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WEC Imola 2026: Ferrari punto di riferimento, Cannizzo carica il Cavallino

Il responsabile Endurance spiega la strategia Ferrari tra evoluzione tecnica e pressione da campioni del mondo

Il via della stagione 2026 del FIA World Endurance Championship a Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari porta inevitabilmente sotto i riflettori la Ferrari AF Corse, chiamata a difendere i titoli conquistati nel 2025 partendo proprio da casa. Ma all’interno del team il messaggio è chiaro: i successi passati non garantiscono nulla, anzi aumentano il livello di pressione e aspettative.


A sottolinearlo è Ferdinando Cannizzo, responsabile delle vetture Endurance del Cavallino, che definisce Ferrari come il “punto di riferimento” della categoria Hypercar, uno status che non viene vissuto come un peso ma come una spinta ulteriore. L’approccio resta invariato rispetto alla stagione trionfale: massima attenzione ai dettagli, lavoro metodico e capacità di ripartire ogni volta da zero, senza dare nulla per scontato. L’obiettivo dichiarato è estrarre il massimo dal pacchetto gara in ogni appuntamento, costruendo la performance nel tempo più che cercando soluzioni radicali.

Uno degli aspetti chiave della nuova stagione riguarda l’omologazione aerodinamica richiesta da FIA e ACO, che ha imposto una revisione completa delle Hypercar all’interno di una nuova finestra prestazionale. Per la Ferrari 499P, questo ha significato intervenire in modo mirato su fondo, appendici aerodinamiche e gestione dei flussi, mantenendo però intatta la filosofia progettuale. Il lavoro si è concentrato su dettagli apparentemente invisibili, come gurney flap e micro-regolazioni, con l’obiettivo di migliorare comportamento e costanza più che la pura prestazione sul giro secco.

Cannizzo insiste proprio su questo concetto: la performance nelle gare endurance è il risultato di una somma di piccoli elementi, spesso impercettibili all’esterno. Durante l’inverno, Ferrari ha analizzato nel dettaglio ogni gara del 2025, curva per curva e settore per settore, cercando margini di miglioramento nelle aree meno esplorate del set-up. Un lavoro profondo che punta a rendere la vettura più prevedibile e gestibile, soprattutto su circuiti tecnici come Imola, dove il traffico e la gestione gomme possono fare la differenza.

Proprio le nuove gomme Michelin rappresentano una delle principali incognite del weekend. La nuova generazione di Pilot Sport Endurance introduce caratteristiche diverse in termini di warm-up e durata, e Ferrari arriva all’appuntamento con meno chilometri accumulati rispetto ad alcuni rivali. I test svolti tra Qatar e Imola hanno fornito indicazioni positive, ma il lavoro di adattamento non è ancora completo, rendendo la gestione degli pneumatici uno dei fattori decisivi per la gara.


Se dal punto di vista tecnico ci sono variabili nuove, uno dei punti di forza Ferrari resta la stabilità. Gli equipaggi delle vetture ufficiali sono confermati per il quarto anno consecutivo, un elemento raro in una categoria così competitiva. Questa continuità permette al team di lavorare con una base consolidata, sia in termini di comunicazione tra piloti e ingegneri sia nella comprensione del comportamento della vettura. È un vantaggio che può emergere soprattutto nelle fasi più delicate della gara, dove l’esperienza e l’affiatamento fanno la differenza.

Il contesto competitivo, però, si è ulteriormente alzato. L’arrivo di nuovi costruttori come Genesis e gli aggiornamenti portati da marchi come Toyota, Porsche e BMW rendono il campionato ancora più equilibrato rispetto al 2025. Secondo Cannizzo, la stagione sarà caratterizzata da gare estremamente serrate, dove non basterà la velocità pura ma sarà fondamentale la precisione operativa, dalla strategia ai pit-stop fino alla gestione delle variabili meteo e del traffico.

Imola rappresenta quindi molto più di una semplice gara inaugurale. È il primo banco di prova reale per capire gli equilibri di una stagione che si preannuncia apertissima. Ferrari arriva con il ruolo di riferimento, ma anche con la consapevolezza che ogni dettaglio può fare la differenza. E proprio da questa consapevolezza nasce la motivazione che, nelle parole di Cannizzo, può trasformare la pressione in un vantaggio competitivo.

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