WRC

Monte-Carlo 2026, Fontana e Arnaboldi: quando una Rally3 riscrive il Turini

Ci sono momenti in cui, anche in un Mondiale iper-professionale come il WRC, il rally torna improvvisamente romantico. Non per nostalgia, ma per stupore puro. È successo al Rallye Monte-Carlo 2026, nell’ultima giornata, quando Matteo Fontana e Alessandro Arnaboldi hanno fatto qualcosa che, semplicemente, non ti aspetti più di vedere.


Con una Ford Fiesta Rally3, una vettura che sulla carta dovrebbe guardare da lontano Rally1 e Rally2, i due ventiduenni comaschi hanno firmato il miglior tempo assoluto su due prove speciali, incluse quelle che attraversavano il Col de Turini. Sì, proprio lui. Il Turini vero, quello che non fa sconti a nessuno e che, quando decide di raccontare una storia speciale, lo fa davanti a tutti.

Dopo giorni complicatissimi, segnati da neve, fondo sporco e condizioni spesso al limite, la domenica ha offerto una finestra rara: strada in netto miglioramento, grip finalmente leggibile, temperature che permettevano alle gomme di lavorare. Una di quelle situazioni che il Monte concede a pochi. E che devi saper riconoscere prima che sia troppo tardi.

Fontana e Arnaboldi l’hanno capita subito.

Sulla SS14 prima, e poi sulla SS15 del Turini, l’equipaggio italiano ha attaccato senza mezze misure. Non un attacco scomposto, ma deciso, continuo, sfruttando ogni metro di asfalto che finalmente teneva. Il risultato è stato qualcosa che ha fatto fermare tutti a guardare i tempi: davanti a tutte le Rally1 e Rally2, comprese le ufficiali.

Un’impresa resa possibile sì dal miglioramento delle condizioni, ma soprattutto dalla capacità di trasformare quel miglioramento in velocità reale. Perché la strada stava migliorando per tutti, ma non tutti hanno avuto il coraggio – e la precisione – di spingere così.

Per gli appassionati più attenti, c’è anche una chicca storica che rende il tutto ancora più gustoso. L’ultima volta che una vettura di classe inferiore aveva vinto una prova sul Turini era il 1980, con la Fiat Ritmo 75 Abarth di Bettega-Mannucci. Quarantasei anni dopo, un’altra pagina tutta italiana si è infilata in mezzo alla leggenda.

Le parole di Fontana allo stop raccontano bene il clima di quel momento: stupore, adrenalina, consapevolezza di aver fatto qualcosa di speciale. «È stato davvero difficile perché non sapevamo dove fosse la neve nelle curve, ma è incredibile», ha detto dopo la prima zampata. E poi, a fine giornata, la sintesi perfetta: sapevano che la strada stava migliorando, dovevano recuperare minuti, e hanno deciso di provarci fino in fondo.

Il risultato finale dice 31° posto assoluto e 2° nel WRC3, un piazzamento condizionato dall’uscita di strada del giovedì sulla PS2, che aveva fatto perdere parecchi minuti. Ma sarebbe un errore enorme fermarsi lì. Perché il Monte-Carlo non è una gara che si spiega solo con una classifica.

Quello che resta, guardando indietro, è l’immagine di una Rally3 che vola sul Turini, di due ragazzi che non hanno chiesto permesso a nessuno e di una bandiera italiana tornata davanti a tutti nel posto più simbolico possibile.


In un WRC sempre più calcolato, Fontana e Arnaboldi hanno ricordato a tutti perché questo sport, ogni tanto, sa ancora sorprendere. E quando succede al Monte-Carlo, vale doppio.

Pulsante per tornare all'inizio