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RADICAL SR4: 15 ANNI DI SUCCESSI

Tre lustri fa, iniziava lo straordinario percorso dell’AutoSport Sorrento con la compatta inglese. Decine di titoli italiani e regionali su strada e pista e centinaia di vittorie parziali, sanciscono il valore di un prototipo sempre evoluto ed ancora performante.

   

Quando il proprietario di un marchio ed il progettista coincidono, le possibilità che un layout abbia le migliori e più durevoli credenziali tecniche, aumentano considerevolmente. Un pò come quell’appaltatore, che costruisce con estrema cura lo stabile dove poi andrà a vivere. Questa è la storia del vulcanico quanto rigoroso Phil Abbott, ingegnere e fondatore del marchio Radical. Aveva esordito l’anno solare 2002 e il tecnico britannico presentava in Inghilterra il suo ulteriore gioiello di casa, la SR4. Nelle sue intenzioni, quel modello sarebbe stato l’ entry level più abbordabile della gamma di casa, idoneo sia alle corse in pista e strada, sia all’utilizzo comune, per il suo status di vettura omologata pure per la viabilità ordinaria. La doppia destinazione d’uso, ha caratterizzato così positivamente questa tavola tecnica, perché le ha conferito quell’ergonomia, quella facilità di guida e quella sicurezza passiva, con i crash box e le barre antintrusione di serie, da sempre riconosciuti must della piccola con la R sul cofano. Il telaio è stato concepito per favorire interventi rapidi dei tecnici e con il suo schema a maglie strette e spessori differenziati, garantisce un ottima risposta flesso-torsionale ed una notevole capacità di dissipazione degli urti.

   

Una vettura, la piccola di casa, che non doveva e voleva essere un problema per la sorella ProSport del 1999, simile ma diversa allo stesso tempo, perché dall’indole orientata esclusivamente alle competizioni. Uno dei diktat principali del progetto SR4 era la larghezza massima contenuta, che significava agilità fra i birilli, efficacia nei toboga dei formula challenge e ridotta resistenza aerodinamica all’avanzamento, per la superficie frontale rastremata. La misura di passo, era inoltre un ottimo compromesso mediano per renderla reattiva nei cambi di direzione, ma anche stabile in velocità. L’AutoSport Sorrento guardava subito con particolare attenzione a questa innovativa vettura, che si prospettava ideale per i vari format di gara tipici del mercato italiano, dove gli slalom rivestono un ruolo importante. Ma la prerogativa di poter offrire una macchina prestazionale, compatta e gestibile economicamente, che fosse una vera alternativa alle barchette sport costose e imponenti del tempo, era inficiata dal cambio sfavorevole fra sterlina ed euro. Si decise così di aspettare congiunture economiche migliori per un rapporto continuativo con la casa costruttrice e ci si concentrò sulla compravendita di singoli esemplari di SR4, andati a trattare direttamente nel Regno Unito. L’attenzione e la diffusione crescente di questa sport compatta, capace di conquistare subito il mercato tricolore con la sua performante adattabilità a tutti i tipi di gara, fece maturare un rapporto di rivendita ufficiale della Radical, dopo un paio di stagioni appena.

   

Nel primo decennio degli anni duemila intanto, iniziò a prendere sempre più consistente forma l’epopea delle barchette con motore da moto e le SR4 dell’AutoSport Sorrento diventavano protagoniste, andando a contare presenze sempre maggiori in tutti i format di gara. Presenze accompagnate da immancabili successi, ottenuti tanto in pista quanto in strada. Con il crescere della diffusione, crebbe anche la disponibilità di motori disponibili. Dopo le prime versioni da 1289 cc, dotate del 4 cilindri in linea della celebre supermoto Suzuki Hayabusa, capace di erogare poco meno di 200 cv grazie ad interventi ad elettronica, aspirazione e scarico, nel giro di qualche stagione si passò all’esecuzione da 1340 cc, oggi largamente la più diffusa per il suo eccellente rapporto fra prestazioni, affidabilità e costi. La divisione motori della Radical, la RPE, attraverso il marchio PowerTech, continuava incessante l’evoluzione dei motori e della gestione elettronica, proponendo un aumento di cubatura dello stesso motore, attraverso anche la sostituzione dei manovellismi del cuore giapponese, fino alla soglia dei 1470 cc. Le potenze avevano nel frattempo già superato abbondantemente la soglia dei 200 cv e quello step restò per un breve periodo l’apice di cilindrata dei quadricilindrici Suzuki, che a stretto giro conobbero però l’aumento della cubatura fino a 1585 cc, grazie ad ulteriori interventi sull’alesaggio dei cilindri. Per le prime stagioni l’AutoSport Sorrento si riferiva al motore fornito direttamente dalla PowerTech, la quale cadenzava anche degli step di revisione e mappatura elettronica dei suoi quattro cilindri, dopo determinati intervalli di percorrenza. I propulsori venivano così spediti in Inghilterra e riconsegnati al cliente, secondo le specifiche meccatroniche individuate dal costruttore.

   

Col tempo però, l’implementazione sempre più importante di conoscenze su questo tipo di motori per la grande diffusione di SR4, unita al valore tecnico di partner storici dell’AutoSport Sorrento, quali Emilio Fucile e Giuseppe Mauriello, specialisti nella meccanica pura e nella gestione elettronica, hanno permesso alla factory sorrentina di offrire autonomamente motori da 1,34 e 1,6 litri sempre più robusti e performanti, con soglie di potenza di oltre i 250 cv per la cubatura più grande. Il tutto attingendo alla migliore produzione mondiale di componenti specifici, dedicati a questi motori. Le ripetizioni al volante così come il comando a leva primordiale del cambio della SR4 al contrario, non avendo mai fatto riscontrare alcuna calo di affidabilità, sono sempre rimasti immuni da qualunque intervento nel tempo, denotando tuttora una notevole velocità nei passaggi marcia della doppia fase. Oltre alle vittorie di classe e di gruppo nel Tivm e Civm, oltre alle affermazioni assolute e di classe anche nel Tricolore Slalom e nel Formula Challenge, che perdurano ancora oggi, arrivavano anche le stagioni degli avvincenti Italian Radical Trophy destinati  al modello SR4, nella doppia cilindrata da 1,3 e 1,6 litri, che contavano un gran numero di vetture allo start nei più importanti circuiti italiani. Una serie che ha conosciuto un eccezionale successo fino al 2012 e che ha conclamato definitivamente le performance potenziali della barchetta britannica, anche nelle piste più insidiose e prestazionali.

   

Nel 2014, quando i nuovi regolamenti imponevano la parificazione dei pesi fra auto da slalom e quelle da salita, nasceva la versione Evo-Super Light, che abbassava la massa complessiva da 530 ai 450 attuali. La Sr4 conosceva così un netto miglioramento delle sue performance, grazie ad interventi globali effettuati con componentistica di riferimento su autotelaio, aerodinamica e motore, che regalavano una nuova scintillante giovinezza a questa Radical. Uno step che si dimostra ancora oggi molto competitivo, se pensiamo che tre degli ultimi quattro titoli italiani slalom sono stati conquistati da una SR4, così come la classe mediana delle barchette sport impegnate nel Civm, che vede svettare costantemente questa sport. Nel 2017 si è aggiunto anche il titolo italiano di Formula Challenge e la seconda piazza assoluta nel Campionato Italiano Prototipi in pista, davanti a vetture ben più costose e complesse. La crescita tecnica della SR4 è stata implacabilmente correlata a quella delle performanti gomme Avon, di cui l’AutoSport Sorrento è distributrice da anni, con mescole e carcasse continuamente ottimizzate nel corso delle stagioni. Il tipo 046 attuale, è la summa delle esperienze maturate nelle competizioni più estreme e massimalizza le prestazioni di questa vettura in tutte le condizioni. Una storia di successo, quella della SR4 e dell’AutoSport Sorrento, che non conosce ancora l’epilogo: l’alchimia di prestazioni, gestibilità  e facilità di guida, rappresenta un unicum nella variegata offerta delle corse, nella quali nessuna sport compatta come la barchetta di casa Radical, vanta la stessa longevità agonistica, la medesima diffusione e una equivalente economicità e affidabilità.

Francesco Romeo

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