CRONOSCALATE

STEFANO DI FULVIO: “AVEVO PENSATO DI SMETTERE”

Un ottimo 2021 con la sua PA30 gommata AVON, dopo anni dorati con prestigiose auto vintage. Incontro col pilota abruzzese, che confessa lo sgomento provato per le sue iniziali difficoltà con l’Osellona tremila. 


Nell’appagante 2021 è arrivata una vittoria, tre secondi posti ed un terzo. 

Nessuna gara per lui nel tormentato 2020, quando si è limitato a custodirla gelosamente nelle splendide officine di casa, simili a dei raffinati atelier delle quattro ruote. 

Nel 2019, anno di acquisto della biposto di casa Osella, Di Fulvio era stato tradito a Rechenberg dal motore, mentre a Gorjanci si ruppe un tirante del perno dell’ammortizzatore. 

Fra Miss PA30 e Stefano di Fulvio insomma, non è stato subito idillio. 


Questo esemplare molto elegante e curato dell’ammiraglia di Don Enzo e questo pilota abruzzese dal variegato e pregiato curriculum costruito sulle insidiose auto storiche insomma, non hanno incrociato subito i loro sguardi. 

Oggi però, dopo sole 8 uscite sulla celeberrima barchetta tre litri firmata da Don Enzo, il bilancio è decisamente positivo. 

STEFANO DI FULVIO: “AVEVO PENSATO DI SMETTERE”

Allo Spino di quest’anno è arrivato infatti il primo trionfo sulla PA30, nel 2019 fu podio basso a Popoli, a Sarnano la quinta piazza, mentre al Nevegal, ad Orvieto e ad Erice il secondo posto assoluto, dopo aver anche rischiato di portarsi a casa la prestigiosa vittoria nella storica crono trapanese.

Oltre alla vasta esperienza ormai acquisita ed alla velocità istintiva da sempre dimostrata su auto storiche di nobile estrazione come ex F1 quali la Tyrrell 012 (fra le tante guidate con successo), Di Fulvio ha ottimizzato taluni aspetti della sua guida e del suo approccio che non aveva subito attenzionato, ma che per il futuro vuole invece ulteriormente affinare. 

Il suo pensiero: “Sono onesto, sebbene arrivassi da una vettura molto difficile come la splendida PA9-2500 di un nostro cliente, pensavo che la PA30 fosse relativamente facile da guidare. La PA9 si muove sempre e la devi correggere in continuazione, specialmente quando sei al limite. Con macchine vintage come la 9 o come le X1/9 più potenti, come le F1 e le F2 storiche, tiri fuori il tempo solo se le guidi così. D’altronde non hanno un’aerodinamica evoluta, soprattutto sul piano inferiore, per cui ti devi affidare alla tua esperienza ed alle regolazioni meccaniche ad hoc, per tenerle a bada ed andate forte. Con la PA30 la musica cambia invece completamente, in quanto l’efficienza aerodinamica è mostruosa e ti perdona anche un piccolo errore di guida o qualche deficit tecnico, ma al tempo stesso ti sottopone a sforzi fisici importanti. Per fare cinque gare di livello con l’Osellona ad esempio, ho scelto di tornare ad allenarmi in palestra, perché lo sforzo sul volante è veramente notevole ed infatti abbiamo lavorato molto sulle incidenze, così da mitigare la forza da applicare allo sterzo. Abbiamo lavorato anche sul diffusore posteriore, matematizzando le sue misure per ricavarne delle dimensioni efficaci con cui realizzarlo. Con la PA30 si va molto forte in ogni transitorio e si frena altrettanto vigorosamente, per cui guidare ad un certo livello questa macchina richiede tanta reattività, un pregresso importante sulle auto da corsa ed una forma fisica impeccabile. All’inizio non riuscivo proprio a prendere il ritmo e a stabilire una piena sintonia con la macchina, così mi ero molto  demotivato, fino al punto di pensare di smettere. Non va neanche dimenticato l’adattamento necessario alla gomme radiali delle auto moderne, che hanno un calo di prestazioni repentino, al contrario di quelle a tele incrociate usate con le storiche, che invece avvisano prima sul loro limite di tenuta. Con pazienza, metodo e grinta ne sono venuto fuori, crescendo tanto in prestazioni in questo 2021, anche se non sto andando ancora come potrei. Guidare auto tanto diverse in stagione, comporta due conseguenze opposte sul tuo stile di guida: da una parte accresci il tuo database di conoscenze ok, ma dall’altra fai fatica a memorizzare le sensazioni ed i riferimenti su una specifica macchina, che è proprio quello che mi accadeva sulla PA30, un’auto che da’tanto ma che necessita di essere decifrata attentamente e con continuità, proprio perché ha dei limiti molto alti”. 


STEFANO DI FULVIO: “AVEVO PENSATO DI SMETTERE”

E proprio da questo si dirama il tema personale primario di Stefano Di Fulvio. 

Ad Erice 2021 infatti, sarebbe potuta arrivare un’appagante vittoria in una delle più agognate e complesse salite del continente, ma dopo essersi preso la vetta nella prima manche, l’abruzzese si è poi piazzato secondo assoluto dietro il vincitore di giornata Scola, che sferrava la zampata vincente in gara-2.

Proprio il suo abituale decremento prestazionale nel secondo stint di gara, è l’aspetto su cui più vuole concentrare gli sforzi di miglioramento in configurazione 2022. 

L’ auto-analisi di Stefano Di Fulvio: “Il principale limite che ancora non sono riuscito ad eliminare, è il mio calo di performance a pneumatici usati. Con gomme nuove mi esprimo subito ad alti livelli, per cui sono già abbastanza contento del mio passo, mentre con le coperture più usurate faccio fatica a mantenere una quota prestazioni ottimale, pregiudicandomi spesso la possibilità di centrare risultati più importanti nella somma delle due manche. Ad Erice per esempio, in gara-2 ho perso la bellezza di 1,8 secondi già solo nei primi 50 secondi di gara. Un dato molto penalizzante, che ha inficiato ogni mia velleità di mantenimento della prima posizione assoluta. Credo di avere consistenti demeriti personali nella mancata vittoria di quest’anno in Sicilia”. 

Un aspetto questo, che lo ha condizionato anche nelle sfide col pilota che più ha catturato la sua attenzione da piccolo: 

Fin da ragazzino ho seguito le avvincenti lotte fra due big come Faggioli e Zardo e ritrovarmi in gara contro Denny, che seguivo da anni, è stata una sensazione molto particolare. In gara-1 sono riuscito spesso a stargli vicino o in un’occasione a sopravanzarlo, come al Nevegal 2012, ma nella seconda salita lui gestisce meglio l’usura degli pneumatici e sistematicamente resta davanti. E’ l’aspetto questo, su cui devo concentrare le mie più grandi risorse personali, il crocevia per una mia crescita prestazionale piena. 

Stefano Di Fulvio si iscriveva alla vita a Chieti, il 25 luglio del 1986. La sua prima gara è stata la Rocche Aquilane del 2005, corsa con una X1-9 simil Dallara da litro e tre. 

Il suo palmares enumera 33 vittorie assolute centrate con le auto storiche più’ 2 messe a segno con le moderne ed ancora 1 pole position e 2 vittorie ottenute con la Formula 2 in Francia ed infine 2 successi conquistati a Le Castellet sulla March 782, nel 2017. 

La vittoria che ricorda con maggiore affetto è quella segnata alla Cesena-Sestriere, ove strappo’ il record a Villarino pur correndo nella configurazione del percorso con due chicane in più. 

Altro passaggio ben saldo nella sua memoria è stato il primo test effettuato a Battipaglia sulla nota Formula Lola 3000 del Team Dalmazia, dal nickname “Lolita”, vettura di cui ricorda con entusiasmo la straripante potenza del motore (riferita da tutti i piloti che l’hanno guidata) e la sensazione di equilibrio generale che gli restituì. 

Il ricordo più amaro resta invece la Coppa del Chianti del 2009, quando con un’Osella PA9-2500 ex David Baldi comandava la lista dei tempi proprio davanti a Zardo, ma fini’ inopinatamente nel bosco all’ultima curva del percorso. 

STEFANO DI FULVIO: “AVEVO PENSATO DI SMETTERE”

La partecipazione di Di Fulvio alla recente finale Tivm di Orvieto ha sancito un suo secondo posto assoluto, risultato ottenuto tre volte in questa stagione. 

Esclusivo inoltre, il suo dato afferente a questa bella gara umbra, da lui participata in otto edizioni con altrettanto auto diverse: l’Osella PA9-2500, la PA9-2000, la X1-9 1600, la PA20 BMW 3000, la F3000 ex Bonucci, la F3000 ex Dalmazia, l’Osella PA2000 ex Greco ed infine la PA30. 

Guidando una Top Car a ruote coperte da tre litri, non si può non chiedere a Di Fulvio Jr. un raffronto o una preferenza fra i due canonici Big, Faggioli e Merli: “Sono due fuoriclasse, Simone è più pulito mentre Christian più aggressivo, ma sono entrambi fortissimi. Diversi, ma ambedue fortissimi. La loro carriera parla da se’. 

La chiosa finale è dedicata alla sua linea di sangue: “I miei riferimenti sono ovviamente papà Luciano ed il mio nonno super sprint, Rocco, che ad 80 anni va ancora sulla sua Honda CBR 600. Quando era ragazzo gli impedirono di andare sulle moto sportive per cui oggi non ne vuole sapere e quando può si fa i suoi bei giretti in pista. E’ un mito!” 

Articolo di FRANCESCO ROMEO 

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