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WEC 2026 LMGT3, analisi di metà stagione: Corvette in fuga, ma la lotta è tutt’altro che chiusa

A metà del FIA World Endurance Championship 2026, la classe LMGT3 vede TF Sport e Corvette dominare la classifica piloti con Edgar, Catsburg e Keating nei primi tre posti. Ma con quattro round ancora da disputare e oltre cento punti in palio, la corsa al titolo è ancora completamente aperta.

Il campionato del mondo endurance ha raggiunto il suo giro di boa e nella classe LMGT3 il quadro che emerge è quello di un’assoluta incertezza, mascherata da una classifica piloti che vede tre uomini dello stesso team nei primi tre posti.


TF Sport e Corvette hanno impresso il proprio marchio sulla prima metà di stagione, ma sarebbe un errore leggere questa situazione come un dominio incontrastato. Le variabili in gioco sono troppe, il calendario troppo impegnativo, e la concorrenza troppo agguerrita per potersi permettere pronostici affrettati.

Jonny Edgar guida la classifica piloti con quattro punti di vantaggio su Nicky Catsburg e ventidue su Ben Keating, ma i distacchi raccontano una storia più complessa di quanto i numeri lascino intendere. Keating ha saltato le prime due gare stagionali per recuperare da una frattura al gomito, Catsburg ha invece dato forfait a Interlagos: se i tre fossero stati sempre disponibili contemporaneamente, la classifica potrebbe avere un aspetto molto diverso. Edgar, 22 anni, si è comunque ritagliato un ruolo da protagonista assoluto, culminato con una prestazione straordinaria nella parte finale della 24 Ore di Le Mans — la 94ª edizione della classica di La Sarthe — che ha consegnato a TF Sport la quarta vittoria nella corsa francese. Un palmares che parla da solo.

La prima gara stagionale ad Imola aveva già prefigurato il livello di equilibrio che avrebbe caratterizzato l’intera categoria. Edgar e Catsburg — con Blake McDonald nel ruolo di sostituto dello squalificato Keating — hanno centrato il secondo posto per appena un quarto di secondo dalla vittoria, in una gara che poteva tranquillamente finire in mano a un protagonista inatteso. Garage 59, alla sua prima presenza nel WEC, aveva dominato la scena: Tom Fleming aveva firmato la pole position con la McLaren 720S Evo condivisa con Marvin Kirchhöfer e Antares Au, e la vittoria sembrava destinata a quella vettura fino a quando un problema all’alternatore, a meno di trenta minuti dalla bandiera a scacchi, non ha vanificato tutto. Un colpo durissimo per un team che aveva dimostrato di avere la velocità per battere tutti fin dall’esordio.

A beneficiarne è stato il BMW M4 Evo numero 69 di Team WRT, con Anthony McIntosh, Parker Thompson e Dan Harper bravi a capitalizzare la sfortuna altrui e a respingere il forcing finale di Catsburg nel tracciato dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari. Un successo che conta, anche se la stagione successiva per il terzetto WRT non è stata priva di ombre: zero punti sia a Spa che a Le Mans, prima del secondo posto in Brasile che ha tenuto in vita le ambizioni iridate.


Garage 59 ha trovato il riscatto immediato in Belgio, nella seconda prova stagionale sulle strade delle Ardenne: una penalità nel finale inflitta alla Ferrari numero 21 di VISTA AF Corse ha consegnato il successo all’equipaggio britannico alla sua seconda gara nel campionato. Dopodiché, però, è stata Corvette a monopolizzare la scena. La vettura numero 34 di Racing Team Turkey by TF — affidata a Charlie Eastwood, Salih Yoluç e Peter Dempsey — ha replicato il risultato della vettura sorella a Le Mans anche in Brasile, portandosi a pari punti con il BMW numero 69 di Team WRT in classifica costruttori. Un segnale preciso: quando Corvette è in forma, è difficile da battere.

Guai a dimenticare Manthey, però. Il campione in carica — imbattuto nei precedenti titoli LMGT3 — non ha ancora vinto nel 2026, spesso costretto a rimontare dall’indietro dopo qualifiche non brillanti, ma la Porsche 911 GT3 R numero 92 di Richard Lietz, Riccardo Pera e Yasser Shahin ha accumulato tre terzi posti consecutivi tra Imola, Spa e Interlagos. Una costanza di rendimento che, a quattro gare dalla fine, vale oro quanto una vittoria: chi pensa che Manthey sia fuori dai giochi probabilmente non ha ancora capito come funziona questo team.

Tra le altre realtà della categoria, Akkodis ASP ha mostrato con la Lexus RC F una velocità di punta notevole — il secondo posto a Le Mans ne è la prova — ma ha pagato caro i problemi di affidabilità nei round iniziali, accumulando un ritardo in classifica difficile ma non impossibile da recuperare. Aston Martin ha invece centrato un podio con ciascuna delle sue Vantage AMR, con Mattia Drudi che si è preso la soddisfazione di firmare la pole position per la 24 Ore di Le Mans per il secondo anno consecutivo: un dettaglio che racconta la competitività della casa britannica nelle qualifiche. La Ferrari 296 Evo numero 21 di VISTA AF Corse — con Alessio Rovera, Simon Mann e François Hériau — ha mantenuto un profilo relativamente basso rispetto alle aspettative da campione uscente, ma ha comunque portato a casa punti con regolarità, anche dopo lo sfortunato epilogo belga.

Ancora a secco di podi nel 2026 Proton Competition con le Ford Mustang e Iron Lynx con le Mercedes-AMG, anche se entrambe le squadre hanno dimostrato di avere il potenziale per salire sul podio in qualsiasi momento, rendendo il finale di stagione ancora più imprevedibile. Il prossimo appuntamento è il Lone Star Le Mans al Circuit of The Americas di Austin, in programma dal 4 al 6 settembre: quattro round al termine, oltre cento punti ancora in palio, e una classifica che può essere riscritta molte volte prima della bandiera a scacchi finale.

Il WEC 2026 in classe LMGT3 è tutto tranne che deciso. E il bello deve ancora venire.


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