CRONOSCALATE

LA GRANDE STORIA DI CLAUDIO CALELLA

Il talentuso e caparbio pilota pugliese si ritaglio’ uno spazio importante nelle gare in salita e pista degli anni ‘70 ed ‘80, sebbene fosse limitato da un budget sempre limitato. Il racconto della sua carriera, a cura di Francesco Curri. 


Il percorso agonistico di Claudio Calella ha inizio nel 1972 con una piccola Fiat 500, acquistata con tanti sacrifici e protagonista di tanti sogni nel cassetto.

Se acquistarla era costato tanti sforzi,  adesso toccava andarci a correre, ragion per cui nacquero altri problemi, come trasportare la vettura. Con l’aiuto di alcuni fidati amici e trainato con una corda, Calella partì quindi per la magnifica crono Abriola-Sellata, gara al top del decennio ‘70. 

Un turbinio di emozioni lo catturava già per il solo esserci, pur senza ambizione alcuna: chiamasi passione allo stato puro. Fino al 1975 Calella centro’ vari piazzamenti ma pati’ anche innumerevoli problemi tecnici. 

Fu nel 1976 la svolta, grazie all’incontro con il preparatore Lanini,  un guru delle bicilindriche, con cui fu subito alchimia. 


CLAUDIO CALELLA

Tanti i successi ottenuti con la 700 gr.2, rimasti nella memoria. 

Un sodalizio tecnico che durò fino al 1981, ultimo anno con le 700 gr.5, una stagione travolgente con record di classe nelle gare di Sarnano, della Sila e quella in pista di Vallelunga. 

Il grande salto era pronto: nel 1982 si passa alla Sport AMS 1000 e dopo un primo apprendistato Calella dimostro’ di andar forte, grazie a intuizioni come l’uso delle performanti gomme Avon, all’epoca ancora non diffuse come oggi in salita. 

Notevole anche la sua sagacia nella scelta dei rapporti del cambio e nelle altezze da terra, così i risultati furono assolutamente soddisfacenti, considerando che il budget a disposizione fosse molto risicato e che malgrado questo riusci’ a sopravanzare piloti con mezzi molto più performanti.

Nel 1983 si passa alla Lola290 di classe 1300, una vettura pesante per la categoria per via del telaio costruito più per la classe 2000. Dopo le prime gare di messa a punto di motore e telaio, arrivano risultati più che pregevoli come la vittoria a Popoli con tanto di record di classe e quella alla celebre Fasano-Selva. La convinzione e la determinazione per fare il grande salto si tramutarono nell’acquisto nel 1984 di una Lola più moderna, con motore BMW 2000. 


Un anno quello, pieno di soddisfazioni, con ben 8 successi assoluti che gli valsero la vittoria dell’agognata Coppa Csai di seconda zona. 

La chicca di quell’anno fu anche l’intuizione,  dai più dapprima criticata, di cambiare l’aerodinamica della Lola con un alettone posteriore diverso dall’originale. 

Un atto di coraggio, che si tradusse invece in risultati sonanti. 

Nel 1985 ci fu l’atteso debutto in Europa, sempre sulla Lola modificata ancora nell’aerodinamica anteriore con un cofano più a “cucchiaio”: fu un anno di apprendistato, per i percorsi nuovi e per gli avversari di altissimo spessore, primo tra tutti il grande Mauro Nesti, in quegli anni quasi imbattibile. 

Calella, pur non disponendo di budget faraonici, riuscì a difendersi con piazzamenti di rilievo anche nel palcoscenico europeo ed al cospetto di vari grandi rivali. 

CLAUDIO CALELLA

Nel 1986 vendette la Lola per autofinanziarsi la stagione e passò all’Osella Pa/9 prestatagli dall’amico Di Gioia, spinta sempre da un motore BMW 2000 evoluto. 

Nel campionato europeo arrivarono ottimi secondi posti ed altri lusinghieri risultati, colti spesso dietro a Re Mauro Nesti, a cui si era molto avvicinato nei tempi. Nelle prove della gara-test del Pollino però, un incidente nefasto gli provoco’ la rottura della caviglia, episodio quello che pregiudicò tutta la sua stagione. 

Nel 1987 ritorno’ sempre su Osella nel CEM, ma nelle prime gare alcune noie al motore ne pregiudicano le prestazioni. 

Risolto il problema al propulsore, Calella dimostrò che l’incidente fosse definitivamente alle spalle, cogliendo un secondo posto ad Ascoli a solo due secondi da Nesti, a cui aggiunse un altro secondo posto a Cefalù ,sempre dietro il grande Mauro ed infine una sonante vittoria a Roseto. 

Conclusasi la stagione, il problema fu ancora quello atavico degli sponsor. 

Calella decise così di smettere, covando il grosso rammarico di non aver mai corso con costanza con mezzi tecnicamente all’altezza dei rivali più quotati, palesando comunque un grandissimo talento, dimostrato al cospetto dei formidabili avversari del tempo. 

Articolo di FRANCESCO CURRI 

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