CRONOSCALATE

LA VECCHIA: L’UOMO DEI RECORD

Compleanno speciale per il campione potentino, iscrittosi alla storia per la sua proverbiale sequenza vincente con la race car italica più ammirata di sempre, la leggendaria 155 V6 TI. Un binomio epocale, che non conosce tramonti. 


Il frutto delizioso no, non casca mai lontano dall’albero. 

In principio fu papà Leandro, personaggio vulcanico, eclettico, velocissimo e fine conoscitore della meccanica pura, a dare il primo giro di chiave alla passione di casa La Vecchia.

LA VECCHIA: L’UOMO DEI RECORD

Diede presto notizia di se’il talento vivido che Antonino ereditava dal pluri decorato padre, prendendo forma in ogni occasione in cui il lungaggione nato a Napoli ma cresciuto in Lucania, si misurava con un’auto da corsa. 

La sua taglia extra size gli precluse maggiori chances sulle barchette sport o sulle monoposto Formula del tempo, affatto pensate per statute over 190 cm come la sua. 


Le sue estemporanee uscite vincenti nelle più celebri piste italiane sulle star con trazione totale o posteriore del tempo, stavano prenotando il futuro agonistico full optional per il sarà, uomo dei record.

LA VECCHIA: L’UOMO DEI RECORD

L’appuntamento col successo, per Antonino La Vecchia, era destinato a tempi e forme diverse, perché avrebbe avuto come crocevia l’incontro con la più agognata, ammirata ed acclamata auto da corsa col tetto addosso, mai progettata in Italia. 

La 155 V6TI è stata la sublimazione logaritmica in formato racing, di una sorellina stradale forse un po’ asfittica ed impersonale, che ha trovato in La Vecchia il superbo sceneggiatore di una trama sbobinata nel tricolore salita, totalmente all’antipodo di quell’essenza track-oriented che rispondeva alla sua indole votata alla massima sfida continentale delle Turismo in pista, la celeberrima arena del DTM prima e dell’ITC dopo. 

Un’idea di Leandro La Vecchia, quella di sdoganare la signora in rosso alla massima assise di gare su strada, sposata da quei vertici Alfa Corse che affidarono la vettura più sofisticata al mondo del periodo ad Antonino Super Fast, unico pilota italiano senza trascorsi in F1, come ebbe a ricordargli il leggendario ingegner Sergio Limone nel loro incontro, a guidare ed a vincere con la V6TI. 

L’ipoteca a tasso fisso dell’avventura in salita di questa superstar della pista infatti, è stata la capacità di vincere e continuare a vincere in un contesto tanto diverso da quello per cui era stata progettata, succedendosi nelle sue varie versioni/annata con equipollente successo. 


Le 38 vittorie in DTM della signora in rosso, che l’hanno resa per anni la vettura con più affermazioni nella celebre serie teutonica, non consentivano comparsate ma esigevano nient’altro che ulteriori successi.

LA VECCHIA: L’UOMO DEI RECORD

La Vecchia seppe estendere col massimo dell’efficacia l’Interregno agonistico dell’Alfona, vincendo 3 campionati italiani in sequenza, riscrivendo nuovi primati del percorso in tutta la penisola, centrando epocali podi assoluti “respirando” sugli scarichi delle barchette sport del periodo e sopportando da protagonista la coesistenza con uno dei più formidabili piloti della storia delle salite, il compianto Fabio Danti, suo straordinario antagonista fra le turismo più prestazionali del tempo. 

Una contabilità da corsa a 24 carati, il cui pilastro portante è stato il mai soverchiato record di 33 vittorie consecutive centrato nel Civm, sempiterno Everest del libro dei primati delle velocità in montagna di ogni generazione. 

Non va mai e giammai dimenticata l’ insuperabile complessità tecnologica della V6TI e la straordinaria capacità di adattamento dimostrata da La Vecchia figlio nel guidarla in salita e da La  Vecchia padre nel gestirla, con una penuria di mezzi inversamente proporzionale alla sua somma abilità ed alla propria invidiabile esperienza nel decifrarne ed ottimizzarne aspetti, che ad un occhio meno “chilometrato” potevano sembrare trascurabili. 

Dopo un ventennio lontano dalla corse, atto a tacitare la pulsazione interiore di alimentare ancora di corse la sua indole di pilota di razza, La Vecchia è tornato ad essere un apprezzato opinionista e commentatore, nonché un uomo immagine prezioso per gli eventi Alfa Romeo intra ed extra confine, capace come è stato di firmare una struggente favola moderna del motorismo su strada, più povero e meno visibile ma non per questo meno complesso e competitivo di quello su pista. 

Una vita spesa per le auto e fra le auto quella di Antonino La Vecchia, guidando quotidianamente quasi tutte le più celebrate supercar degli anni ‘80 e ‘90 in fasi di vita che sembravano estratti delle più agognate pellicole cinematografiche di quei ruggenti anni dell’ “Italia da bere”. 

Buon compleanno Antonino La Vecchia, uomo dei record. 

Sessant’anni sessanta, col piede ad est complanare al telaio. 

Articolo di FRANCESCO ROMEO

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