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TONINO ESPOSITO: IL MIO IMPEGNO PER I TEAM

Il patron dell’AutoSport Sorrento, alla vigilia del prossimo turno elettorale, parla del suo quadriennio nel consiglio sportivo nazionale e dei propri intenti per un eventuale riconferma nel CSN.

Accanto alle scuderie, con 25 anni di esperienza festeggiati proprio in questo 2016. Uomo di campo, uomo sul campo. Dapprima come pilota e poi come organizzatore di rally, fino alla realtà di oggi fatta di salite, slalom, gare in pista ed eventi di piazza.

Tonino Esposito ha lasciato alle spalle un quadriennio di impegno nel Consiglio Sportivo Nazionale ed oggi, in prossimità delle votazioni che sanciranno i componenti della prossima assemblea, si esprime su quelli che saranno i suoi punti cardinali, in caso di conferma nel ruolo assunto sinora.

Piloti al centro dell’attività sportiva, come attori imprescindibili di un film che senza di essi non avrebbe modo di esistere. Ma anche un recupero di importanza, di centralità della figura del team..

“Esatto. L’attenzione dell’istituzione sportiva verso chi guida e chi investe le proprie risorse deve essere sempre crescente, soprattutto animata da uno spirito di prossimità: qualunque pilota deve aver chiaro che l’organo sportivo sia un interlocutore chiaro e puntuale. Ma ciò che più andrebbe modificato, secondo la mia esperienza, è l’approccio al ruolo della Scuderia. Vanno assolutamente scoraggiate quelle dinamiche registrate abitualmente, che portano alcuni piloti a cambiare team nel corso dell’anno iscrivendosi oggi sotto una effige e domani sotto un’altra. Nel corso della stessa stagione, non di rado si trovano piloti cambiare casacca anche tre- quattro volte, a seconda delle convenienze del periodo. Non credo sia un modus operandi serio e professionale nei confronti delle scuderie, alle quali ci si dovrebbe allegare con senso di appartenenza, orgoglio, corporativismo. Far parte di un team non dovrebbe essere recepito come un piacere fatto o un agevolazione amicale, ma come un privilegio.”

received_10208695388599395Ritieni che anche le scuderie debbano cambiare qualcosa nel loro approccio alle gare e nel loro rapporto con i piloti?

“Credo sia opportuno porre fine a quelle antipatiche dinamiche che spingono dei team a contattare piloti a seconda delle esigenze di classifiche o a motivazioni contingenti, seguendo lo stesso principio prima enunciato. Per una singola annata, sarebbe opportuno che si proseguisse un cammino insieme, per poi valutare al termine dei programmi sportivi stagionali, i propositi comuni. I team che hanno a cuore la loro immagine e reputazione, che investono da anni sulla qualità dei propri servizi e risultati, credo risultino danneggiati da queste pratiche, che tolgono credibilità ed autorevolezza al ruolo proprio del motor team e che penalizzano invece quelle scuderie che rimangono con lo stesso roster di piloti in tutta la stagione e che potrebbero essere così penalizzate da questi passaggi di team di alcuni piloti, francamente molto opinabili.”

Ci sono anche altri risvolti positivi in un mutato approccio al rapporto con le scuderie, che avrebbero effetti benefici anche per gli organizzatori delle gare.

“Si, certo, è tutto un insieme di componenti che sarebbero funzionali ad un miglioramento globale del panorama sportivo a quattro ruote. Un’altra situazione da modificare è la prassi di potersi iscrivere come piloti privati ad un evento. L’organizzazione ha così da gestire centinaia o comunque molte decine di pratiche diverse, mentre se ogni driver appartenesse ad un team, i segretari di manifestazione con una singola mail potrebbero gestire un filotto di piloti in una sola operazione. Poi si mitigherebbe l’odiosa situazione tipica delle gare su strada, soprattutto degli slalom: la grande discrepanza fra i piloti iscritti e quelli poi concorrenti. Mi trovano concordi quelle scuderie che penalizzano in classifica i piloti che dichiarano la partecipazione ad una gara e poi non sono allo start. Per la credibilità e la serietà del team stesso, lo trovo un giusto incentivo a fare le cose per bene. Quando un organizzatore, sopportando ingenti costi, pianifica un investimento credendo di poter contare su un determinato numero potenziale di iscritti ed invece al semaforo verde se ne ritrova la metà, è un danno economico rilevante, che rischia di uccidere le gare già esistenti e di impedire a quelle passate di tornare in lizza.”

Capitolo licenze scuderie. Un punto spesso affrontato ma mai definito in maniera stabile..

“Altro aspetto da migliorare, è quello delle licenze di scuderia. Andrebbe ratificata la posizione in modo che ogni team sia iscritto come scuderia secondo tutti i crismi regolamentari e non come semplici associazioni sportive. Lo status credo sia giusto uniformarlo per tutte le entità in gioco, perché tutti abbiano gli stessi onori ed oneri economici, regolamentari e sportivi.”

Esposito continua nella sua analisi: “Senza presunzione, ma con uno spirito corroborato da 25 anni di impegno nel motor sport in varie vesti ed avendo organizzato centinaia di eventi, credo di aver sviluppato un buon database di esperienza e conoscenza, che possa tornare utile a scuderie ed ai piloti, avendone conosciuto e gestito tanti. La mia attività vuole essere rivolta principalmente ai team ed ai concorrenti, impegnandomi ad essere un referente credibile e puntuale con tutti.”

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