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MEGALE A SUD DELLO STIVALE

Il grintoso pilota meridionale, ha conquistato il Tivm di zona nel gruppo A. Una carriera sancita dall’amicizia con Ninni Fossato, suo mentore fin da piccolo nel mondo delle cronoscalate.

In principio fu per Ninni Fossato, l’uomo più popolare e salutato d’Italia in ogni gara del Civm. Si, fu proprio per colpa dell’occhialuto MacGyver di Gallico Superiore, frazione a nord di Rio de Calabria, che Robertino Megale, al tempo alto come un comodino ma già col minimo alto da gran monellino, si è formattato in sé la sacra stimmata delle corse. L’imprinting decisivo venne da quei giri rubati sulle 15050267_10209095777968879_500037282_nmacchine da corsa, appesi ai roll bar di quelle Peugeottine, con cui il Fossato si prese anche un bel Tricolore di classe, da pilota veloce e ben autogestito qual era. Come connessi da un cavo usb, Ninni ha così  trasferito al vincitore del Tivm Sud 2016, la passione ineluttabile per le corse in salita. Ma in versione senza chiave inglese. Roberto infatti, decise ben presto di mettersi la gialla tacca di riferimento dello sterzo, come orizzonte di ogni domenica. Per la compagna ed il compagno di monellerie, massima fedeltà: sempre e solo la Peugeot 106, sorvegliata e dopata solo dal Mac Ninni. Anche se ad avere i forzieri pieni come Zio Paperone, comprerebbe una 155 V6 Dtm per sé ed un Audi Quattro Dtm per l’amico/fratello Domenico Chirico, del quale riporta orgogliosamente il nome nel finestrino. Con slancio ricambiato.

Nel 2003 Megale inizia la sua avventura a quattro ruote, che lo porterà a una gran bella refurtiva di vittorie e risultati, più centrati per il gusto di andar forte in senso stretto, che con il rigore preciso di vincere una serie. Restando fedele ai colori giallo e blu per molti anni, prima dell’All White di oggi. Che fossero slalom o cronoscalate, lo stile di guida non cambiava poi così tanto: sull’asse verticale o su quello orizzontale, Megale si metteva spesso e volentieri in diagonale. Non è difficile ripescare nella memoria infatti, curve su due ruote e muretti carteggiati in uscita, come grandi polveroni e nuvole d’azzurro, per quelle staccate mai col muso abbastanza giù. Dove passa Megale insomma, di gente che sbadiglia non ne vedrai mai. E giammai.

DSC_8559Perché il codice prodotto di questo driver Jonia Corse, adorata scuderia della vita, è più immutabile della formula della Coca Cola: a visierà giù, calcoli zero ma sangue freezer-mode giù al piede destro, in grand’adunata.

La sua strada resta sempre la Santo Stefano-Gambarie, cresciuto com’è  nel verde e più verde del bosco più fitto d’Europa. Senza tralasciare la personale passione per Tiriolo e per Morano, gran salite vecchio stile poco adatte a gente depilata sullo stomaco.

14971930_10209095727247611_1661186298_nSe il 2016 resta per lui l’anno della conquista del prestigioso Trofeo Italiano Velocità Montagna zona Sud, con i doppi successi di Morano e del Reventino e di due manches di Erice e Gubbio, nonché singole vittorie di classe anche in Civm, è proprio il Tricolore Salite il traguardo che Roberto Megale avrebbe potuto centrare, se solo fosse partito nella gara di Pedavena, orfana perlopiù del suo diretto rivale in classifica. Ma la responsabilità di un attività lavorativa propria, ha prevalso sull’emotività della passione.

Megale e Fossato, ben oltre i titoli e le coppe che non son mai stati il loro più grande innesco per stringersi casco e fibbie o passare ore sotto un cofano a pupille sgranate, concepiscono le corse come una formidabile occasione per circondarsi di amici, per vivere e distribuire sorrisi e ilarità, rendendo i week end da corsa un intermezzo difficile da scordare. E di cui privarsi.

Ed è forse questa, in fondo, la loro più grande vittoria.

Francesco Romeo

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