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MITJET

MITJET D’ALTA QUOTA

Nuova vettura per Arcangelo Madaffari, vice presidente della Mora Racing, che punta a esordire in montagna con la prestante auto destinata all’omonima serie in pista. Uscite già programmate, anche per Carmelo Scaramozzino.

Non è il debutto assoluto nelle sfide in pendenza per la Mitjet, in quanto un’altra Scuderia l’aveva già schierata nelle corse in salita, ma il fascino di ogni nuova avventura e la quota tecnica propria di questa macchina, legittimano l’entusiasmo che la circonda. E’un esemplare del 2016 quello acquistato recentemente da Arcangelo Madaffari, esemplare che dopo aver calcato piste celebri come il Paul Ricard, è sbarcato a Reggio Calabria fra le file del neo sodalizio da corsa presieduto dal veterano Giuseppe Morabito.

La fiche tecnica annovera un traliccio tubolare di larga sezione e consistente spessore, delle sospensioni a triangoli sovrapposti con molle e ammortizzatori coassiali infulcrati nel vertice superiore e dei freni a disco Brembo da 305 all’anteriore, con adeguato dimensionamento di pinze e pompanti. I cerchi hanno un diametro di 18 pollici. Definita attorno allo schema transaxle (presa di forza anteriore e trazione alle spalle), la Mitjet ha un passo di 240 cm, una larghezza di 180 cm ed una lunghezza che supera in volata i quattro metri. Il cuore da 1998 cc di mamma Renault agisce su un albero di trasmissione che innesca un differenziale TORK, posto sotto l’ampio serbatoio posteriore, concepito per conferire una buona autonomia nelle gare su pista a cui era destinata. Detto della robusta configurazione telaistica, che prevede anche due possenti croci di Sant’Andrea con funzione anti-intrusione ai lati del cockpit, la carrozzeria, disponibile in varie versioni, riprende all’anteriore gli stilemi di talune berline premium di produzione europea, con la zona centrale e quella posteriore invece, comuni a tutte le Mitjet.

Attualmente la veste di questo esemplare riproduce le linee della RS4 di casa Audi, ma Madaffari dispone anche della cover che ricorda i tratti tipici di passate generazioni di BMW. Tornando al motore, si tratta del canonico quadricilindrico francese da due litri della celebre Clio RS, che erogava poco meno di 230 cv prima che le cure del tuner Giuseppe Mauriello e che le accresciute performances assicurate da un nuovo performante scarico realizzato da Domenico Loddo (titolare della nota factory SS Competition), ne innalzassero la potenza a circa 250 Hp. La selezione delle marce al volante si concretizza con un sistema elettropneumatico Vac Robotic, che ripete gli innesti di un pregiato cambio Sadev. Madaffari sperava di portare la vettura al debutto in una salita doc come la Santo Stefano-Gambarie, prova del Tivm, ma la speranza che questa cronoscalata di alto livello si possa organizzare nella data prevista del 5 luglio, e’ oggettivamente correlata alla pandemia attuale. Giudizio positivo sulla bontà di base di questa race car arriva anche dal noto campione Carmelo Scaramozzino, convinto delle doti della Mitjet dopo le risultanze di un test condotto nei giorni scorsi. Il peso contenuto in circa 705 kg e le premianti caratteristiche di base, unite alle prestazioni velocistiche già espresse su pista, spesso migliori di quelle di affermate auto da corsa di estrazione più nobile, autorizzano a pensare positivo per le uscite in salita. La Mitjet, è bene ricordarlo, è stata concepita per ospitare anche motorizzazioni a sei cilindri.

Le prime uscite saranno destinate ovviamente alla definizione di un set up ottimale per le cronoscalate ed alla scoperta delle reazioni della nuova vettura da parte del pilota, che si misurerà nel performante gruppo SH.

Se dovesse saltare l’appuntamento montano calabrese del Tivm, Madaffari esordirà nella prima salita utile in calendario.

Francesco Romeo

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