
Thierry Neuville può davvero rilanciarsi nel WRC 2026?
Dopo una stagione vissuta più in difesa che all’attacco, Thierry Neuville si affaccia al WRC 2026 con una sensazione mista di fiducia e cautela. La convinzione è che Hyundai Motorsport abbia lavorato senza sosta durante l’inverno. Il dubbio, come spesso accade nel Mondiale Rally, è se tutto questo basterà davvero quando parlerà il cronometro.
Il campione del mondo 2024 ha vissuto un 2025 complicato, una stagione in cui difendere il titolo si è rivelato più difficile del previsto. La Hyundai i20 N Rally1, profondamente aggiornata, ha faticato a offrire prestazioni costanti, soprattutto su asfalto e su fondi scivolosi e sconnessi. Terreni dove la fiducia è tutto e dove, troppo spesso, Neuville ha dovuto fare i conti con un’auto nervosa e imprevedibile.
Una statistica evitata per un soffio
Per lunghi mesi, il rischio era concreto: chiudere l’anno senza vittorie, un evento che per Neuville non accadeva dal 2015. Sarebbe stato anche un caso storico, il primo campione del mondo dai tempi di Richard Burns nel 2002 a completare una difesa del titolo senza salire sul gradino più alto del podio.
La vittoria arrivata nel finale del Rally dell’Arabia Saudita, sei settimane fa, ha evitato questa statistica poco lusinghiera. Ma non ha cancellato le difficoltà strutturali emerse nel corso della stagione.
Un inverno di lavoro intenso in casa Hyundai
Da allora, in Hyundai si è lavorato senza sosta. Il team coreano ha introdotto aggiornamenti importanti all’avantreno, con l’obiettivo di rendere la i20 N Rally1 più prevedibile e meno brusca nelle reazioni. Sono stati inoltre omologati nuovi rapporti del cambio, pensati per affinare ulteriormente il pacchetto tecnico in vista del 2026.
Il programma di test è stato altrettanto intenso: 16 giorni complessivi dedicati sia alla Rally1 sia alla Rally2, con quest’ultima utilizzata in particolare per migliorare la comprensione degli pneumatici Hankook, tema centrale nel WRC moderno. Non solo: Hyundai ha anche spostato la propria base di test permanente dalla Finlandia alla Francia, ottenendo accesso diretto sia a strade sterrate che asfaltate.
Un cambiamento logistico che racconta bene la volontà del team di affrontare in modo più mirato le criticità emerse.
Fiducia sì, certezze no
Tutto questo non è passato inosservato a Neuville, che però resta lucido nel giudizio.
“Non vedo l’ora che arrivi un anno migliore”, ha spiegato alla vigilia del Rallye Monte-Carlo. “La squadra ha lavorato durissimo, senza praticamente fermarsi. Nei test e nell’organizzazione siamo rimasti impressionati. Ma sulle prestazioni reali dobbiamo ancora scoprirlo”.
Il belga non nasconde che la motivazione è strettamente legata ai risultati: “Un altro anno come il 2025 non aiuterebbe nessuno. Un buon anno, invece, alzerebbe il morale di tutta la squadra”.
Il vero nodo: la fiducia al volante
Il punto chiave, però, resta uno: la sensazione di fiducia totale.
“Se dicessi di sentirmi completamente sicuro, mentirei un po’”, ammette Neuville. “Abbiamo fatto passi avanti nelle aree in cui soffrivamo di più, ma mi manca ancora quella sensazione che ti permette di attaccare davvero”.
A Monte-Carlo, questo aspetto diventa cruciale. “Andare forte va bene, ma attaccare è un’altra cosa. Al momento è tutto troppo incoerente, con troppe sorprese. So che l’auto può essere veloce, ma devi esserlo sempre, ovunque”.
Una lotta iridata senza sconti
Guardando al campionato, Neuville non si aspetta rivoluzioni. I riferimenti restano Elfyn Evans e Sébastien Ogier, mentre Adrien Fourmaux potrebbe essere una presenza costante nelle zone alte. Attenzione anche a Oliver Solberg, atteso veloce su alcuni appuntamenti chiave.
“Vincere il campionato sarà difficile come sempre”, conclude Neuville. “Ma se riusciremo a essere più spesso sul podio, forse le opportunità aumenteranno”.
Il WRC 2026 di Hyundai e Neuville inizia così: tra lavoro, speranze concrete e un grande punto interrogativo. Come spesso accade nei rally, le risposte arriveranno presto. E arriveranno dal cronometro.




