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MAD DONDI: OLTRE LA SFERA DEL TUONO

La Barra9 da combattimento e il fotonico bolognese, si caricano a megatoni per un’altra stagione a volo radente. Fabio Cavallini ci tratteggia il Manuel segreto e gli step evolutivi immediati e futuri per la Milfona blu. Dall’ironia iniziale di alcuni avversari, al turbo che verrà.

Manuel Dondi da Bologna, no. Non è un pilota da omologazione in serie. E non solo per la velocità aeronautica delle imprese con cui ha serigrafato la storia recente del CIVM, ma soprattutto per l’asset mentale con cui affronta le cronoscalate. Mister X infatti, dedica uno smisurato contingente di propri neuroni alle corse: a sentire Fabio Cavallini infatti, motorista e gran consigliere tecnico in capo ormai da tanti calendari, il suo cervello è letteralmente formattato per le gare. Anche gli avversari dedicavano loro non pochi pensieri, quando, all’esordio nelle salite, dopo un’epopea di slalom cadenzata da infiniti successi in giro per la rosa dei venti, gli suggerivano con perplessità e gentilezza insieme, di competere nel campionato delle auto storiche. La Milfona Blu quindi, la relegavano d’ufficio al ruolo di attempata sport car, che non sapeva arrendersi all’incedere inesorabile del tempo e che quindi poco centrasse, col nugolo di moderne sport car allo start. A sentire alcuni avversari del paddock dunque, oggi un innocuo eco, la Barra9 avrebbe avuto chance zero contro le IperTurbo con molte meno rughe e finanche il doppio delle ruote motrici. Né avrebbe conosciuto grazia, ma solo ferale giustizia, nel confronto con le tante auto impegnate nel Civm, dal progetto molto meno ingiallito del suo, vecchio di quasi mezzo secolo, presentata com’è stata agli albori dei favolosi anni ’70. Insomma, l’alchimia fra il giovane Mister X e l’anziana Barra9, avrebbe molto probabilmente accumulato secondi di distacco, a clessidre piene. Simpatia umana tanta, ma competitività contro i Big delle salite, da trovare forse in una vita precedente. Il dogmatico postulato, era questo.

La storia però, è un ente a statuto speciale: non ama essere scritta da altri. Mai. Perchè anzichè le clessidre, in questi campionati a prendersi la scena sono stati gli ettari di fazzoletti che non pochi avversari, hanno tirato fuori dal taschino per asciugare le lacrime che la Milfona Blu ed il fotonico bolognese, hanno provocato loro a nord, sud, ovest, est. Senza accontentarsi di atterrare sul superattico del podio in tutte le gare fatte, no. Ma stabilendo anche vari record del percorso, con demoniaca continuità. 

Dopo due stagioni col pedale del gas complanare al pavimento, in cui Dondi dei miracoli ha sterminato dubbi e rivali con la stessa genuina serenità, si riparte per il 2018 consapevoli che, come dice un vecchio e straordinario adagio, più in alto sali e più tira forte il vento. In fondo, il felsineo superfast, è la conferma che anche uno slalomista di talento, può essere una Guest Star in salita. Il suo amore per la velocità senza birilli, nacque nel 2008 alla Lima–Abetone, quando su una Predator capì che dalla sua esperienza di pilota, avrebbe voluto qualcosa di più che incrociare braccia nelle postazioni di coni, sebbene più velocemente di tanti altri. Ne è passata di strada dalle primordiali vittorie nei formula challenge e dal suo primo slalom di Monte Fiorino del 2001, tappa al tempo del Tricolore. Manuel Dondi, con gli interlocutori occasionali, lavora ai bassi regimi: sereno e disponibile con gli appassionati, è pronto alla battuta monella da replicare con quella parlata fina, tipica dei nativi all’ombra delle due torri. Sembra avere il Variatore di Fase Mentale invece, quando monta sulla Barra9, la sua Lei da corsa da cui mai si separerebbe e a cui dedica morbosamente mille attenzioni. Ne abbiamo parlato con l’uomo ovunque della sua vita da corsa, tal Fabio Cavallini (foto con Dondi di viso) da Mantova, un oretta a Nord di Bologna.

Fabio, altre due stagioni con le lancette stecchite ad est, nelle quali avete centrato record e vittorie con avvincente ripetitività. Per il 2018, l’obiettivo è migliorare sé stessi?

Grazie a voi de ilTornante.it  innanzitutto, grazie a te per i tuoi articoli che ci tengono attaccati al pc. So di gente che li rilegge tante volte e si diverte un mondo. Sembra di essere in macchina con chi corre, bravo! Quanto a noi, proveremo a fare meglio di quanto fatto in queste due bellissime stagioni, ben sapendo che gli avversari saranno fortissimi ed agguerriti. La cosa che mi ha riempito di soddisfazione è proprio questa: la consapevolezza di aver vinto con tanti gran galli nel pollaio, perché senza avversari così validi ed esperti, sarebbe stata meno bella come avventura.

Alla Barra9, che attenzioni riserverete? Quali le soluzioni tecniche per non farle perdere lo scettro?

Io non parlo mai di queste cose con nessuno (sorride)…cosa mi fai dire…comunque si, qualcosa bolle in pentola.

Motore. L’Alfone duemila ex-ufficiale è chiamato a rispondere al fuoco di motoracci cavallati, turbizzati e con gran comitive di centimetri cubi. Cosa riceverà per risultare ancora competitivo?

Già, la cosa che non va mai dimenticata è che noi siamo piccoli di cilindrata. Io sono un amante dei motori aspirati, quelli che abbisognano di grandi interventi per tirare fuori piccoli contingenti di cavalli. Per il 2018 sto lavorando sulla parte alta del motore e sull’aspirazione, di modo da ottimizzare il rendimento in tutto l’arco di utilizzazione.

Dettagliamo: qualche giro in più, più schiena ai medi ed alti regimi…mano anche ai manovellismi?

No, quelli no. Saranno solo rinfrescati con interventi di rialzo. Proveremo alberi a camme diversi, un nuovo percorso di aspirazione e qualcosina alla testata. L’obiettivo è tenerci allo stesso regime, ma con un’erogazione più corposa ed una manciata di cavalli in più.

Rotazione massima?

Siamo un po’ sopra i 9000.

Quanti i cavalli al galoppo?

Poco oltre 300. Veri. Verso i 310, dai. E sei fortunato, perché di solito dico solo che ne abbiamo genericamente oltre i 250…(ride)

Assetto. La Barra9 appare “complice” di Manuel al 100%, le soluzioni premianti di queste due stagioni sono anche figlie del suo aumentato feeling con la vettura?

Assolutamente si, giusta osservazione. Lui sta crescendo ancora come interfaccia con la macchina e questo gli ha dato la possibilità di sfruttare al top delle scelte più estreme di prima.

Un vecchio adagio delle corse, insegna che non conviene mai inserire troppe novità in un contesto tecnico per non scompaginare i valori, soprattutto quando una macchina funziona al livello di questa…il progetto X1/9 non è giovane, sei fiducioso che ci siano ancora consistenti margini di miglioramento?

Assolutamente si. Noi abbiamo tante cose nel cassetto e le inseriremo per gradi, per il concetto che esprimevi tu. Ad esempio, tornando al discorso sull’assetto, quest’anno faremo piccoli interventi sulle tarature e sulle angolazioni caratteristiche, tutte cose che abbiamo imparato di gara in gara. E’come un puzzle, che si compone ogni volta di nuovi e importanti tasselli. Questa metodicità nel fare la macchina, ci sta premiando. Ma sappiamo che i rivali non staranno certo a guardare.

Momento top e quello flop, di queste due stagioni da tricolore E2SH.

Con Manuel il momento flop è ogni inizio di stagione, perché lui pensa sempre che i rivali abbiano fatto degli aerei che  vadano assai più forte dell’anno prima. Parte già con questo presupposto. Poi col passare delle gare capisce che ci siamo anche noi e che possiamo lottare pure con le auto con molti più cavalli. Lui e la X, sono una magnifica accoppiata che si conosce ogni giorno di più. Il momento top è stato senza dubbio la vittoria alla Trento-Bondone, alla sua prima partecipazione. Per anni ci siamo detti che quella gara, che Manuel si sogna la notte, l’avremmo affrontata solo e soltanto quando ci saremmo sentiti davvero pronti. Poi l’annullamento della Malegno-Borno ci ha obbligato a farla e pensavamo così di farla al meglio di quanto si potesse, considerato che fosse la prima esperienza là. C’erano dei gran monellacci con delle potenti e leggere macchine che su quella strada corrono da anni ed anni, così non credevamo affatto di andare a vincere pure in cima al Bondone. Manuel non ci dorme ancora per l’euforia di quel successo e anche per me è una gara unica e speciale. Ne sentivo parlare da papà e dai suoi amici fin da piccolo e ho potuto sperimentare con mano quanto sia eccezionale e coinvolgente. Ti entra dentro e ti provoca uno stress mentale importante…da quando saluti il pilota a quando arriva, sembra passare una vita!…Abbiamo chiuso in 10.36 che va bene, ma non è un tempo che rispecchia il nostro potenziale da quelle parti. Con il cambio, di cui peraltro siamo contentissimi, abbiamo avuto in quella singola occasione dei problemi di errore di selezione rapporto, come si vede chiaramente dal filmato. Aggiungi poi, che lui aveva come memoria di percorso, come detto, solo la sessione del sabato. Diciamo che là abbiamo il margine per fare abbastanza meno…non dirò quanto, ma ne abbiamo da togliere…(sorride sornione)..

I mezzi economici sono limitati. Se aveste diponibilità, quale sarebbe il primo intervento da fare sulla X?

Anche se avessimo un mucchio di soldi, andrei per gradi lo stesso. E’ l’unico sistema che premia. Appena abbiamo potenziato il motore è entrato in crisi l’assetto e siamo dovuti intervenire, quando c’è stato il setting giusto abbiamo potuto sfruttare meglio le doti del motore. Non tocchiamo niente su quella macchina, senza fare a seguire, anche altre cosette.

Elettronica e turbo. Le due strade che praticate insieme, portano più facilmente tanti cavalli aggiuntivi…che mi rispondi?

Vero. Ma io sono un tecnico vecchio stile a cui piace la meccanica verace, a cui dà gusto guadagnare cavalli, lavorando di cesello. Noi usiamo l’elettronica Marelli originale per questo motore e tutti ci accusano sempre di lavorare con roba antica, che non ha la capacità di calcolo e gestione multi-parametro delle centraline moderne. Ma ci troviamo bene così e non intendiamo cambiare. Quanto al turbo, quando nel prossimo futuro ci accorgeremo che per stare al passo servirà, lo metteremo. E’ tutto programmato e cadenzato. Finchè potremo, faremo senza. Credo di poter realizzare un bel percorso anche con i sovralimentati, da oltre 30 anni me ne entrano in officina, ma resto un fan del caro vecchio motore aspirato. Il suono e la resa dell’alfone duemila, sono ancora uno spettacolo.

Di X1/9 ne hai fatte tante, pensi che quella di Dondi sia la migliore?

Non ho alcun dubbio, si. E’ semplice ma assolutamente efficiente. Ha tutto quello che deve avere una macchina, per andare forte.

Aerodinamica. La lunghezza ridotta e lo skyline originale di 50 anni fa non aiutano molto come penetrazione ed estrazione inferiore dei flussi, aspetti che a certe velocità risultano fondamentali e sinergici con l’ala posteriore. Tempo fa eravate intervenuti sul diffusore, ora cosa pensate di fare per ottimizzare?

L’aerodinamica non rientra nelle nostre più strette competenze e serve stare attenti al punto di equilibrio. Avendo poco motore se diamo incidenza all’ala, poi perdiamo subito troppi km orari. Ci consultiamo talvolta con gente esperta e osserviamo altre applicazioni, perché vogliamo mantenere l’efficienza (ideale rapporto fra resistenza all’avanzamento e carico verticale, ndr). Quando ci approcciammo alle salite, sviluppando velocità, l’avantreno della X si deformava tutto e il labbro toccava a terra dopo i 130 -140 orari. Finimmo una gara così, fra le scintille…infatti dovemmo rinforzare tutto il muso per renderlo meno flessibile, problema che negli slalom ovviamente non era venuto fuori per le velocità più basse.

Questo avrà comportato un aumento di peso…

Si, un po’ si…ecco, il peso non è l’aspetto d’eccellenza della nostra X. I kg li ha distribuiti bene ok, ma dovrebbe pesare di meno. Sarebbe un punto su cui investire qualche soldo per scendere di massa.

La gente si chiede e ci chiede: Manuel sarebbe competitivo pure con una barchetta sport?

Ma certo che si. Secondo me un pilota che va forte, lo può fare a 360 gradi. Tempo fa lo abbiamo fatto girare su una Osella Pa9-90 (foto inedita) e si divertì parecchio. Considera che era solo un test funzionale, giusto per capire se funzionassero dei componenti appena messi. Eravamo perlopiù in un kartodromo, ma lui ricorda con affetto quell’occasione. Non gli dispiacerebbe riprovarci, secondo me.

Dondi alla conquista dell’Europa, dopo aver mostrato il suo valore in slalom, challenge e salite italiche. Che ci dici al riguardo?

E beh, sarebbe una bella storia…Ma lì c’è un doppio problema: il budget utile per le trasferte e le trasferte stesse, che comporterebbero una mancanza dal lavoro per molti giorni. Un giorno qualcosa faremo, prima però si devono combinare tante cosette. Sarebbe bellissimo confrontarsi più stabilmente con piloti e vetture eccellenti che già abbiamo episodicamente incontrato, talvolta anche vincendo. Vedremo.

Due posti senza turbo voi, due col turbo la Picchio 4C. Hai letto il nostro articolo su quella macchina? Manuel alla guida: che ne pensi?

Grande rispetto per il lavoro di un costruttore, noi siamo degli artigiani che cercano di fare grandi cose con risorse limitate e mettendo a frutto l’esperienza di anni. Esicuramente un progetto molto tecnologico, ma la mia auto ideale la preferisco più snella e compatta. Manuel sta bene dov’è..(ride di gusto).

Come la vostra Barra9..piccolina e monellina..

Esattamente, ahahah..si,si,speriamo sempre più monella!!..

 

Foto di testa: Nicola Venturozzo, pagina facebook Pedavena Croce D’Aune

Altre foto: Sergio Fattorini, Pietro Vizzari

Intervista di Francesco Romeo

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