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LUCA LIGATO: VOGLIO CHIAREZZA

Il campione italiano salita classe Cn2000 per il 2016, esprime le proprie valutazioni rispetto alla decisione di assegnare il titolo ex aequo, una decisione assunta per la prima volta nella storia del Civm.

Riceviamo e pubblichiamo il pensiero di Luca Ligato:

Al termine di questa stagione premiante ma anche logorante, che mi ha visto partire benissimo nella prima fase e che poi mi ha portato invece a giocarmi il titolo all’ultimo appuntamento, dopo aver raddrizzato una situazione che a centro annata sembrava compromessa in seguito al mio incidente di Popoli, sento di dire la mia sulla decisione della Csai di assegnare il titolo ex aequo per la classe Cn2000. Un provvedimento che considero profondamente ingiusto e francamente poco comprensibile, visto che la stessa Csai mi aveva proclamato campione italiano già al Finish dell’ultima gara di Pedavena. Per classificarmi campione infatti, l’istituzione sportiva aveva contabilizzato i risultati ottenuti col criterio degli scarti ed in senso assoluto, determinando quindi una situazione premiante per le mie prestazioni sportive. Io ed il mio diretto rivale infatti, ci siamo presentati allo start dell’ultimo round di Pedavena, con mio svantaggio in classifica, da me però perfettamente pareggiato con la  doppia vittoria in gara. Al mio duplice successo di manche però, si è contrapposto invece il gradino mediano e quello più basso del podio di classe del mio dirimpettaio in classifica nelle due sessioni di gara. Con tale risultato, esso poteva così contare su un terzo posto aggiuntivo invece di un mio secondo, come risultato utile per lo score totale al netto delle pari vittorie. La matematica, pertanto, non ammette deroghe o fraintendimenti: i miei requisiti per la vittoria finale del campionato, erano algebricamente superiori. Col passare delle settimane però, le dinamiche decisionali hanno incredibilmente subito delle profonde rivisitazioni dell’interpretazione, tali da sfociare in un titolo assegnato a pari merito, ai primi due piloti in classifica. In buona sostanza, la Csai ha definito ambigua una norma emanata e mantenuta da essa stessa da decine di anni, che è quella che sancisce la partecipazione ad un evento nel momento in cui si effettuano le verifiche tecniche. L’episodio nel focus dell’istituzione sportiva è quello della gara di Svolte di Popoli, dove sbattevo in prova e per l’entità dei danni alla vettura non potevo partecipare alla gara della domenica. Secondo quanto è proprio della norma in materia, io ho invece effettivamente partecipato alla gara: pertanto è stato considerato questo elemento in sede di conteggio dei risultati utili. Non risulta quindi comprensibile la strana ed innaturale distinzione che la Csai riporta fra “gara” e “manifestazione”, in quanto in un regolamento attinente e dedicato esclusivamente alle competizioni inserite nel suo calendario, non capisco cos’altro possa indicare il termine “manifestazione” se non la gara stessa. Le verifiche e le prove, in cui lo “sforzo agonistico” indicato dalla Csai nella sua missiva si è invece conclamato fino all’incidente, altro non sono che appendici previste come obbligatorie, della gara stessa. Lo stesso fatto che si sia conteggiato questo impegno nel computo delle gare fatte da me nel 2016, avvalora lo status pieno ed incontrovertibile attribuito all’evento Svolte di Popoli. La considero quindi un interpretazione forzata, pilatesca  e scollegata dalla realtà dei fatti. Alla luce anche di queste considerazioni, non capisco come la Csai faccia ricadere sui conduttori in lotta per i titoli, le eventuali ambiguità o zone grigie delle regole da essa stessa promulgate. Se l’istituzione sportiva ammette di non avere legiferato in maniera netta ed inequivocabile e di non aver mai posto i necessari correttivi nel tanto tempo a disposizione per farlo, non possono essere i piloti a risponderne in solido, subendo una parzializzazione dei risultati raggiunti. Anche perché, è bene ricordarlo, la Csai esige pieno rispetto delle regole tecniche dei veicoli e di idoneità alla conduzione agonistica, a cui ogni pilota è chiamato inderogabilmente a rispondere, esponendosi a imponenti costi ed al rischio di sanzioni o squalifiche. Mi piacerebbe pertanto che le stessa nettezza ed impossibilità di interpretazioni multiple del regolamento, fossero rigorosamente applicate a tutela dei risultati dei partecipanti.

Nel periodo intercorso fra gli accadimenti elencati e la decisione istituzionale di assegnazione del titolo ex aequo, la mia famiglia si è costantemente interfacciata con importanti e noti componenti della Csai, ricevendo in cambio ampie assicurazioni, sul fatto che il titolo sarebbe stato assegnato o ad uno o all’altro pilota in lizza, non essendoci precedenti nella storia di assegnazione di titoli a pari merito. Il criterio di assegnazione ex aequo inoltre, come ci è stato addirittura ribadito più volte energicamente, non sarebbe minimamente appartenuto alla filosofia propria dell’istituzione sportiva. Mi chiedo inoltre, alla luce di questa decisione, quanti piloti negli scorsi campionati avrebbero potuto mutare le loro condotte agonistiche nel finale di stagione se solo avessero saputo che sarebbe stata contemplata la possibilità di provare a vincere un titolo  ex aequo, fattore che risulta un formidabile volano per l’acquisizione di nuovi sponsor e per la continuità agonistica. Mi è ben chiaro invece, il livello degli sforzi fatti e dei rischi presi per ribaltare una situazione in classifica nella seconda metà della stagione, durante la quale ho dovuto correre al 150% per restare in lizza, dopo la flessione di rendimento di centro campionato.

La gara della Coppa Nissena più ancora delle altre, che mi ha visto vincere nonostante gravi noie tecniche al motore ed al fondo piatto, mi ha costretto a correre rischi ancora maggiori rispetto al già gravoso clichè abituale.  Chiedo pertanto alla Csai di assumere una decisione univoca e che premi un pilota o l’altro, senza assegnazioni multiple della vittoria finale in Campionato. Una decisione, quella in essere, che non soddisfa, neanche parzialmente, né la mia persona né ciascun esponente della mia famiglia.

Con l’occasione porgo distinti saluti a tutte le parti in causa.

Luca Ligato

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