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RED AND FURIOUS PERUGGINI

Un papà-icona volato via troppo presto, complice di mille battaglie col kart. Un esistenza spesa fra l’attività di famiglia e il geyser interiore per le corse. Dall’epopea con la feroce Delta S4 al sogno di correre in salita, il bicampione italiano Gt si racconta.

Architetto per professione e pilota per vocazione, il suo status. Amore per il proprio lavoro e sacro fuoco per le corse, il suo giacimento emotivo. Lo racconti così, con due perifrasi ed altrettanti titoli tricolori, il detentore di 28 vittorie consecutive di manche negli ultimi due Civm, insindacabile depositario del copyright assoluto della classe Gt, nelle ultime due avvincenti stagioni in rosso.

Lucio Peruggini from Foggia, il perimetro esistenziale se lo vide tracciare sin dal suo minuto zero, quale figlio del compianto papà Teodoro, un valido pilota che in quella straordinaria epopea in sella fra gli anni ’70 ed ’80 si accompagnava ad affascinanti sport car italiche, quali la Stratos e la 037. Proprio Mister Peruggini senior inaugurò lo straordinario palmarès della campionessa mondiale rally 1983, firmando il successo di classe nella Svolte di Popoli 1982, prima epocale vittoria della biposto torinese 037.

Il destino sa tracciare parabole speciali, per lui ricche di chance, che arrivavano dalle gare in kart che Lucio affrontava con la presenza fissa di babbo Teodoro, consolidando gara dopo gara il suo nitido talento, capitalizzato con vari campionati regionali vinti. Ma disegna anche cadute verticali, quando proprio l’amato padre si ammala e giunge implacabile il De Profundis della sua esperienza terrena nel giro di poche settimane, lasciando l’adolescente Lucio nella più cupa disperazione: “E’ stato quello il periodo più difficile della mia vita. Mio padre era una figura decisiva per me, come ogni genitore per il figlio, per le grandi doti da imprenditore e per la sua bravura alla guida. Non è stato facile rapportarmi a una situazione tanto dura. Ogni volta che andavo a fare una gara rivedevo tutti i posti in cui eravamo stati insieme, riproducevo nella mia testa quelle scene di vita e ci stavo malissimo. Sono cresciuto davvero tanto, in quella fase. Mio padre è andato via all’età che ho io oggi, a soli 49 anni…”

Dal kart alle auto il passaggio è di solito consequenziale, ma fra la tua attività agonistica sul traliccio e quella in auto, è passato invece un po’ di tempo..

“Si, mi sono dovuto e voluto dedicare all’attività di famiglia e ho completato gli studi per diventare architetto. Portare avanti in questo periodo storico un impresa di costruzioni non è facile, le dinamiche sono molto cambiate rispetto a quando lavorava mio padre, pertanto servono tanto impegno ed attenzione per indirizzare tutte le risorse a disposizione  nel migliore dei modi. Il sacro fuoco delle corse è sempre rimasto, la 037 ce l’avevamo in casa, la passione insomma, non si è mai sopita…”

Di te ci ricordiamo la bellissima epopea con la S4, una vettura più estrema rispetto alla seppur fantastica 037..

“Mio padre ha sempre avuto un ottimo rapporto con Giorgio Pianta, al tempo il responsabile della squadra corse ufficiale. Aveva già prenotato un esemplare di Delta S4, prima che si materializzasse il male che lo ha repentinamente stroncato. Così ho pensato che l’avrei presa io, anche per rendere omaggio alla sua figura e per dare continuità ad un progetto familiare rimasto incompiuto.”

Nessun campionato seguito con continuità, ma tante brillanti gare ed esibizioni spot, in cui mostravi un feeling sempre crescente con questa macchina. Raccontacela..

“La S4 l’ho guidata stabilmente dalla seconda metà degli anni 2000, è una macchina veramente incredibile. Ha un motore straripante, è una miniera di potenza pura, ti scaraventa in avanti ad ogni regime. Non è e non può essere una macchina facile, non solo per la potenza massima ma anche per la sua fisionomia propria. Usciva con circa 1030-1040 kg e quando arrivavo attorno ai 170-180 all’ora, nei curvoni in appoggio la sua massa tendeva a spingerti verso l’esterno della curva. Tutto in quella macchina è stato sovradimensionato, in ogni componente, per non dare problemi di affidabilità. Smontandola con degli specialisti, te ne accorgi. Dovevi conoscerla, prevedere i suoi comportamenti, ma ti ripagava con una grande reattività e con un superbo divertimento alla guida.”

Dal debutto sulla S4 alla fine della tua esperienza con lei, quanto sei cresciuto in prestazioni?

“Se sono riuscito a domare sempre meglio la Delta, lo devo a vari motivi. In primis alla scuola del kart, che mi ha regalato sensibilità e padronanza del mezzo, una base che mi ritrovo ancora oggi nella guida della 458 e che credo sia un prezioso valore aggiunto per ogni pilota.

E poi al grandissimo lavoro fatto col bravissimo Roberto Girardi, con cui ho ottimizzato la macchina in maniera impressionante. All’inizio giravo a 2,2 bar di pressione con circa 485-490 cv, ma non ero fluido e rapido come volevo alla guida,  poi con vari soluzioni d’assetto sono riuscito a migliorare costantemente tutti i tempi, con una fluidità e una precisione di guida entusiasmanti. Era la stessa macchina, ma era un’altra macchina!…Lo stesso motore originale vantava delle soluzioni sofisticate ed ingegnose, ma che incidevano sul peso. Col passare degli anni sono uscite invece altre tecnologie che hanno aumentato ulteriormente potenza ed aderenza, rendendo però la macchina ancora più efficace e soprattutto gestibile.”

Poi però te ne sei separato…

“Non potevo rifiutare l’offerta eccellente del collezionista americano che se l’è comprata, ma non è stato affatto facile..la mia era la n. 208, una vettura scuola per tanti piloti. Stupenda!”

 Conoscendo anche la 037, cosa pensi di quelle macchine?

 

“L’idea che mi sono fatto è che fossero auto assolutamente fantastiche, ma allo stesso tempo oggettivamente rischiose. La S4 era più protettiva, ma la 037 non è che avesse una grandissima sicurezza. Auto dalle grandi perfomances, ma che rispetto ad oggi non hanno certi standard di tutela degli occupanti e certi ausili alla guida…”

Hai provato altre dirette rivali della S4 nel tempo?

“Non le ho guidate, ma in un evento ebbi seduto accanto a me il grande Andrea Zanussi, un bravissimo rallysta del passato, che quelle due auto le conosceva benone. Mi disse che la 205 T16 fosse più avanti di telaio ma che la S4 fosse più potente di motore, con almeno 80 cv in più..lui stesso ammise che era una bomba…”

Fra il lancio della Peugeot e quello della Lancia passò un anno e mezzo circa, con meno tempo per crescere prima dello stop regolamentare, inoltre la T16 era anche monoturbo e quindi meno complessa da far crescere e questo ha inciso sul livello di sviluppo..

“Assolutamente si. E’proprio quello il dato da considerare..parliamo di due auto senza dubbio straordinarie.”

Sicurezza. Due punti..

“Viviamo in un periodo difficile e posso capire che non si possano fare grandi investimenti, io stesso con la mia 458 raggiungo velocità simili alle sport e sono ben consapevole dei rischi. Ma a volte vedo situazioni di pericolo più facili da gestire, che con poco potrebbero essere risolte e messe in sicurezza. Cominciamo col curare di più anche quelli che sembrano dettagli e non lo sono, facciamo quello che ci è possibile con gomme o con strumenti non dispendiosi e miglioreremo comunque la situazione. Si va avanti, anche a piccoli passi…”

La più grande gioia della tua carriera? Il titolo di classe in salita con la Ferrari?

“Ho sognato per anni di correre il Civm ed oggi mi ritrovo ad aver vinto due volte il mio titolo consecutivamente e ad aver dominato in 28 manche in sequenza. Ovvio che sia felicissimo per questo..ma la mia soddisfazione più grande è aver vinto al Motor Show…un emozione indescrivibile..e vi racconto pure un altro aneddoto…”

Ascoltiamo con interesse..

“Allo start in una prova uno contro uno, quella classica a senso invertito, mi ritrovo davanti Miki Biasion…lo riconosco dal parabrezza e mi viene un brivido..mi stavo giocando la finale contro un mito della mia giovinezza!..Ma è stato solo un attimo perché poi ho pensato che dovevo batterlo e basta, chiunque lui fosse!”

 

Come andò a finire?

“Vinsi io, feci una gran bella gara, ma onestamente lui aveva una 037 ed io la S4 e c’era una grande differenza di cavalli…non aveva speranza il grandissimo Miki in quella situazione…”

Un pilota che ha avuto cotante macchine, riscuote ovviamente la sana invidia di una larga fetta degli appassionati..c’è qualcuna che vorresti provare più di altre, fra quelle che ti mancano all’appello?

“La 155 V6TI. Un capolavoro assoluto. Sarebbe bellissimo poterla guidare un giorno. Quando mi capita di vedere suoi camera car, mi emoziono sempre.”

Faggioli, Merli, Scola: hai 100 euro in tasca, il giorno dopo si corre la gara finale del Civm e loro hanno pari requisiti. Su chi punteresti i tuoi soldi?

“Allora, ti rispondo così: Simone è incredibile perché riesce a vincere e ad essere sempre preciso da anni e anni, a dispetto di qualunque situazione e variazione. E’un grandissimo. Merli è anche lui incredibile perché ha un coraggio unico, fa delle cose al volante pazzesche e vince, sebbene secondo me abbia materiale tecnico un po’ inferiore. Scola invece è semplicemente bravissimo, in più è giovane e anche lui non ha avuto il top del top, ma comunque una ottima auto. E’una domanda a cui non so rispondere, sono tutti e tre eccezionali..credimi, è difficile…”

Scegli due gare fra quelle del circus tricolore..

“Sarnano mi piace parecchio, a lei mi legano bellissimi ricordi al mio debutto con la Ferrari, si correva in condizioni difficili e ho vinto. Poi dico Reventino, perché mia moglie è una bellissima calabrese e in onore alla vostra splendida regione vengo sempre volentieri a correre su quel bel percorso. Mi piace molto.”

Si dice che il 28 aprile non si disputerà..(rumors poi confermato)

“Mi spiace, spero che si corra in qualunque data utile perché oltre ad essere una bella crono, l’accoglienza che si trova nelle gare calabresi e siciliane è sempre speciale. Anche a Fasano è una gran festa.”

Il Bondone con la 458: che mi dici?

“Una gara leggendaria, al top come organizzazione e come livello generale. Ho fatto un bel tempo soprattutto quest’anno, ma avrei potuto fare anche meglio. Al sabato abbiamo provato una nuova mescola di Avon che in sinergia con un assetto diverso aveva dato risultati eccellenti, sia come tempi che come comportamento dinamico della macchina, malgrado io non abbia dato il massimo in previsione della gara del giorno dopo. Domenica abbiamo usato la mescola convenzionale che non aveva la resa di quella evoluta, ma sono riuscito a fare bene lo stesso. In questa stagione ci sono i presupposti per migliorare la performance, l’evoluzione delle Avon è costante e redditizia. Ci vuole concentrazione, forma fisica e feeling con la vettura: solo con questi ingredienti puoi fare il tempo in 17 km di curve e controcurve.”

Il migliore di tutti in assoluto?

“Ayrton Senna.”

AF Corse, un team super professionale con un palmarès unico. Raccontaci il tuo rapporto con loro.

“E’ un grandissimo team e quando ti approcci, capisci subito quale sia il  livello tecnico. Mi hanno immediatamente rappresentato che avrebbero potuto fare il miglior lavoro sulla piazza e chi mi sarei dovuto affidare a loro. Sono analitici, professionali, impeccabili. Amato Ferrari ha dato vita ad una struttura eccezionale.”

La 488 è là all’orizzonte. Aspirato contro turbo. In montagna ci starebbe..che ci dici?

“Pazzesca. Ti dico solo questo: a Vallelunga nei test comparativi va 4 secondi al giro più veloce della 458. E in una pista più lunga, cosa farebbe? Un giorno potrei arrivarci, vediamo se si materializzeranno le condizioni giuste. Per ora sono concentrato sulla mia.”

Cosa metteresti alla tua per migliorare?

“Non metterei nulla, ma toglierei piuttosto 100 kg. Nei cambi di direzione li sentirei parecchio. Come potenza ho una ventina di cv in meno del motore stock, siamo ristretti come aspirazione, ma le regole sono queste e va bene così.”

C’è qualcosa che non sopporti di vedere in un collega?

“In linea generale amo le persone semplici ed alla mano. Credo che sia bello sorridere e non prendersi troppo sul serio. Professionalità certo, ma anche pane e prosciutto, quando serve…”

Grande protagonista anche al Master Fia e alla recente premiazione Aci a Monza..

“Il Master a Sternberk nel 2016 è stata un esperienza bellissima condivisa con altri colleghi straordinari, un evento che vorrei sicuramente rivivere..bellissimo conquistare la medaglia d’oro nella categoria Produzione (dopo un netto dominio ndr), una sensazione unica che ho dedicato a mio padre. Sarebbe stato orgoglioso di me! Monza è stato un altro splendido week end! Sono stato il più veloce fra i “salitari”, terzo assoluto e mi sono molto divertito. Tutto molto bello!”

 

Francesco Romeo

Foto di testa: fornita dal pilota
Foto 037: Actual Foto
Altre foto: archivio pilota e del nostro sito

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