– Campione italiano in carica, dopo metà stagione, che ne pensi di questo “nuovo” CIVM?

Il nuovo CIVM così com’è strutturato, giudizio prettamente personalmente, non lo trovo efficace per una serie di motivi che vanno oltre il carattere puramente sportivo. Un pilota per vincere la gara e/o il campionato deve contrapporsi e misurarsi con tutti i partecipanti in ogni singolo appuntamento e non solo in determinate occasioni, come in questo caso le tre gare finali, che sono oltretutto diverse dalle precedenti cinque del girone di appartenenza, dal coefficiente di attribuzione del punteggio. Potrebbe accadere anche che a vincere non sia colui il quale sulla carta è il più forte, ma vinca chi ha più costanza di rendimento e più fortuna.
Dividendo il campionato per alcuni organizzatori è stato una grave perdita oltre che d’introiti anche di spettacolo e competizione.

– Siamo a ridosso delle tre finali, che gare sono?

Magliona_nuovo lookRieti: una storia ed una tradizione di montagna, una gara da cardiopalma da affrontare al massimo della velocità calibrando ogni singolo movimento di sterzo per evitare di perdere la massima prestazione del motore per via della percentuale di pendenza della strada. Una competizione che richiama alla mia mente uno dei più brutti momenti della storia della nostra disciplina, la perdita del campione George Plasa.

Caltanissetta: una strada assomigliante a un circuito, uno su tutte Monza, dove il novanta per cento di essa è percorso a forte velocità, una sorta di apnea di guida che trasmette al pilota che la affronta il significato puro e reale del dinamismo, dove è necessario dare il tutto e per tutto in pochi secondi.

Pedavena: percorso di gara che si snoda in un tipico scenario di montagna immerso nel verde. Tracciato tecnico e allo stesso tempo selettivo per alcuni punti “critici” nei quali chi ha cuore, coraggio e piede fa sicuramente la differenza.

– I sogni non finiscono mai, progetti?

Intanto il mio pensiero è concentrato sull’attuale stagione dalla quale spero di ottenere ciò che c’eravamo prefissati ad inizio anno, il campionato. Per il futuro sto lavorando per far si che possa tornare ai nastri di partenza del Campionato Europeo con una macchina di prestigio, chiaramente sempre al seguito del Faggioli Team. Per fare questo non basta solo essere forti e bravi ma ci vuole il sostegno morale ed economico di tutti, a iniziare dalla mia scuderia Ateneo, per finire con il supporto dei partner pubblicitari, quelli che in questo momento economico difficile mi stanno offrendo il massimo.

– Un saluto ai nostri lettori.

L’occasione offertami mi è lieta, per trasmettere ai lettori e sostenitori di IL TORNANTE il mio cordiale e sportivo saluto.

– In bocca al lupo per il campionato, ti ringrazio per l’intervista!

Crepi il lupo, anche se personalmente sono io che esprimo un sentito grazie alla vostra redazione per esserVi interessati anche del sottoscritto.

 

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