SLALOM

POLINI 01 EVO: LA NEW AGE DELLA CAPO STIRPE

Rinnovata e dirompente la A112 BMW della factory genovese, derivata dal celebre proto del 1983. Analisi tecnica e segreti della sprinter più leggera d’Europa, interamente autocostruita. 


Ha dato asilo tecnico, a molteplici motori di varie cilindrate. 

Di auto come di moto. Atmosferici come sovralimentati.  

Nel telaio di questa “tormentata” e vissuta A112 della Polini Motorsport, in 38 anni si sono avvicendati propulsori 700 Turbo, Fiat Ritmo 1100 incamiciato 1000 per rispettare il vecchio tetto di cilindrata imposto per il gruppo SPS ed ancora 1600 Fiat con testata Delta 16 valvole ed iniezione elettronica con carter secco (già nel 1992), per finire ad un cuore Yamaha 1000, montato nel 2007 ed arrivato all’avvicendamento col potente BMW del modello S1000RR, avvenuto nel 2017. Tutti i motori citati, sono sempre rimasti collocati nella parte posteriore centrale del veicolo, che mantiene all’anteriore i longheroni originali. 

La A112 di casa, sigla di factory 01, è una vettura che ha un peso specifico elevatissimo nel cuore di Ale Polini, essendo stata l’auto dell’amato e compianto papà Bruno. 


Se emotivamente non è stato facile rivisitare una macchina tanto iconica per la storia familiare, l’idea è stata comunque sostenuta dalla consapevolezza che rendere questa A112 più competitiva e moderna avrebbe in fondo reso contento anche papà, grand’animo da corsa a denominazione di origine protetta. 

Durante lo slalom fra Mignanego e Giovi proprio Ale Polini, già campione italiano slalom, notava la difficoltà della sua compatta nel far entrare in temperatura le anziane AVON a tele incrociate e spalla bassa, dall’usura perlopiù sostenuta ed ormai impossibilitate a fornire performance allineate alle altre compatte da slalom, dotate di coperture e di assetti più moderni e performanti. La scelta di passare alla carcassa radiale delle fide gomme inglesi, con circonferenza più grande per la spalla più alta, diventava così una stringente necessità prestazionale.  

Per capitalizzare le doti di questi pneumatici più evoluti ma anche voluminosi, montati perlopiù’ su cerchi un pollice più larghi, non è però bastato ampliare i parafanghi, ma si è reso necessario ridefinire in toto autotelaio e sospensioni. 

Il diktat primario che si è imposto Ale Polini infatti, è stato quello di non ampliare la macchina in senso trasversale, perché un’eccessiva larghezza l’avrebbe penalizzato nelle postazioni di birilli, la cui percorrenza è stato sempre un punto di forza della sua guida. 

Per rispettare la stessa misura fuori tutto, i duomi degli ammortizzatori e gli ammortizzatori stessi sono stati segati e ricostruiti, così come i bracci, le scarpette distanziali con la gomma, i punti d’attacco ed i coltelli delle barre stabilizzatrici. 


L’oculato posizionamento originario del motore, destinato col suo carico statico a conferire una quota di motricità alla vettura, è stato mantenuto anche in questa evoluzione. Nella fase di gestazione della nuova vettura, Ale Polini ha notato che il possente propulsore tedesco non andasse oltre i 188-189 cv, una dozzina in meno del dato dichiarato. 

Con il prezioso contributo di Corrado Gazzali (Gazzali Racing), esperto motorista e tuner elettronico, si è poi scoperto che col tempo la catena di distribuzione si fosse stirata, mandando così parzialmente fuori fase l’unità BMW: un aspetto tipico di questi motori bavaresi molto estremi. 

Il ripristino della trazione prevista, la contestuale ridefinizione della testata e delle camme ed un rialzo generale, hanno poi conferito più vigore al già potente e reattivo 4 in linea tedesco, che supera di slancio i 200 cv. 

Il corto scarico precedente di estrazione motociclistica, ha lasciato oggi spazio ad una sofisticata ed articolata linea di evacuazione in titanio, realizzata dal riconosciuto specialista reggino Domenico Loddo, titolare della SS Competition. 

La decisione più difficile da prendere è stata però quella afferente alla carrozzeria, che negli anni aveva sempre mantenuto la stessa identità stilistica, con la sola aggiunta delle minigonne. 

Dopo le prime ritrosie, Ale Polini imbastiva col poliuretano il modellamento delle nuove forme, riprese magistralmente in fibra di carbonio dallo specialista Francesco, capace di conferire una veste estetica grintosa ed al contempo elegante alla vettura, di straordinario impatto emotivo agli occhi del patron genovese. 

Se già il look faceva sbarrare gli occhi, il peso alla bilancia lasciava in sospensione la mandibola: 454 kg, sono lo strabiliante risultato dell’affinamento di questa bellissima race car, compatta nelle dimensioni, ma decisamente ampia come corredo tecnico. 

Ridefinire le forme ha spinto Ale Polini, in collaborazione con un amico avvezzo di aerodinamica, a modificare il profilo del padiglione per far funzionare meglio la nuova ala posteriore, realizzata in un elemento monolitico di carbonio. 

Le risultanze delle gare diranno se l’incidenza dell’appendice e’gia’ quella giusta o se si dovrà invece intervenire ad hoc.

Le parole di Ale Polini: “ Abbiamo lavorato tantissimo ma ne è valsa decisamente la pena. Ci siamo fatti tutto da soli e questa è la più grande soddisfazione. Questa macchina ha per me un significato speciale, mi ricorda i tempi delle corse di papà e le sue trasferte alle gare in compagnia degli inseparabili amici. Modificarla non è stato facile, ma il risultato avrebbe strappato un sorriso anche a lui. Ringrazio di cuore la mia ragazza Manuela per la pazienza, l’abnegazione e la professionalità con cui si è occupata sempre della factory e di questa vettura anche per quanto concerne la veste estetica (Emmeti Grafica), il grande Tonino Esposito dell’AutoSport Sorrento per le gomme AVON, con cui ho un rapporto straordinario, il fotografo Paolo Tacchella (Studio 2020), Franco per i consigli costruttivi, Francesco per le parti in carbonio, Corrado Gazzale per la parte motoristica, Domenico Loddo per gli scarichi e la OMP per roll bar, sedili, cinture ed impianto di estinzione. Il mio rammarico è che abbia poco tempo di usarla, ma spero di essere al via dello slalom di Mignanego-Giovi di ottobre, che sarebbe una bellissima vetrina per questa sudatissima vettura. Mi emoziona tanto vederla, spero che anche negli altri susciti belle sensazioni”. 

Francesco Romeo 

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